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Le api domestiche sono state distribuite nella misura di 1,5 alveari per acro (= 3,75 alveari per ettaro). Una coltivazione di girasole ibrido si basa sull'alternanza di un fila di piante ibride maschili, ottenute per induzione di gino-sterilità, con alcune file di piante femminili, che sono invece maschio-sterili, per maschio-sterilità genetico-citoplasmatica indotta. L'impollinazione, in queste piante, appositamente create per massimizzare le rese produttive, è pertanto allogama ed entomofila. Dall'analisi dei dati rilevati emerge che laddove siano state presenti solo poche api domestiche, ogni singola azione impollinatrice ha prodotto un massimo di tre semi di girasole, mentre nei luoghi in cui era presente un elevato numero assoluti di apo selvatiche, o un'adeguata presenza del mix Apis mellifera - Api selvatiche la produzione raggiungeva quindici semi per ciascun episodio di impollinazione. Per verificare quanti fiori venissero effettivamente impollinati gli sperimentatori coprivano i capolini femminili in modo da impedirne l'impollinazione e li scoprivano poi, effettuando i rilievi, al sopraggiungere di un ape, per poi coprirli di nuovo. Procedendo in questo modo, tornando dopo un mese si poteva constatare l'effetto di una singola azione impollinatoria, svolta da un singolo individuo di Apis mellifera e verificare il numero di semi che si era sviluppato. Successivamente osservando il comportamento degli insetti le due ricercatrici hanno individuato la ragione di tale modifica del comportamento di Apis mellifera: le api operaie che frequentano una coltivazione di girasole ibrido tenderebbero a specializzarsi nella loro funzione: alcune agirebbero esclusivamente come bottinatrici di polline (prodotto dalle piante dotate di capolini portatori di soli fiori maschili), altre di solo nettare (prodotto da piante dotate di capolini portatori di soli fiori femminili). Questo comportamento adattativo dell'ape domestica si rifletterebbe in modo negativo sulla produttività di coltura di girasole da seme e anche qualora si incrementi il numero di alveari per ettaro non si avrebbe alcun miglioramento di tale situazione. Però grazie all'interazione delle api domestiche con quelle selvatiche si avrebbe un alterazione delle abitudini delle prime di volo con una conseguente diminuzione della tendenza delle api domestiche a specializzarsi nella loro attività bottinatoria; ciò si verificherebbe nella pratica in seguito a più frequenti deviazioni dei voli delle api sulle file di piante adiacenti circostanza che determinerebbe un passaggio maggiore, durante l'attività bottinatoria, da piante con fiori maschili a piante con fiori femminili, con il risultato di incrementare l'impollinazione entomofila e quindi la produzione della semente di girasole ibrido. L'entità di tale risultato può essere riassunta in un incremento del numero di fiori impollinati durante ogni singola attività bottinatoria, da un numero di tre per l'interazione di un ape domestica con un individuo della stessa specie, fino a 20 nel caso, nel caso di interazione con un ape selvatica. Delle 20.472 visite di api a capolini di girasole controllate nei rilievi effettuati, il 72% era compiuto da api domestiche allevate ed il rimanente 28% delle visite era compiuto da api selvatiche locali di 32 specie differenti, tra cui api carpentiere, e parecchie specie di bombo, ape taglia-foglie (fam. megachilidae) e ape scavatrice. La dott.ssa Greenleaf ha constatato durante le prove effettuate che l'efficienza impollinatrice delle api selvatiche variava da 0 a 19 semi per visita in funzione della differente specie; nonostante ciò è stata di solo il 7% l'incidenza dell'impollinazione diretta, realizzata da api selvatiche, rispetto all'impollinazione totale rilevata nei campi di girasole oggetto di prova. |