Competizione tra piante in campi di mais: vincenti e perdenti

Articolo tradotto dalla newsletter del dipartimento di agronomia dell'Università di Purdue - USA, sezione "Ricerca realizzata da studenti universitari" della primavera 2006; traduzione di Luca Federico Fianchini; 29 maggio 2006.

Guidando lungo una qualsiasi strada di campagna dell'Indiana (USA) in qualsiasi momento compreso tra giugno e settembre i campi di mais che scorrono lungo il nostro percorso appariranno sorprendentemente uniformi.
Entrando però all'interno di uno di questi campi di mais una osservazione più attenta ci permetterà di notare che ogni pianta differisce leggermente dalle piante vicine, dal punto di vista della sua apparenza fisica, ciò in contrasto con un patrimonio genetico relativamente uniforme.
Storicamente la variabilità tra pianta e pianta è risultata derivare spesso dalla non uniformità di qualche aspetto della gestione dell'ambiente immediatamente vicino a singole piante di mais. Per esempio la non uniformità della profondità di semina, della spaziatura tra i semi, nell'applicazione degli elementi nutritivi, nella distribuzione dei residui colturali, nel tipo di suolo, nel nutrimento degli insetti e nella pressione ambientale delle malattie sono sempre stati fattori coinvolti nella variabilità tra pianta e pianta.
Grazie alla precisione delle moderne attrezzature agricole, alle caratteristiche fisiche di resistenza di alcuni ibridi ed al più efficace uso di alcuni antiparassitari, gli effetti di alcune di queste sorgenti di variabilità sono stati ridotti.
Grazie alla notevole tolleranza degli ibridi alle condizioni di stress imposte dalla densità di singole piante in una determinata area, i produttori potranno coltivare mais in condizioni di sempre maggiore densità. Per esempio nel 1930 il mais era coltivato a densità di 12.000 piante per acro (un ettaro = 2,47 acri) (12.000 piante per acro = 29.640 piante per ettaro). Dal 1990 non è raro che le densità delle piante siano maggiori di 30.000 piante per acro (= 74.100 piante per ettaro). Una elevata densità di popolazione è un'altra causa di variabilità tra le piante in aggiunta a quelle precedentemente menzionate. Nel caso della coltivazione del mais, la intensa competizione determinata da risorse limitate (esempio luce solare, acqua ed elementi nutritivi) in presenza di elevata densità di popolazione conduce ad una variabilità tra pianta e pianta e spesso riduce il raccolto di singole piante. Questa intensa competizione come per tutte le forme di competizione conduce a "vincenti e perdenti", mentre alcune piante semplicemente competono con i loro vicini per risorse preziose e quindi producono maggiori quantità di raccolto.
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