Buone pratiche agricole e conservazione della biodiversità: nuove sfide per l'agricoltura da esportazione
Autori: Nicolás Gálvez, Rolando Rojas, Cristián Bonacic
Indice degli argomenti trattati nei paragrafi:
- Premessa
- Problematica globale
- Problematica locale
- Globalizzazione e mercati
- Competitori e conservazione della biodiversità
- Alcuni risultati delle ricerche in corso
- Sfide future
Il Cile è stato un paese altamente innovatore nel settore delle esportazioni
silvo-agro-zootecniche e costantemente affronta nuove sfide. Il mantenimento di una posizione di leader
nel settore delle esportazioni non dipende solo da buone tecniche di commercializzazione e dalla qualità
del prodotto, attualmente nuove sfide si aggiungono a quelle già note come ad esempio la tracciabilità,
problematiche del lavoro, ecc. .
La conservazione dell'ambiente ed i protocolli di tutela della biodiversità su
scala di podere agricolo vengono progressivamente integrati nelle tematiche tradizionali di gestione
delle colture, dei frutteti, dell'allevamento e negli altri settori affini. In questo articolo si esaminano
le innovazioni nei metodi di studio e misura della conservazione della biodiversità su scala di podere
che possono essere utili al momento di certificare i prodotti rispetto a protocolli internazionali.
La nostra Facoltà ed in particolare il laboratorio di ricerca 'Fauna Australis'
sviluppò questa linea di ricerca nel 2001, in tenute agricole della zona centrale del Cile prendendo come
base le esperienze ed i lavori del programma 'Farmland and Wildlife' (terreno agricolo e vita selvatica)
della Università di Oxford (Wildlife Conservation Research Unit – Unità di Ricerca sulla Conservazione
della Vita Selvatica).
Esiste un movimento mondiale a favore della certificazione delle buone pratiche agricole
(BPA) come requisito per poter accedere ai mercati più esigenti e ciò implica competenze e sfide
importanti per gli esportatori frutticoli cileni, i quali hanno già raggiunto il riconoscimento
della qualità per molti dei loro prodotti rispetto ai detti mercati.
Le BPA sono un elemento di competitività, che permette al produttore di differenziare
il suo prodotto rispetto agli altri offerenti, con tutte le implicazioni economiche che ciò
presuppone: maggiore qualità, accesso a nuovi mercati, consolidamento delle posizioni di mercato
già acquisite, riduzione dei costi, ecc. . Per i paesi dell'America Latina e del Golfo Caraibico,
le Buone Pratiche Agricole costituiscono una sfida ed un'opportunità, giacchè dal loro rispetto
dipenderà l'accesso dei loro prodotti agro-zootecnici ai mercati con maggiore sensibilità verso
le tematiche ambientali e con crescente esigenza rispetto alla qualità (FAO, 2004).
Esistono vari protocolli di BPA, senza dubbio l'EUROPGAP e il 'Nature's Choice', entrambi
europei, contengono punti specifici riguardanti la conservazione della biodiversità. Nonostante
tuttora le esigenze di conservazione della biodiversità sono di minore rilievo, esse stanno
aumentando nel tempo e sono senza dubbio il genere di requisiti meno conosciuti da parte del
settore produttivo nazionale.
La relazione tra conservazione della biodiversità ed agricoltura nel nostro paese mostra
una mancanza di informazione (o di diffusione di questa) riguardo temi come il controllo biologico
degli invertebrati, gli effetti delle pratiche agricole sulla vita silvestre, la rilevanza
degli uccelli insettivori nel controllo dei parassiti e le caratteristiche degli habitat che
aumentino la densità di popolazioni di specie utili all'agricoltura.
Problemática globale
La conservazione della biodiversità nel contesto mondiale ha acquisito importanza
nelle ultime tre decadi, arrivando tra l'altro ad incidere sulla domanda di prodotti
silvo-agro-zootecnici. Tutto ciò è dovuto principalmente all'allarmante aumento del tasso
di estinzione di specie, alla degradazione di ecosistemi ed a popolazioni con problemi di
conservazione.
Secondo la IUCN (2006), il numero di specie conosciute in pericolo di estinzione arriva
a 16.119, includendo il 25% dei mammiferi, il 33% degli anfibi, il 13% degli uccelli e il 25%
delle conifere nel mondo. Si considera che la frammentazione e la perdita di habitat è la
causa principale dell'aumento del tasso di estinzione nelle ultime decadi (Davies et al., 2001).
La trasformazione di boschi e boscaglie in terreni agricoli, praterie e zone urbane è il
principale fattore di modifica ambientale nei paesi sudamericani, provocando la perdita di
habitats, con la conseguente perdita di biodiversità (Díaz, 2002).
Problemática locale
Il Cile centrale è stato denominato centro di biodiversità o “Hotspot” (Conservation
Internacional, 2004). Questa denominazione si riferisce ad ecosistemi che hanno un alto grado
di endemismo e che a loro volta sono soggetti ad una elevata pressione umana, come è il caso
della zone centro-meridionale del Paese dove viene sviluppata la maggior parte dell'attività
agricola destinata all'esportazione. Una delle caratteristiche più importanti del patrimonio
naturale cileno è l'alto grado di endemismo che può riguardare fino al 52% della flora del
Cile continentale (Arroyo y Cavieres, 1997) ed il 66% dei coleotteri (Simonetti, 2001).
Globalizzazione e mercati
Uno degli aspetti chiave del processo di esportazione cileno è stato
la globalizzazione e l'inserimento del nostro paese nel contesto internazionale e
l'aspirazione ad essere un paese sviluppato e membro della OECD.
Le dette aspirazioni obbligano che il Paese firmi accordi di libero commercio, però a
sua volta rispetti i protocolli di protezione dell'ambiente.
Per questo motivo il Cile sottoscrisse la Convenzione per la Biodiversità (CBD) nell'anno
1992 impegnandosi a sviluppare politiche ed azioni finalizzate alla protezione della flora,
della fauna e degli ecosistemi naturali, i quali forniscono molteplici benefici alla società
ed in particolare all'agricoltura attraverso i servizi ecosistemici. Uno degli obiettivi
della Convenzione per la Biodiversità per il Cile è proteggere almeno il 10% di ciascun
ecosistema. La zona centrale del Cile protegge solo lo 0,37% del bosco sclerofilo all'interno
del sistema delle aree protette (Luebert, 1998). Tutto ciò chiaramente non è sufficiente,
per questo motivo la conservazione dei margini delle coltivazioni, dei fiumi e degli ambienti
non produttivi, all'interno del settore agricolo, zootecnico e forestale è anch'essa una
necessità primaria.
Il sorgere di requisiti di conservazione della biodiversità
al fine della certificazione e dell'esportazione è una grande opportunità perchè la
biodiversità sia valorizzata e protetta dal settore privato. Questo è un chiaro esempio
di sinergia tra produzione e conservazione e non necessariamente un antagonismo.
La esistenza di protocolli che includano la biodiversità avvantaggia il produttore, il
quale può certificarsi, e la conservazione della biodiversità, perchè eventualmente potrebbe
aumentare la percentuale di aree protette ben oltre quella determinata dall'esistenza del
sistema statale di protezione
(
Áreas Silvestres Protegidas del Estado de Chile - SNAPE).
Competitori e conservazione della biodiversità
Le nuove sfide di conservazione della biodiversità su scala di podere sono state prese molto
sul serio dai nostri competitori a livello mondiale. E' così che paesi come il Sudafrica, la Nuova
Zelanda, la California, tra gli altri, hanno sviluppato ricerca, associazione di produttori e un forte
sostegno governativo per procedere nella messa a punto di metodologie di valutazione della biodiversità
e implementazione di tecniche di conservazione su scala di podere.
Esistono raggruppamenti di specialisti nel campo della biodiversità e produttori agro-zootecnici
e con essi industrie come quella del vino che cooperarono per stabilire e monitorare piani di conservazione
specifici in ciascun podere che desideri aderire all'iniziativa.
Il Sudáfrica in particolare, nel settore dell'industria vinicola, conta sulla
(
'Biodiversity and Wine Initiative' -
Iniziativa Biodiversità e Vino - www.bwi.co.za). La California attraverso il suo dipartimento di
conservazione dispone di un fondo denominato 'Agricultural Conservation Easement', per la la conservazione
su scala di podere che già ha speso 23 milioni di dollari negli ultimi anni. A livello dei produttori
che riforniscono i dettaglianti ai quali anche il Cile esporta troviamo il 'Farming and Wildlife Advisory
Group' che ha realizzato una rete di produttori e piani di conservazione in poderi della Gran Bretagna
(
www.fwag.org.u). Infine vi è
il Wildlife Choice del dettagliante TESCO (promotore del Nature´s Choice) della Gran Bretagna che sta
portando avanti uno studio pilota della biodiversità e produzione agrícola in 7 tra i poderi suoi fornitori
(
www.wildlifechoice.co.uk).
Non si deve pensare che la conservazione della bioversità su scala di podere
sia collegata solo con l'agricoltura biologica. La conservazione della biodiversità in poderi agricoli
è indirizzata alla gestione dei margini delle coltivazioni e zone senza valore produttivo diretto,
all'interno sia di sistemi tradizionali, che intensivi di tipo 'rivoluzione verde', che tendano a
integrare criteri di conservazione nell'ambito delle loro pratiche colturali abituali.
Presentiamo a seguire alcuni risultati
delle ricerche in corso:
Conservazione della Biodiversità: proposta metodológica e studio di un caso
di rispetto delle Buone Pratiche Agricole (BPA) secondo gli schemi EUREPGAP e NATURE´S
CHOICE (Gálvez, 2003)
Potenziale di conservazione della biodiversità in sistemi intensivi nel Cile
Centrale (Gálvez et al., in corso)
Nell'anno 2003 sono stati analizzati 9 poderi con produzione frutticola da
esportazione. E' stato osservato che gli elementi più importanti per la conservazione
di flora e fauna nei poderi agricoli, corrispondevano agli spazi non coltivati: bacini
idrici artificiali, canali, margini delle coltivazioni ed elementi particolari di
ciascun podere come colline, gole e rive di ruscelli. Per quanto riguardo la ricchezza
e l'origine delle specie sono state trovate un totale di 246 specie di piante, delle
quali 85 erano specie autoctone, il 32% delle quali (n=27) furono classificate come
endemiche del Chile. Inoltre, fu determinato che il 9% delle piante osservate era
compresa in qualche categoria di flora protetta (una specie in pericolo di estinzione,
venti vulnerabili ed una rara). Per quanto riguarda la fauna, furono registrate un
totale di 53 specie di uccelli e fu osservata una correlazione positiva, significativa,
tra ricchezza di uccelli e ricchezza di piante autoctone.
In due dei poderi furono rilevate tutte le piante autoctone ed endemiche, ciò
a causa del fatto che in essi erano presenti colline con boscaglia sclerofila.
Si è potuto apprezzare come la vegetazione autoctona, endemica e/o compresa in qualche
categoria di flora protetta si concentra in queste colline (Figura 1), dimostrando
l'importanza di questi elementi nel paesaggio agricolo nazionale (Figura 2).
Inoltre entrambi i poderi confinano con fiumi principali che incidono molto sulla
conservazione delle specie.
Figura 1. Importanza di colline (cerros) con vegetazione
autoctona (nativa) nella matrice agricola (percentuale di piante autoctone, endemiche
e/o con problemi di sopravvivenza osservate su colline poste all'interno di poderi agricoli)
Figura 2. Colline con vegetazione autoctona (a sinistra)
all'interno di una matrice agricola (a destra)
Studio comparativo della biodiversità tra un podere agricolo e una zona tampone di
un'area silvestre protetta, comune di Pirque, Santiago, Cile (Rojas, 2006).
Nell'anno 2006 è stato realizzato uno studio comparativo di piante e coleotteri tra i margini
di transito di un podere agricolo e un settore confinante con un'area silvestre protetta, posta
nel comune di Pirque, nella Regione Metropolitana di Santiago (Cile).
L'ordine dei coleotteri, del quale sono state descritte in Cile 3500 specie, si è adattato ad una
grande varietà di habitat ed il suo regime alimentare si è differenziato in una elevata quantità di
specializzazioni: fiori, frutta, sementi, radici, fusti, o fogliame di alberi.
Vi sono numerose specie che si comportano
da predatori naturali, degradano la sostanza organica, o contribuiscono all'impollinazione; per
questo motivo l'ordine dei coleotteri può influenzare negativamente, o positivamente la stabilità
degli agro-ecosistemi.
In estate, nella fascia tampone vicina alla
Riserva Nazionale Río Clarillo, nella quale era stata evidenziata la presenza di un 93% di piante
autoctone, la famiglia di coleotteri più rappresentata fu la Tenebrionidae (78%), al cui interno
il genere Nycterinus fu il più catturato; quest'ultimo è endemico del Cile (Peña, 2001).
In autunno, lungo i margini del podere agricolo, avente un 78% di piante esotiche, la famiglia
Carabidae, la quale è composta di predatori naturali, aumentó drasticamente da un valore del 42%
all'88% (Figura 1). Questa modifica fu causata dal taglio dell'adiacente coltivazione di erba medica,
dove non si utilizzavano fitofarmaci e abitavano gli insetti che ricolonizzarono il detto margine del
podere, dimostrando così che i bordi con vegetazione possono aiutare la permanenza di insetti utili
all'agricoltura. Tuttavia in altri studi è stato dimostrato che la presenza di infestanti ai margini
delle coltivazioni potrebbe essere fonte di inoculo, o vettore di malattie (Apablaza, 2003).
In conseguenza di quanto qui riportato, diviene indispensabile realizzare studi dove i bordi
vegetazionali siano costituiti di specie autoctone, aggiungendo coleotteri endemici e/o utili
all'agricoltura, man mano che si includono nuove aree destinate alla conservazione della biodiversità.
Figura 3. Confronto, sulla base della ricchezza di famiglie di coleotteri e
loro abbondanza in diverse epoche dell'anno (verano=estate; otoño=autunno), tra un podere in produzione
(predio agricola) ed un'area silvestre protetta (percentuale di presenza di Carabidi e Tenebrionidi in
zone di transito di terreni agricoli e nel settore adiacente ad un'area protetta, in due diversi
periodi dell'anno).
Più nel dettaglio il grafico rappresenta la percentuale di presenza delle famiglie Carabidae e Tenebrionidae
ai margini di un podere e in un settore prossimo ad un area protetta in due diverse epoche dell'anno).
Sfide future:
Un problema centrale con riferimento al rispetto di questi requisiti e che può causare problemi
in futuro, è la disparità riguardo i criteri applicati attualmente a queste materie da parte dei
produttori. Ogni produttore, o consulente interpreta le esigenze ed elabora rapporti, rispettando
testualmente i requisiti, senza analizzare le implicazioni riguardanti la conservazione della
biodiversità.
E' necessario siano informati i sistemi produttivi affinchè elaborino i loro piani
di gestione conformemente a riferimenti che abbiano validità nel contesto attuale e che si possano
integrare ad altri aspetti dei loro sistemi produttivi (per esempio la gestione integrata dei
parassiti), in modo che non aumentino i loro costi produttivi, ma piuttosto diminuiscano, con
il fornire una maggiore stabilità all'agro-ecosistema e al diminuire della necessità di applicazioni
di antiparassitari.
Con i risultati ottenuti nelle nostre ricerche consideriamo che sia necessario realizzare
un catasto dei poderi in cui siano applicati i protocolli BPA, che contengano elementi come colline
e margini di ruscelli. Inoltre risulta importante proteggere questi spazi rispetto agli incendi
forestali, alla caccia illegale ed all'introduzione di specie esotiche, come anche incentivare
l'uso di piante endemiche per piani di riforestazione e per l'inserimento ai margini dei terreni
agricoli. Inoltre è necessario rendere compatibili i criteri di conservazione della biodiversità
con gli aspetti produttivi nella presa di decisioni, specialmente con riferimento a specie autoctone
che possano essere utili per l'agricoltura nelle diverse condizioni agro-ecologiche del Paese.
L'adeguato rispetto delle Buone Pratiche Agricole attraverso l'adozione di piani di gestione
della conservazione della biodiversità permette di generare una situazione positiva per i produttori
e per la protezione dell'ambiente (win-win). Per un lato i produttori ottengono di differenziare
le loro produzioni, stabilizzare la loro presenza sui mercati, o accedere a mercati sempre più
esigenti e a loro volta le zone dell'area mediterranea del Cile contribuiscono al rispetto degli
obbiettivi del piano nazionale di conservazione della biodiversità e la convenzione sulla
diversità biologica, a livello internazionale.
L'articolo è stato qui riprodotto su autorizzazione dei suoi autori:
Nicolás Gálvez, Rolando Rojas, Cristián Bonacic, i quali operano presso il laboratorio di ricerca
'Fauna Australis' della Pontificia Università Cattolica del Cile.
(Articulo reproducido bajo autorizacion de sus autores:
Nicolás Gálvez, Rolando Rojas, Cristián Bonacic, los cuales trabajan en el laboratorio 'Fauna
Australis' de la Pontificia Universidad Catolica del Chile).
--->
Gli autori segnalano i seguenti links di approfondimento del tema trattato:
Riferimenti bibliografici: Arentsen J. O. 2003. Buenas Prácticas Agrícolas:
Un cambio urgente y necesario. Revista de Extensión de la Facultad de Agronomía e Ingeniería
Forestal, Pontificia Universidad Católica de Chile, 18: 15-17. Andrews J. Y M. Rebane. 1994.
Farming and Wildlife: A practical management handbook. The Royal Society for the Protection of
Birds, Bedfordshire. 357pp. Arroyo, M. T. K. y L. Cavieres. 1997. The mediterranean type-climate -
what do we know and how can we assuer its protection?. Noticiero de Biología 5(2): 48-56. Benoit I. C.
(Ed). 1989. Red Book on Chilean Terestrial Flora. Chilean Forest Service (CONAF),
Santiago. 151pp. Benton T. G., J. A. Vickery y J. D. Wilson. 2003. Farmland Biodiverstity: is
habitat heterogeneity the key. TRENDS in Ecology and Evolution. 18 (4): 182-188. Conservation
International, 2004. Biodiversity Hotspots: Central Chile. Davies, K., C. Gascon, y C. Margules. 2001.
Habitat Fragmentation: consequences, management and future reaserch priorities..
En: M. Soulé & G. Orians, eds., Conservation Biology: research priorities for the next decade.
Island Press, Washington D.C. pp 81-93. Mace, G., J. Baillie, S. Beissinger, y K. Redford. 2001.
Assesment and Management of Species at Risk. En: M. Soulé & G. Orians, eds., Conservation Biology:
research priorities for the next decade. Island Press, Washington D.C. pp 11-25.
McNeely J., M. Gadgil, C. Leveque, C. Padoch, y K. Redford. 1995. Human Influences on Biodiversity.
En: Heywood, V., ed., Global Biodiversity Assesment. Published for the United Nations Environment
Programme, Cambrige University Press, Cambrige. pp 711-821. Simonetti, J.A. 2001. La biodiversidad
de países extra tropicales: El caso de Chile, Recuadro III. 4.a..
En Rozzi R., R. Primack, P. Feisinger, R. Dirzo y F. Massardo, eds., Fundamentos de conservación
biológica: Perspectivas latinoamericanas. Fondo cultura económica, México, D.F.. pp115-116.
WildCRU review, 1996. Agricultural Ecosystems. Macdonald D., y F. Tattersall, eds.,
George Street Press, Stattord. pp. 77-120. Wilson E. O. 1992. The Diversity of Life.
W. W. Norton y Company, Inc, New York. 424pp.
Data di pubblicazione dell'articolo: 24 agosto 2007.
Autore dell'articolo:
Fonte/i:
Sito fonte:
Pubblicato da Agrolinker, in data 29 ottobre 2007; Traduzione di Luca Federico Fianchini.
I commenti per questo articolo sono stati chiusi.
Alcuni articoli tematicamente collegati
If a reasearch from your equipe has been reviewed into this article and you realize there is a lack in our source-reporting, feel free (->)to send by email (e.g.) a WebSite address referring to the research/ers (specifying the web-address of this article), so that they could be linked (note: sometimes are also links within the article).
Every report about outdated links and articles will be pleased as well.
- Please, don't send curricula and not related data.