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<--- 1|Fra una cosa e l'altra era arrivato mezzogiorno e la famiglia
faceva ritorno a casa, dove la massaia aveva preparato il pranzo.
Il nostro capoccia si siedeva capotavola. La massaia lo serviva per primo.
Il pranzo iniziava generalmente con la minestra che poteva essere di pane, pane e pasta o
solo brodo.
Se il primo piatto avanzava, veniva messo a disposizione dei più affamati, se mancava ogni
componente ne rendeva un po'.
Il pranzo veniva consumato in tutta calma: nella famiglia contadina non esisteva il "fast
food". I prodotti erano costati tempo e fatica e venivano apprezzati in pieno.
Il secondo era un prodotto del pollaio o dell'orto o di entrambi.
L'eventuale frutta era quella del podere ed era presente solo in una metà dell'anno.
Uno dei compiti del capoccia era quello settimanalmente di andare a "fare il mercato" nel
paese vicino. Gli serviva per rendersi conto dei prezzi dei prodotti agricoli, dei concimi,
degli anticrittogamici, del bestiame ecc. Previo accordo con il fattore, poteva ordinare al
consorzio agrario i prodotti che gli servivano per il podere. Di tanto in tanto nell'occasione
del mercato, andava in banca a vedere quanto gli avevano "fruttato" i suoi esigui e sudati
risparmi. Nelle occasioni del mercato poteva acquistare qualcosa per la famiglia od in
particolare per i nipotini. Allora erano i nonni, che avevano più disponibilità dei genitori
e potevano fare i piccoli regali.
Sul finire del periodo della mezzadria, furono alcuni capoccia (contadini ricchi) ad
intraprendere nuove attività extra agricole. Ci furono casi di figli di capoccia entrati
come dipendenti in aziende industriali che impararono così bene il mestiere, da mettersi
velocemente in proprio sorpassando i maestri.
Il capoccia per la fattoria era come il Papa: rimaneva in carica fino a quando non moriva,
poteva avere 8O o più anni, essere arteriosclerotico, avere figli nella famiglia di 6O anni,
nipoti di 30... però la controparte ed il responsabile era lui, che con la sua croce tremolante
firmava i saldi colonici che avvenivano ogni anno.
Anche se mal messo e afflitto da varie malattie, il BIG era lui. Quando decedeva (solitamente
nel podere, qualche volta nella sua camera, quasi mai all'ospedale) gli succedeva il primogenito,
di solito bifolco.
Nell'ultimo periodo della mezzadria, alla morte del capoccia, un unico figlio rimaneva nel
podere, tutti gli altri, passavano ad attività extra agricole. Anche prima di questo periodo
alla sua morte in diversi casi la famiglia si sfasciava: un paio di figli rimanevano nel
podere e gli altri prendevano un altro podere. Ho conosciuto famiglie che si sono avvicendate
nello stesso podere per 7- 8 generazioni, diciamo anche 200 anni.
In buona parte delle coloniche mancava la luce elettrica. Nella cucina, che era anche la stanza
da pranzo, c'era un grosso lume a petrolio o carburo, nelle altre stanze l'illuminazione avveniva
con candele o lumi ad olio che erano le esatte riproduzioni di lucerne etrusche. Per l'olio
veniva usato l'olio cosidetto dell' "inferno", non buono per cucinare. L'orario di lavoro era
"da sole a sole": quando esso tramantava, la famiglia andava a cena e poi a letto, salvo per
il periodo delle veglie.
L'acqua corrente in casa era una cosa ultrarara. Ho conosciuto una sola famiglia che l'aveva
diretta in casa: la colonica era sotto una collina, in cima alla quale vi era una sorgente
con un tubo di eternit (ora cancerogeno). Il colono si era portato l'acqua nell'acquaio della
cucina. Per il resto avere una fonte dei paraggi era una cosa eccezionale, i più dovevano
ricorrere al carro botte, specie in estate ed andare a prenderla anche a 2- 3 km.
La viabilità era generalmente scadente: poche case erano nei pressi della strada
maestra.
Per quanto riguarda i servizi igenici, in molte coloniche erano costituiti dalla concimaia;
solo all'inizio del secolo furono costruiti gabinetti alla turca, posti esternamente alla
fine di un corridoio.
Ritorniamo al nostro capoccia. La sua istruzione difficilmente aveva una base scolastica,
qualcuno aveva fatto la I elementare ed era in grado di scrivere e fare di conto, la maggior
parte niente: c'era da lavorare e la scuola era un lusso da ... signori.
Il lavoro di un ragazzo era utile anche a sei anni. Ho conosciuto un capoccia che a 5 anni
con il suo marroncino mi diceva di aver spianato un "ciglio". La sua cultura era la saggezza
del popolo, le sue nozioni gli erano state tramandate dai genitori e nonni. Egli era un ottimo
meteorologo, anche qui lo avevano aiutato gli ascendenti, facendogli osservare il cielo.
Era in gradoguardando il sole di dare l'ora con una approssimazione di 10-15 minuti. Gli
orologi in campagna erano rarissimi, la famiglia aveva nella camera del capoccia una vecchia
sveglia, quelli da polso erano per i padroni od i fattori.
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