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<--- 2|Politicamente il nostro capoccia era su una linea leggermente progressista, gli anni e
l'esperienza gli avevato tolto velleità rivoluzionarie (queste erano passate ai figli e
nipoti). Si faceva poche illusioni sull'uomo, sapeva che si era separato dagli scimpanzé
appena 6 milioni di anni prima. Sapeva che era una scimmia progredita e basta sempre avido
di soldi e pronto a scannare la controparte quando aveva il coltello dalla parte del manico.
Credeva fermamente nell'influsso della luna sulle semine. Io non ci ho mai badato molto, ma
avevano ragione questi capoccia: se la luna smuove maree di metri può benissimo influenzare
la crescita della piante che sono poca cosa rispetto al mare.
Il capoccia era abbastanza religioso e partecipava alle processioni salmodiando, come pure
alle varie feste del ringraziamento per i raccolti, probabilmente in gioventù lo era stato
di meno.
Non sempre i rapporti con la direzione della fattoria andavano per il verso giusto e poteva
succedere che la famiglia colonica disdettasse il rapporto di mezzadria oppure che fosse la
fattoria, scontenta del colono, a disdettarlo.
In tal caso, il vecchio capoccia adocchiava un podere nel raggio di 20-25 km che sapeva privo
della famiglia colonica. Egli si recava presso il fattore a richiedere quel podere, precisando
l'esatta composizione della sua famiglia. Molte donne erano un handicap, in quanto si sarebbero
maritate andando via dal podere, piuttosto erano graditi tanti figli maschi.
II fattore al mercato di Firenze prendeva le informazioni tramite i vari sensali, che sapevano
sempre vita morte e miracoli di tutti i coloni e poi gli comunicava la risposta.
Questi scambi fino agli anni Quaranta erano più l'eccezione che la regola.
La maggior parte dei coloni nasceva e moriva nella stessa casa.
Il nostro capoccia era sempre un passabile "annestino", non era bravo come quello di fattoria
però sapeva inserire rametti o occhi (gemme) di una varietà di una pianta su di un'altra,
sempre della stessa specie. Dato che in gioventù era stato in tanti casi bifolco, era anche
un po' veterinario e sapeva come controllare la vagina di una vacca per vedere se aveva malattie
e comprare le giuste medicine, come pure notare se i bovi camminavano male perché gli faceva
male una spalla per gli sforzi fatti. In questo caso sapeva come fare applicando un impiastro
di argilla purissima con aceto.
La quasi totalità dei capoccia erano anche cacciatori: il cane oltre che per la selvaggina
serviva per fare la guardia alla casa colonica.
A questo punto non mi resta che raccontare la storia di tre capoccia fra i tanti
conoscuti.
Racconto di Enzo Pruneti, tratto dalla sua raccolta "Gli ultimi splendori della mezzadria" (pubblicato su autorizzazione dell'autore). |