In California le zone incolte, le fasce tampone e le zone umide sono accusate di favorire la produzione di ortaggi microbiologicamente insalubri
La California è nella confederazione nord-americana uno dei principali produttori di ortaggi e frutta.
Nonostante la florida attività di questo settore gli agricoltori dediti alla coltivazione di ortaggi a foglia si troverebbero
in molte situazioni di fronte alla scelta difficile di rinunciare a pratiche di agricoltura conservativa (nota 1), per fare
in modo che i prodotti soddisfino gli standard di qualità richiesti dal mercato all'ingrosso di queste produzioni. Questo
problema emerge da un'indagine realizzata da un'associazione di orticoltori della California centrale, i cui risultati sono
stati pubblicati nel numero di aprile-giugno della Rivista 'California Agriculture'.
Lo studio pone in luce un problema locale che vede confliggere le esigenze dei produttori con quelle dei grossisti di prodotti
orticoli. Infatti alcune pratiche di agricoltura conservativa messe in atto in California sono accusate di essere causa di una
più frequente produzione di derrate alimentari a rischio sotto l'aspetto del contenuto di microrganismi nocivi alla salute
umana (Escherichia coli). Tra gli alimenti più colpiti dalle contaminazioni vi sarebbero le verdure a foglia (lattuga,
scarola, endivia, spinaci, cavoli, cardi, ecc).
Lo indagine è stata condotta inviando per posta 600 questionari a produttori di colture ortive irrigate e coltivate in file.
Solo il 13% degli agricoltori intervistati ha fatto ricorso a pratiche di agricoltura biologica su tutta la superficie
aziendale, mentre l'86% di essi ha seguito pratiche di agricoltura convenzionale su tutta la superficie, o su parte di essa.
Il 91,1% delle aziende oggetto di questo test applicava pratiche di agricoltura conservativa e l'80% di esse seguiva anche
un disciplinare con norme agronomiche idonee a tutelare le acque dall'inquinamento. La pratica di agricoltura conservativa
la più attuata (72,1%) è stata la coltura intercalare di copertura (cover cropping).
Questa indagine ha posto in luce che in seguito all'applicazione di queste pratiche rispettose dell'ambiente agrario, l'8%
delle produzioni locali di ortaggi a foglia hanno presentato requisiti di salubrità che non soddisfacevano alcuni aspetti
normativi volti a limitare il verificarsi di intossicazioni alimentari, prefissati nel 2007 dalle organizzazioni che
riuniscono il 99% dei grossisti di ortaggi.
I grossisti si sono infatti impegnati a raccogliere prodotti solo da aziende orticole che rispettino un documento sulla
salubrità degli alimenti ('Metrics'), oggetto di continuo aggiornamento da parte di tutte le organizzazioni portatrici
di interessi legati alla filiera di queste produzioni. Inoltre alcuni grossisti hanno implementato loro specifiche
regole ulteriormente restrittive.
Tutto ciò ha reso complesso per gli orticoltori californiani riuscire a produrre ortaggi da fornire a differenti
grossisti contemporaneamente, senza venir meno ad alcune regole dell'agricoltura conservativa e tra queste, in
particolare, al mantenimento di zone incolte, di fasce tampone (nota 2) e di zone umide a ridosso delle colture,
pratiche accusate di essere le principali responsabili delle contaminazioni batteriche.
Conseguentemente il 15% delle aziende intervistate hanno già smesso il ricorso a tali pratiche in modo parziale,
o totale, spesso su consiglio delle imprese che acquistavano i prodotti, o dei certificatori di qualità (auditors),
che attribuiscono loro un punteggio di salubrità delle produzioni sulla base del rispetto delle norme prefissate.
Ma questo fatto non impedisce a molti coltivatori di essere preoccupati che tali modifiche consigliate possano
influire negativamente sull'ambiente; ciò sarebbe confermato da studi che affermano che alcune di queste pratiche
(zone umide artificiali) contribuiscono a ridurre il carico di microrganismi dalle acque di irrigazione in transito
tra la vegetazione perenne.
Gli scienziati agricoli dell'Università della California sono quindi convinti che vi siano delle alternative alla
scelta di scelta di abbandonare le pratiche di agricoltura conservativa.
La soluzione prospettata è di far collaborare tutti i soggetti rappresentativi degli interessi in gioco (scienziati agrari,
organizzazioni attive per la tutela dell'ambiente e la sicurezza degli alimenti e principali imprese dell'industria della
trasformazione alimentare) per mettere a punto degli standard di coltivazione che medino tra i metodi di gestione del suolo
che permettono di produrre alimenti salubri e le pratiche di agricoltura conservativa che tutelano la fertilità dei
suoli e l'equilibrio ecologico dell'ambiente agrario.
Nota 1: L'agricoltura conservativa è costituita da una serie di pratiche agronomiche (es. pacciamatura
nell'interfilare, ricorso alla coltivazione di colture intercalari, sovesci di leguminose, interramento dei residui colturali,
lavorazioni minime, creazione di fasce tampone, mantenimento di zone incolte ai margini degli appezzamenti, riduzione dell'uso di
prodotti chimici, ecc), che riducono l'impatto della tecnica colturale sull'ambiente, particolarmente l'ambiente agrario e
ciò si riflette positivamente sulla fertilità del terreno, che è insieme fertilità chimica, microbiologica e fisica, e
sull''incidenza di gravi infestazioni parassitarie.
Mantenendo le più idonee condizioni del suolo si favorisce la permanenza di una condizione strutturata delle componenti più fini
del terreno, idonea alla sopravvivenza dei microrganismi, che al suo interno svolgono importanti funzioni e contemporaneamente
vengono conservate le condizioni ottimali per lo svolgimento di tante reazioni chimiche che sono alla base della disponibilità
degli elementi nutritivi, essenziali per la crescita delle colture.
In breve l'agricoltura conservativa permette di mantenere un ambiente ottimale per la crescita delle piante e contemporaneamente
ostacola i processi di degradazione del suolo e scorrimento superficiale delle acque, che sono alla base dei fenomeni di erosione,
creando quindi anche condizioni complessivamente favorevoli al mantenimento della biodiversità locale (permanenza di un maggior
numero di specie animali e vegetali nell'ambiente agricolo).
Nota 2: Le fasce tampone sono formazioni vegetali che permettono di filtrare le acque provenienti dai campi,
riducendo l'immissione di sostanze inquinanti nei corsi d'acqua; esse, insieme alle zone incolte ai margini degli appezzamenti, sono
ritenute dai 'Metrics' della California come luoghi idonei ad ospitare organismi animali nocivi alla salubrità degli ortaggi eventualmente
prodotti negli appezzamenti adiacenti.
Fonte/i: 'California Agriculture', aprile/giugno 2008 - 'University of California Agriculture and Natural Resources' (UC ANR) news del 9 aprile 2008
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 23 aprile 2008
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