Gli ultimi splendori della mezzadria - Il capoccia
Un racconto di Enzo Pruneti
I personaggi del podere

Voglio ora parlarvi dei tre personaggi chiave del podere sui quali vertava il buon funzionamento di questo, maggiori o minori risultati economici e buoni rapporti, sia con la proprietà sia con la direzione dell'azienda.

Il capoccia

Era il capoccia , la sua croce, valeva il contratto di un notaio, sia allo scrittoio della fattoria sia nei contratti di compravendita.

Ho detto croce in quanto generalmente il capoccia era analfabeta e solo in minima parte era in grado di apporre una propria firma.

La sua funzione nella famiglia era quella di direttore e coordinatore di tutte le attività del podere. Nel moderno ed attuale management si dice che egli era un C.E.O.

Capoccia di solito si diventava dopo aver passato la cinquantina, cioè quando moriva il padre. Oggi si dice che la vita è enormemente allungata... i capoccia che io ho conosciuto erano tutti , fra i settanta e gli ottanta anni: si vede che era un mestiere per uomini longevi!

Descriviamo ora la sua giornata tipo.

Il capoccia si alzava presto. Prima visita alla stalla, dove il bifolco (che poteva essere il primogenito o altro figlio "portato" al bestiame) rifocillava gli animali. Insieme capoccia e bifolco trattavano i problemi inerenti al podere, ad esempio le vacche da portare alla monta taurina, la sostituzione dei bovi ormai vecchi, loro ferratura e pulitura degli zoccoli, vendita dei vitelli ecc.

Per la famiglia contadina il bestiame era tutto anche se ne erano proprietari solo del 5O %.

Poi il capoccia passava dalla cucina per fare una ricca colazione: in inverno la classica ribollita (tipica minestra toscana di pane e verdure fatta il giorno prima nella misura di diversi tegami, uno dei quali lasciato da parte per fare la ribollita del mattino, condita da ottimo olio di oliva). Poi un po' di pane con formaggi o salumi (pure questi erano in base ai periodi, ci poteva essere la soppressata, il buristio, la finocchiona, la spalla o il rigatino e dulcis in fundo l'unico prosciutto in quanto l'altro era stato consegnato alla fattoria). Come bevanda orzo di sua produzione con latte di capra o di pecora.

Fatta colazione il nostro capoccia poteva andare circa una volta alla settimana a dare una occhiata alla cantina generalmente gestita da un altro suo figlio. Veniva assaggiato il vino dalle botti tramite uno zipolo, dal quale usciva il vino in piccole quantità. Si giudicava se "era in beva" e se era giusto poterlo vendere, oppure se era necessario prenderne un campione ed inviarlo ad un gabinetto di analisi per eventuali correzioni.

Buona parte del vino veniva venduto per poter far fronte alle moltiplici spese famigliari.

Dopo di che il capoccia faceva visita alla sua "vecchia" cioè la massaia, la quale poteva essere nel pollaio a raccogliere le uova fatte dalle galline e controllare se qualcuna di esse fosse in grado di covare, se vi fossero malattie fra gli animali o altre piccli problemi.

La massaia era la regina della casa: accudiva il pollaio, che le rendeva bene in quanto oltre ad usare polli, conigli, anatre, ecc. per il fabbisogno familiare, molti capi venivano venduti ai trecconi di passaggio utilizzando la valuta per i corredi alle figlie, per i regalini alle nuore ed ai nipoti.

Altro regno della massaia era l'orto, qui per i lavori più pesanti la massaia veniva aiutata dagli uomini di casa.

A quel tempo acquistare frutta e verdura presso i negozi era impensabile. In alcuni periodi la produzione dell'orto era addirittura eccessiva per la famiglia, in altri periodi scarsa.

Incontrata la massaia, il nostro capoccia si incamminava dentro il podere dove già fervevano i lavori.

Figli, nuore e nipoti vangavano, zappavano, aravano, potavano e facevano tutto quanto era necessario fare di comune accordo e di buona lena. Poteva darsi che passasse il fattore, il capoccia gli spiegava cosa avrebbe seminato in quel determinato campo e insieme discutevano sul da farsi.

Accadeva che in un campo uscisse "l'umido" cioè macchie di umidità e potevano studiare di farci una fossa con tanto di fognatura per eliminarla.

Il fattore diceva la sua, idem il capoccia, alla fine da buoni pragmatisti trovavano sempre un punto d'incontro sui vari problemi.
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