'Relazioni tra agricoltura e ambiente' - Rilasciati i dati di un'indagine ISTAT del 2005 sulle pratiche agronomiche e tecniche di allevamento
Dal monitoraggio a livello aziendale delle pratiche agronomiche effettuate, delle modalità di gestione
dell'acqua per irrigazione, di stabulazione del bestiame e di trattamento dei residui della vinificazione
si può ricavare un'idea sommaria dello stato dell'ambiente agrario e di un suo eventuale miglioramento.
La valutazione della variazione del ricorso a tali pratiche ci è possibile grazie al recente rilascio
da parte dell'ISTAT di un documento, che si presuppone di portare alla luce, dai dati statistici
rilevati nel 2005, alcuni indicatori la cui variazione, rispetto alla precedente indagine del 2003,
ci potrebbe consentire di capire quanto l'evoluzione delle tecniche applicate in agricoltura si può
essere riflessa in questi ultimi anni sul miglioramento, o peggioramento dello stato dell'ambiente
agrario.
Molti sono i dati significativi emersi e alcuni di essi sono di seguito sinteticamente riportati:
Nei terreni a seminativo la monosuccessione è praticata solo nel 15,9% dei casi, con un lieve incremento
della rotazione colturale specialmente al centro Italia ed al crescere della dimensione aziendale,
particolarmente al di sopra dei 20 ettari.
Tra le lavorazioni principali del terreno prevale l'aratura, adottata nel 61,1% delle aziende con SAU,
con un incremento del 3,7% rispetto al 2003; essa prevale in pianura e nel 60,8% dei casi, al nord,
questa avviene tra i 20 ed i 40 centimetri di profondità (con una riduzione rispetto alle rilevazioni
del 2003). L'aratura è effettuata in maggiore percentuale al sud (63,3% delle aziende con SAU) e qui
ha profondità inferiori ai 20 centimetri nel 31% dei casi; essa è praticata solo nell'1,9% dei casi
nei terreni in forte pendenza, mentre in terreni dello stesso tipo la ripuntatura come lavorazione
principale è effettuata solo nell'1,7% dei casi.
La ripuntatura è più frequente al centro e su terreno pianeggiante, ma è al nord che supera in maggior
percentuale i 40 centimetri di profondità, così come è al nord come già notato sopra è più frequente
l'aratura tra 20 e 40 centimetri.
La lavorazione minima e la non lavorazione come lavorazione principale sono praticate nel 14,4%
delle aziende, prevalentemente in montagna (25,4% delle aziende) ed al nord (23% delle aziende con SAU)
ed in generale è effettuata nel 40,3 % dei casi dei terreni in leggero declivio e nell'11,3 % dei casi
di terreni in forte pendenza.
Tra le pratiche agricole di copertura del terreno con funzioni di protezione dall'erosione del suolo,
l'inerbimento controllato risulta praticato prevalentemente dalle aziende di piccola e media dimensione
e, come la pacciamatura, maggiormente al nord, mentre al sud prevale il sovescio. Tutte queste pratiche
sono più diffuse in pianura ed in parte in collina.
L'irrigazione prevale al nord ed in pianura (in forma di scorrimento superficiale, infiltrazione
laterale e sommersione). L'irrigazione avviene complessivamente nel 37,5% dei casi per aspersione
(con prevalenza di questo sistema al centro: 72% dei casi), mentre nel 30,5% dei casi essa avviene
per scorrimento e nel 20,6% per microirrigazione (nel 54,1% dei casi questo metodo è adottato al sud).
Settore zootecnico: In montagna ed in collina i bovini sono allevati prevalentemente in stabulazione
fissa e tra le aziende con bovini in stabulazione il pascolamento ne interessa il 48,3%; esso
aumenta da nord verso il sud d'Italia e prevale nelle zone di montagna (79,3%) e complessivamente interessa
per almeno 1 mese il 29,8% dei capi in stabulazione.
Suini: Il 57,7% dei capi sono allevati in stabulazione senza lettiera e con sistemi di rimozione
rapida del liquame, per una percentuale di aziende di solo l'8%, mentre il 64,4% delle aziende
alleva i suini senza lettiera e senza rimozione rapida del liquame (36,7% dei capi allevati).
Per quanto riguarda i residui di lavorazione delle uve, che in alcuni casi possono rilasciare residui
di rame (metallo pesante) nel suolo, essi sono trattati dal 96,8% delle aziende e nel 44,85% dei casi
sono compostati, o distribuiti direttamente sul suolo, con prevalenza dello spandimento diretto nelle
piccole aziende (80% nelle aziende con meno di 3 ettari) e solo nell'1,8% dei casi si ha l'incenerimento
per produrre energia.
Per una precisa valutazione dell'impatto delle pratiche agricole sull'ambiente bisogna notare
mancano alcuni dati, tra cui quelli relativi alla gestione dei residui dei fitofarmaci e dei loro
contenitori, ed eventualmente al tipo di fitofarmaci maggiormente utilizzati.
In ogni caso questi dati hanno un notevole interesse dal punto di vista statistico circa l'evoluzione
dell'agricoltura italiana, mentre per quanto riguarda l'impatto dell'agricoltura sull'ambiente più che
trarre delle valutazioni è opportuno lasciare il lettore nella condizione di farsi una sua idea personale
e trarre delle sue conclusioni su quelli tra i valori sopra indicati, che abbiano a suo parere
maggiore significatività nel determinare il rapporto tra agricoltura ed ambiente e quanto questo rapporto
sia attualmente più, o meno positivo.
Fonte/i: Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) - 28 gennaio 2008
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 20 febbraio 2008
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