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La conservazione della biodiversità nel contesto mondiale ha acquisito importanza
nelle ultime tre decadi, arrivando tra l'altro ad incidere sulla domanda di prodotti
silvo-agro-zootecnici. Tutto ciò è dovuto principalmente all'allarmante aumento del tasso
di estinzione di specie, alla degradazione di ecosistemi ed a popolazioni con problemi di
conservazione.
Secondo la IUCN (2006), il numero di specie conosciute in pericolo di estinzione arriva
a 16.119, includendo il 25% dei mammiferi, il 33% degli anfibi, il 13% degli uccelli e il 25%
delle conifere nel mondo. Si considera che la frammentazione e la perdita di habitat è la
causa principale dell'aumento del tasso di estinzione nelle ultime decadi (Davies et al., 2001).
La trasformazione di boschi e boscaglie in terreni agricoli, praterie e zone urbane è il
principale fattore di modifica ambientale nei paesi sudamericani, provocando la perdita di
habitats, con la conseguente perdita di biodiversità (Díaz, 2002).
Il Cile centrale è stato denominato centro di biodiversità o “Hotspot” (Conservation
Internacional, 2004). Questa denominazione si riferisce ad ecosistemi che hanno un alto grado
di endemismo e che a loro volta sono soggetti ad una elevata pressione umana, come è il caso
della zone centro-meridionale del Paese dove viene sviluppata la maggior parte dell'attività
agricola destinata all'esportazione. Una delle caratteristiche più importanti del patrimonio
naturale cileno è l'alto grado di endemismo che può riguardare fino al 52% della flora del
Cile continentale (Arroyo y Cavieres, 1997) ed il 66% dei coleotteri (Simonetti, 2001).
Uno degli aspetti chiave del processo di esportazione cileno è stato
la globalizzazione e l'inserimento del nostro paese nel contesto internazionale e
l'aspirazione ad essere un paese sviluppato e membro della OECD.
Le dette aspirazioni obbligano che il Paese firmi accordi di libero commercio, però a
sua volta rispetti i protocolli di protezione dell'ambiente.
Per questo motivo il Cile sottoscrisse la Convenzione per la Biodiversità (CBD) nell'anno
1992 impegnandosi a sviluppare politiche ed azioni finalizzate alla protezione della flora,
della fauna e degli ecosistemi naturali, i quali forniscono molteplici benefici alla società
ed in particolare all'agricoltura attraverso i servizi ecosistemici. Uno degli obiettivi
della Convenzione per la Biodiversità per il Cile è proteggere almeno il 10% di ciascun
ecosistema. La zona centrale del Cile protegge solo lo 0,37% del bosco sclerofilo all'interno
del sistema delle aree protette (Luebert, 1998). Tutto ciò chiaramente non è sufficiente,
per questo motivo la conservazione dei margini delle coltivazioni, dei fiumi e degli ambienti
non produttivi, all'interno del settore agricolo, zootecnico e forestale è anch'essa una
necessità primaria.
Il sorgere di requisiti di conservazione della biodiversità
al fine della certificazione e dell'esportazione è una grande opportunità perchè la
biodiversità sia valorizzata e protetta dal settore privato. Questo è un chiaro esempio
di sinergia tra produzione e conservazione e non necessariamente un antagonismo.
La esistenza di protocolli che includano la biodiversità avvantaggia il produttore, il
quale può certificarsi, e la conservazione della biodiversità, perchè eventualmente potrebbe
aumentare la percentuale di aree protette ben oltre quella determinata dall'esistenza del
sistema statale di protezione
(Áreas Silvestres Protegidas del Estado de Chile - SNAPE).
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