La razza marchigiana, un bovino in grado di valorizzare le aree agricole marginali, con buone produzioni di carne di qualità

La razza marchigiana (-> link immagini) è una delle più note razze da carne italiane. La produzione di vitelloni di 12-24 mesi si vale dal 1998 della possibilità di essere commercializzata nell'ambito del marchio IGP 'Vitellone Bianco dell'Appennino centrale', che ne stabilisce attraverso un disciplinare (un documento contenente regole rigide di allevamento), le linee tecniche necessarie affinché il processo produttivo sia conforme in ogni sua fase alle norme stabilite, nell'ambito della regolamentazione comunitaria per le produzioni tipiche.
Il risultato è l'ottenimento di un alimento che risponde alle più recenti richieste dei consumatori: produzione di qualità, con denominazione d'origine.

Ma la razza marchigiana nasce molto tempo prima.
Per secoli questo animale è stato il compagno dell'agricoltore nell'attività di lavoro nei campi. Le immagini di archivio di primi '900 ci mostrano spesso la mucca marchigiana come animale da lavoro e fissano su lastra fotografica i buoi, attaccati al carro, all'aratro, all'erpice, alla seminatrice, insieme con l'agricoltore e la sua famiglia, in immagini di lavoro, ma anche di festa e celebrazione. Questa mucca che ogni agricoltore possedeva discende dal bovino podolico, razza ancora allevata al centro-sud d'Italia e rappresentante il classico bovino da lavoro europeo che, selezionato in luoghi differenti e con differenti obbiettivi di miglioramento, ha dato luogo ad una molteplicità di razze locali, alcune indirizzate sia alla produzione di carne che al lavoro nei campi, altre solo al lavoro agricolo.
A partire dal XIX secolo la razza marchigiana è stata migliorata per l'attitudine alla produzione di carne incrociandola con la Chianina e la Romagnola, due razze italiane da carne, ma nel 1928, con il congresso di Fermo, fu stabilito di sospendere l'attività di incrocio per fissare le caratteristiche specifiche di questa razza, attraverso una selezione morfologica e funzionale.

La mucca marchigiana, per come oggi ci appare, ha un mantello bianco, con possibili ombre di grigio nella porzione frontale del suo corpo; il profilo è diritto e lo sguardo vivace. Lo sviluppo muscolare è particolarmente marcato sulla coscia e le natiche. Il maschio adulto pesa 12-15 quintali, la femmina 7-9, con incremento di peso che può raggiungere i 2 Kg al giorno. La resa al macello varia tra il 63% ed il 67%, raggiungibili all'età di 15-16 mesi, ma la ottimale percentuale di grasso intramuscolare per la macellazione è raggiunta a 18-24 mesi.

Nel 1959 è stata fondata l'Associazione degli Allevatori di Bestiame Bovino di Razza Marchigiana (ANABRM). Attualmente dati di performance produttive di tori selezionati sono archiviati dal Centro Genetico dell'Associazione Nazionale dei Produttori di Bovini da Carne (ANABIC) ed analizzati con il modello BLUP, che permette di valutare sviluppo e massa muscolare attraverso un Indice di Selezione dei Tori. I migliori tori, pari ad un 30% del totale, sono destinati all'inseminazione artificiale. Infine si segnala che nel 2001 è stato introdotto un Indice di Valutazione Morfologica anche per le mucche fattrici, per un loro impiego con i tori nel processo di miglioramento genetico di questa razza. Nel Libro Genealogico, strumento legato al processo di selezione in cui sono archiviati i parametri produttivi di bovini geneticamente selezionati, risultano oggi iscritti 46.000 capi di razza marchigiana.

Le caratteristiche produttive di questa razza bovina anche oggetto di selezione sono indirizzate a coniugare la produzione di carne con l'adattamento ai diversi metodi di allevamento e quindi alle condizioni tipiche delle zone agricole marginali dell'appennino umbro-marchigiano, dove il pascolamento su prati naturali permette di ottenere i migliori risultati riguardo la qualità del prodotto. La selezione è inoltre indirizzata ad ottenere un bovino a spiccata rapidità di crescita, precocità e resa al macello, abilità materne ed efficienza riproduttiva delle mucche al fine di ottenere il numero più alto possibile di vitelli/mucca/anno.
Questo indirizzo selettivo ha prodotto un animale che è stato oggetto di interesse per allevatori di 7 regioni del centro-sud Italia ed alcune nazioni straniere (Argentina, Messico, Sudafrica, Stati Uniti, Brasile, Australia), dove esso permette di ottimizzare la produzioni agli standard di quantità e qualità richiesti da una conveniente attività produttiva, valorizzando territori agricoli marginali.

La razza bovina marchigiana è inoltre una delle poche che ha un nome coincidente con una regione geograficamente ben identificabile sulla cartina dell'Italia, pertanto ogni volta che un capo bovino viene acquistato, rivenduto ed allevato porta inevitabilmente con sé, in Italia, o all'estero, l'idea che provenga dalle Marche, una zona montana intra-appenninica, il cui territorio è presumibilmente agricolo e costellato di allevamenti estensivi e pascoli. Eppure analizzando i dati delle statistiche agricole ci possiamo rendere conto che ormai la mucca marchigiana risulta essere allevata in realtà produttive di medio-grande dimensione, mentre il suo territorio perde gradualmente le sembianze fino a poco tempo fa ben trasmesse dal suo paesaggio agricolo tradizionale.

Forse anche per questo motivo l'impegno dell'Amministrazione di questa regione è ora volto a promuovere l'allevamento della mucca marchigiana anche in altre nazioni, esportando capi bovini geneticamente selezionati, prodotti da aziende tecnologicamente evolute.
In questo ambito il progetto di cooperazione internazionale Interreg IIIa, denominato 'MarcBall', attivato negli anni scorsi, ha promosso l'utilizzo della vacca marchigiana nei territori agricoli dell'est-europeo, anche valendosi del bagaglio di conoscenze tecniche acquisite da studiosi italiani e necessarie ad ottimizzare la produttività di questo bovino in altri luoghi.

La speranza è che il messaggio di marketing territoriale che la razza bovina marchigiana porta con sé, possa essere in futuro meglio sfruttato per il rilancio dell'agricoltura dei territori marginali di questa regione, intorno ad un più elevato numero di attività agro-zootecniche, con una maggiore ricaduta delle politiche di sviluppo rurale sul benessere della popolazione agricola.

------------------------------

- Per una migliore valutazione dei profili tecnici legati all'ottimale utilizzo del potenziale genetico di questa razza bovina in ambienti diversificati è utile scaricare la dettagliata guida all'allevamento della razza bovina marchigiana 'La Marchigiana una razza da esportazione', realizzata dalla Regione Marche, settore Pesca e Zootecnia nell'ambito del Progetto europeo Marcball e disponibile (anche in inglese e francese) nella (->)sezione eventi del sito internet www.marcball.eu, dove sono anche pubblicati altri documenti di approfondimento tecnico sul progetto interreg IIIa 'Marcball' e la razza bovina marchigiana.

- Uno dei principali appuntamenti riguardanti l'allevamento bovino di razza marchigiana è la Rassegna Agricola Centro Italia (RACI), che ha luogo annualmente, durante il mese di maggio, nel Centro fieristico di Villa Potenza (Macerata).

Alcuni link stranieri sulla razza bovina marchigiana:

Fonte/i: Fonte principale di questo articolo è il depliant 'The Marchigiana a breed to be exported', realizzato dalla Regione Marche, settore Pesca e Zootecnia.

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 30 giugno 2010



I commenti per questo articolo sono stati chiusi.


Alcuni articoli tematicamente collegati

If a reasearch from your equipe has been reviewed into this article and you realize there is a lack in our source-reporting, feel free (->)to send by email (e.g.) a WebSite address referring to the research/ers (specifying the web-address of this article), so that they could be linked (note: sometimes are also links within the article).
Every report about outdated links and articles will be pleased as well.

- Please, don't send curricula and not related data.