Scoperto il meccanismo che controlla l'altezza degli alberi
Scienziati forestali della Oregon State University (OSU)(USA) hanno usato la modificazione genetica per manipolare la crescita in altezza degli alberi e sono riusciti a creare alberi miniaturizzati perfettamente uguali a quelli normali. Dopo parecchi anni di crescita essi possono variare nella loro altezza da 50 piedi (1 piede = 0.3048; 50 piedi = 15,24 metri) a pochi pollici (1 pollice = 2,54 centimetri).
I risultati di questa ricerca, finanziata dal Ministero dell'Agricoltura statunitense (USDA), sono stati recentemente pubblicati sul giornale: “Landscape plants news” (notizie sulle piante da giardino).
Questo ricerca è servita agli studiosi, soprattutto, per poter dimostrare che l'altezza degli alberi può essere controllata per mezzo di tecniche di manipolazione genetica e secondo il dottor Strauss, un professore di scienze forestali all'Università Statale dell'Oregon (USA), questa acquisizione è molto interessante dal punto di vista scientifico e potrebbe portare anche dei risultati dal punto di vista applicativo, infatti si potrebbe creare un'ampia quantità di nuovi prodotti per l'industria delle colture ornamentali e vivaistica. Ma in questa affermazione il dottor Strauss usa volutamente il condizionale, poiché, come in altre circostanze di questo tipo, la normativa statunitense sui prodotti geneticamente modificati, pone dei limiti all'utilizzo applicativo di quanto scoperto. Infatti gli alberi ottenuti da questa ricerca sono stati coltivati in campo solo dopo che è stata concessa un'autorizzazione da parte del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America. Conseguentemente perchè ci possa essere interesse, da parte del settore vivaistico, a mettere in pratica questa scoperta ci dovrebbe essere un mercato così ampio da giustificare un elevato investimento in denaro, tempo e attività di sperimentazione, da svolgersi secondo la modalità prevista dalle attuali norme statunitensi sugli OGM.
La manipolazione dello sviluppo in altezza è stata ottenuta inserendo determinati geni, prelevati dalla pianta modello “Arabidopsis”, che inibiscono l'azione degli ormoni vegetali del gruppo delle gibberelline, fitormoni prodotti anche per sintesi e di normale uso in agricoltura. Le gibberelline promuovono l'allungamento delle cellule vegetali e quindi se si inibisce la loro sintesi, la cellula vegetale non si allunga in modo completo e la pianta mantiene un fusto più breve.
“E' molto interessante notare”, riferisce il dottor Strauss, “che questi geni provenienti dall'Arabidopsis una pianta della famiglia delle brassicacee (o crucifere) sono stati conservati nel corso di un processo evolutivo che è durato 50-100 milioni di anni e che possono svolgere più o meno la stessa funzione anche in un albero di pioppo”.
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