Un agronomo texano ibridando centinaia di varietà di Ibiscus sta creando molte nuove varietà resistenti al freddo invernale ed alla siccità

L'Ibiscus è una arbusto ornamentale della famiglia delle malvacee, sempre più diffuso anche nel verde urbano di alcune città italiane, ma essendo una pianta di origine cinese presenta spesso problemi di scarsa resistenza al freddo, per questo alcune sue varietà vengono appositamente selezionate per la resistenza al clima rigido, permettendo un più ampio uso di questa elegante pianta nell'arredo urbano.
Le due specie di Ibiscus più note in Italia sono L'Ibiscus sinensis, più tipicamente a fiori rossi che contrastano con il verde scuro lucente delle foglie e l'Ibiscus siriacus con foglie più chiare fiori lilla con una macchia rossa al centro intorno al pistillo.
Il Dottor Dariusz Malinowski, agronomo presso AgriLife, servizio di ricerca dell'università del Texas ha da ormai 4 anni una passione personale che và oltre il suo ambito operativo professionale: le varietà di Ibiscus resistenti al freddo invernale (winter hardy) e questa sua passione ha finito per essere oggetto di attenzione-promozione da parte del servizio di divulgazione agricola della stessa università che gli ha dedicato un breve articolo.
La ragione di tanta attenzione è il primato. L'agronomo Malinowski ha infatti realizzato ben 500 diversi incroci di Ibiscus, impollinando a mano fiori femminili di 500 varietà con polline proveniente da altrettante cultivar di Ibiscus. Insomma davvero un record giustificato solo dalla passione di un tecnico che nella sua attività professionale opera presso l'università del Texas come specialista in prati e foraggi, ma che ha deciso di fare tesoro del suo vasto bagaglio di preparazione, dedicandosi anche ad un impegno extra nel settore della genetica applicata alla floricoltura.
Le varietà di Ibiscus resistente al freddo presenti sul mercato in Texas sono prevalentemente bianche, rosse e rosa e quindi lo sforzo di Malinowski è stato di creare nuovi colori come il lavanda, o combinazione di vari colori e di creare petali di forma particolare.

Il settore vivaistico e serricolo in Texas vanta un valore di produzione di 2 miliardi di dollari, mentre il complesso dell'industria del verde arriva a 13,5 miliardi di dollari.

Tra gli incroci realizzati il 25-30% hanno già portato alla fioritura delle piante originate dalla semente prodotta nell'incrocio. Tra le piante fiorite sono poi state selezionate 12 nuove varietà con qualità giudicate 'eccezionali'. L'ibiscus in Texas, come in Italia resiste al freddo invernale, ma perde le foglie per poi ricacciare dalle radici la primavera successiva, superata la fase di dormienza delle gemme.
Il problema è adesso disporre di un adeguato numero di piante, generate per talea a partire da piante madri, che in prospettiva dovrebbero raggiungere il numero di 60-100 per ciascuna varietà. Non è infatti ragionevole pensare di propagare una nuova coltivar per seme senza il rischio di perdere le caratteristiche identificative e la prospettiva è quindi di propagare le nuove varietà per coltura di tessuto e successiva micro-propagazione.
Le giovani piantine di ibiscus sono poi sottoposte, all'inizio della primavera, ad alte temperature e giorno lungo per poter anticipare la fioritura da luglio, ad inizio giugno.

Il rilievo assunto in Texas dalla coltura dell'ibiscus è dato dal fatto che questa coltura richiede poche cure e più in particolare ha ridotte esigenze di acqua, in uno stato confederale in cui il clima è molto asciutto e dove questa pianta non presenta particolari problematiche parassitarie. Insomma si tratta di una 'pianta facile' come ammettono gli stessi protagonisti di questa intensa opera di miglioramento genetico, ma questo non riduce il rilievo di un'attività che si colloca all'interno dell'impegno complessivo dell'Università A & M del Texas di promuovere la creazione di nuove varietà di piante non tradizionali, sotto-utilizzate, disponibili per gli operatori del settore floricolo locale.

Fonte/i: Texas A & M University – AgriLife - AgNews Newsteam, 13 agosto 2009

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 22 agosto 2009



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