L'ufficio statunitense dei brevetti rigetta le proteste di una compagnia sementiera, riguardo la mancata registrazione di una varietà di fagiolo, utilizzata da secoli nelle economie povere dell'America Latina

Si riporta di seguito la traduzione del comunicato stampa emesso dal CGIAR, parzialmente rielaborato al fine, si spera, di agevolare la comprensione, da parte del lettore, della vicenda di questa varietà di fagioli, coltivati usualmente in Sudamerica, che sono stati alla base di una vertenza pluriennale, che ha visto alcune importanti organizzazioni internazionali impegnate in difesa del diritto degli agricoltori a coltivarla liberamente.
La procedura descritta è stata tradotta così come riportata e, per quanto essa appaia a tratti complessa, ci permette di capire alcuni interessanti meccanismi di tutela, che sono alla base del funzionamento della registrazione dei brevetti delle nuove costituzioni vegetali negli Stati Uniti.
La sentenza emessa dall'USPTO pare cominciare a delineare dei limiti per quanto riguarda gli ambiti naturali in cui sia possibile, o meno, applicare la registrazione di brevetti.
I brevetti come tali, limitano l'utilizzo di qualcosa che, se naturale, è di proprietà di tutti noi ed in questo caso degli agricoltori, che per secoli hanno coltivato, una varietà, che ora è oggetto di interesse ai fini della registrazione, proprio per il fatto che la sua diffusa coltivazione le conferisce un rilievo economico notevole.
La notizia viene proposta in questo comunicato del CIAT (Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale) indicando che l'Ufficio Statunitense dei Marchi e Brevetti (United States Patent and Trademark Office - USPTO) ha respinto tutte le istanze di protesta presentate da una compagnia sementiera locale per un fagiolo giallo comune, che è alla base dell'alimentazione di molte comunità povere dell'America Latina. Questa notizia è fonte di rallegramento contemporaneamente per coloro che difendono l'economia agricola delle comunità contadine povere e per i portatori delle istanze contrarie alla biopirateria.
Il problema che ha trovato adesso soluzione era sorto nel 1999, quando una compagnia sementiera statunitense era riuscita a brevettare una varietà di fagiolo giallo, conosciuto in Sudamerica anche come 'azufrado', o 'fagiolo Mayocoba'. Questo fatto aveva generato un intenso dibattito riguardante il rischio di abuso del diritto di proprietà intellettuale, situazione che avrebbe potuto portare altre compagnie a registrare, come nuove costituzioni, varietà già esistenti coltivate nei paesi in via di sviluppo ed essenziali nell'alimentazione di popolazioni povere.
Il CIAT, supportato dal CGIAR (Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale) ha condotto la battaglia legale contro l'avvenuto riconoscimento di questa varietà di fagiolo, fino a giungere alla fase del riesame presso l'Ufficio Statunitense dei Marchi e Brevetti (USPTO).
La sentenza dell'USPTO è arrivata dopo una lunga procedura che l'attuale direttore del CIAT Geoffrey Hawtin porta avanti personalmente dal 2001; durante questo periodo gli agricoltori in Messico, Stati Uniti e altri luoghi hanno avuto problemi, per il fatto di aver continuato a coltivare, vendere ed esportare una varietà di fagiolo che coltivavano da generazioni.
Tutto era accaduto quando un signore del Colorado (USA) ha acquistato alcuni fagioli in un mercato in Messico e dopo alcuni anni di coltivazione egli ha segnalato che aveva costituito una nuova varietà di campo, che produceva fagioli che si caratterizzavano, rispetto agli altri, per essere gialli e che egli aveva registrato come “Fagiolo Enola”. Questa registrazione lo aveva abilitato a sfruttare un brevetto che copriva ogni seme di fagiolo ed ibrido derivato da suoi incroci, per un periodo di 20 anni.
Come pone in luce il referente del CIAT, per fortuna la regolamentazione dell'Ufficio Statunitense dei Marchi e Brevetti garantisce che, se esiste della documentazione antecedente alla data di rilascio di un brevetto, che non sia stata valutata in sede di autorizzazione, essa può essere utilizzata per contestare il brevetto rilasciato. Su questa base il CIAT tentò di ottenere un riesame del brevetto 'Enola', il quale fu anche contestato dall'Organizzazione Mondiale per l'Alimentazione (FAO) delle Nazioni Unite e dal gruppo ETC (ex RAFI, Fondazione Internazionale per l'Avanzamento Rurale), un'organizzazione non governativa con sede in Canada, che si dedica alla conservazione ed all'uso sostenibile della biodiversità.
Il 'Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale' (CIAT) è ruscito nell'intento di contestare l'istanza del costitutore che la nuova varietà presentava il carattere unico di essere gialla, fornendo documentazione che dimostrava che nella banca del gene del CIAT esistevano, tra le quasi 28000 varietà di fagiolo conservate, ben 260 che presentavano il carattere fenotipico 'colore giallo'. Almeno 6 delle varietà sulle quali il CIAT ha fornito documentazione apparivano, secondo molti osservatori, identiche al fagiolo di cui era stata contestata la registrazione, sulla base di marcatori colorimetrici e genetici.
Il CIAT ha inoltre fornito documentazione che dimostrava che le istanze presentate al fine di ottenere il riconoscimento del brevetto si basavano su ricerche riguardanti ambiti già ampiamente oggetto di studio nella preesistente letteratura scientifica e quindi le istanze riguardanti incroci di fagiolo non rispettavano nel brevetto i requisiti statutari dell'ufficio brevetti per presenza di 'non evidenza e novità' della nuova costituzione varietale.
In aggiunta il CIAT ha fatto notare che l'intestatario della varietà “Enola” non aveva ottenuto un permesso ad esportare i fagioli dal Messico in cui la detta varietà era precedentemente stata rilasciata al pubblico dal Governo Messicano, negli anni “70. Tuttavia l'intestatario del brevetto si è dato da fare per rafforzarne il valore e ad un certo punto una sua richiesta di un diritto di 0,6 dollari statunitensi per ogni libbra di fagioli gialli venduti negli Stati Uniti ha provocato un'improvvisa diminuzione dell'esportazione di fagioli gialli dal Messico verso gli USA, secondo quanto riportano fonti del Governo messicano.
L'ufficio brevetti statunitense emise una decisione preliminare nel 2003, rigettando tutte le istanze di registrazione del brevetto, con un rigetto definitivo a dicembre 2005. L'intestatario del brevetto presentò un appello all'USPTO e, in base alle regole di questo organismo, la patente rimase valida durante il periodo dell'esame di appello delle sue istanze da parte del BPAI (Comitato di Appello sulle Patenti ed Interferenze). Attualmente il titolare del brevetto 'Enola' può ancora appellarsi contro la decisione dell'USPTO, secondo quanto riferisce il comunicato del CIAT, presso le corti Federali Statunitensi, per arrivare alla fine alla Corte Suprema, attivando però una costosa procedura, nel caso egli decida di perseguirla.
A sostegno dei diritti del costitutore di nuove varietà, il direttore del CIAT indica che l'ente da lui diretto riconosce il diritto delle grandi compagnie e dei singoli imprenditori a registrare quelle che realmente sono nuove innovazioni agricole. Ma quando sono coinvolte nel processo di registrazione colture alimentari, particolarmente quelle che sono state utilizzate per anni dagli agricoltori, i governi avrebbero il compito di assicurare che le innovazioni di cui si richiede la registrazione siano delle scoperte aventi caratteristiche chiaramente distinte e innovative ed inoltre che i materiali vegetali utilizzati nella ricerca e nello sviluppo delle nuove varietà siano stati ottenuti in rispetto delle leggi. Egli sostiene infine che i ricercatori agricoli hanno la responsabilità di assicurare che le pubblicazioni di documentazione siano facilmente disponibili per gli esaminatori del brevetto.
I funzionari del CIAT erano preoccupati, all'inizio di questo loro ricorso che, a fronte dell'impatto economico immediato, provocato dal rilascio del brevetto 'Enola', si sarebbe potuto stabilire, in senso più esteso, un precedente minaccioso di pubblico accesso al germoplasma vegetale, il materiale genetico che comprende le caratteristiche qualitative ereditate da un determinato organismo, affidate per la conservazione al CIAT e ad altri centri di ricerca posti in tutto il mondo.
La banca genetica del CIAT è una delle 11 mantenute dal CGIAR, dove materiali colturali, come semi, steli e tuberi sono tenuti in affidamento sotto incarico della Organizzazione Mondiale per l'Alimentazione (FAO) delle Nazioni Unite. La banche genetiche ospitano un totale di 600.000 varietà vegetali, in collezioni pubblicamente accessibili, che possono essere viste come il pilastro degli sforzi globali di conservazione della biodiversità agricola e di mantenimento della sicurezza alimentare mondiale. I genetisti che si occupano di incroci vegetali nel settore pubblico e privato cercano costantemente di avere accesso a queste risorse che sono loro utili per sviluppare nuovi tipi di varietà colturali, particolarmente quando quelle esistenti sono minacciate da insetti, o malattie.
Come afferma Victoria Henson-Apollonio, Direttore del Servizio di Consulenza Centrale sulla Proprietà Intellettuale (CAS-IP) del CGIAR, ufficio incaricato di assistere i centri di ricerca del CGIAR (come ad esempio il CIAT) in materia di proprietà intellettuale: 'Si spera che questo caso possa aiutare a guidare future rivisitazioni delle procedure di domanda dei brevetti e future azioni preventive da parte dei centri di ricerca del CGIAR, cosicché gli agricoltori che abbiano coltivato una data varietà per oltre 100 anni non si possano svegliare un giorno e scoprire che le loro colture tradizionali sono improvvisamente diventate proprietà intellettuale di qualcun altro'.
La sfida sui brevetti del CIAT è parte dello sforzo attuale del CGIAR per assicurare che le istanze di riconoscimento della proprietà intellettuale, riguardanti materiale vegetale, non sembrino falsamente di voler privatizzare materiali già di utilizzo ampiamente diffuso. La sfida è stata appoggiata dalla FAO e dal Comitato per le Politiche delle Risorse Genetiche del CGIAR.

Informazioni sul CGIAR

Il Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR), fondato nel 1971, è frutto della collaborazione strategica di varie nazioni, organizzazioni internazionali e regionali e fondazioni private che sostengono il lavoro di 15 centri di ricerca agricola internazionale. In collaborazione con i sistemi di ricerca agricola nazionale, la società civile ed il settore privato, il CGIAR incoraggia uno sviluppo agricolo sostenibile per mezzo di una scienza di alta qualità finalizzata ad avvantaggiare i poveri attraverso una più forte sicurezza alimentare, una migliore nutrizione e salute umana, più alti redditi e migliorata gestione delle risorse naturale (fonte: CIAT).

Informazioni sul CIAT

Il Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale è una organizzazione no-profit che conduce una ricerca socialmente ed ambientalmente progressista che ha per fine la riduzione della fame e della povertà e la preservazione delle risorse naturali nei paesi in via di sviluppo. Il CIAT è uno dei 15 centri di ricerca sovvenzionati dal CGIAR.

Fonte/i: Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale (CIAT), 30 aprile 2008

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 29 maggio 2008


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