SCHEDA: Alcuni studi sulla dinamica della ritenzione del carbonio nel suolo
per capire meglio il ruolo del terreno nel contenere il livello di CO2 dell'aria e per altri studi applicativi

Negli ultimi due mesi sono stati presentati da parte della Società Americana di Scienza del Suolo, dalla Società Americana di Agronomia e dall'Università di Davis, California alcuni studi che riguardano ricerche svolte in diverse località dell'emisfero occidentale ed aventi per scopo di identificare le condizioni che più favoriscono un incremento del contenuto di carbonio nel suolo e quindi con l'obbiettivo di indagare la capacità di questo processo biologico di essere di aiuto nel contenere l'accumulo di anidride carbonica nell'atmosfera, gas che contribuisce all'entità dell'effetto serra.

L'anidride carbonica (un composto del carbonio), il vapore acqueo (nuvole), il protossido d'azoto ed i clorofluorocarburi (= tutti gas serra) presenti nell'atmosfera, trattengono parte delle radiazioni infrarosse provenienti dal sole (quelle comprese in specifici intervalli di lunghezza d'onda) e le reirraggiano verso la terra, riscaldando l'atmosfera terrestre. La terra riscaldandosi, come tutti i corpi caldi, emette altre radiazioni (infrarosse), una parte delle quali è trattenuta nell'atmosfera in una quantità dipendente dalla quantità di 'gas serra' presenti in essa, in modo analogo a quanto avviene in una serra di vetro (-> effetto serra).
Tra i gas serra più importanti, l'anidride carbonica (CO2) normalmente è emessa bruciando legna, ma è anche 'riassorbita' dalle piante che, grazie alla fotosintesi, formano nuovo legno; quindi la vita sulla terra è permessa dall'equilibrio tra questi processi, che mantengono, in condizioni normali, la temperatura terrestre costantemente intorno a determinati valori idonei alla vita degli organismi.
Le fonti di ulteriore arricchimento dell'atmosfera in anidride carbonica sono quelle estranee al normale ciclo del carbonio e cioè le riserve accumulate in forma di carburanti fossili (carbon fossile, petrolio, metano) e quelle immobilizzate nel legno delle foreste centenarie. Tutto questo carbonio se venisse liberato determinerebbe un forte aumento dell'effetto serra.
Attualmente molti scienziati, constatato un incremento aumento delle temperature medie degli ultimi anni, ritengono che esso dipenda da un incremento della concentrazione in atmosfera dei 'gas serra'; per questo motivo molte sono le ricerche attivate per ridurre la mobilizzazione di anidride carbonica nell'atmosfera.
I suoli sono quindi un luogo di grande interesse per il potenziale accumulo in essi di carbonio, che con la morte delle piante, in natura, rientra nel suolo per costituirne la frazione organica e le cellule dei microrganismi ed organismi del terreno.

Il primo studio, qui proposto, sull'immobilizzazione del carbonio nel suolo è frutto della collaborazione tra l'Università di Davis – California, quella del Kentuky e 'Agriculture and Agri-Food Canada'. Esso è consistito nel determinare se nel suolo esista un limite di saturazione per il carbonio e per questo motivo sono state attuate, in due diverse località, delle prove durante un periodo di 30 anni.
'Poiché il carbonio rimane nel suolo per lungo tempo in una forma stabile, il suolo protegge, in media, 2/3 del carbonio dell'ecosistema terreno', secondo quanto riferisce la Dr. Haegeun Chung, ricercatrice di post-dottorato del Dipartimento di Scienze Vegetali dell'Università di California, Davis e primo autore dello studio condotto in Kentuky.
Ella sostiene poi che parecchi studi di lungo periodo hanno indicato che, mentre le piante continuano ad aggiungere carbonio al suolo, il carbonio 'sequestrato' od immagazzinato nel terreno cresce proporzionalmente. Ma altre ricerche hanno trovato invece che il livello di carbonio nel suolo non si incrementa, nonostante se ne aggiunga per la decomposizione di sostanza organica vegetale.