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Gli ultimi splendori della mezzadria - La massaia
Un racconto di Enzo Pruneti I personaggi del podere
Voglio ora parlarvi dei tre personaggi chiave del podere sui quali vertava il buon
funzionamento di questo, maggiori o minori risultati economici e buoni rapporti, sia
con la proprietà sia con la direzione dell'azienda.
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La massaia
La massaia era la "regina" del podere.
Per me non è tanto agevole parlare di lei, in quanto i miei contatti con le signore di questa categoria erano
esigui. La mia controparte era il capoccia con il quale discutevo tutto quanto riguardava la gestione del podere.
Comunque ci proverò.
Quando due giovani contadini si innamoravano, nessuno dei due poteva sapere come sarebbero andate le cose e se
a loro sarebbe toccato o meno la carica di capoccia e massaia. Il pragmatismo non era solo marxista ma anche contadino:
la loro sorte si sarebbe decisa negli anni, salute, capacità, situazione della famiglia, guerre ecc. avrebbero deciso
per loro.
Come ho già spiegato, nella famiglia contadina, oltre ai vecchi genitori, erano presenti due o più figli maschi
con le nuore ed i nipoti. Le femmine si sarebbero accasate extra azienda. Però poteva anche succedere che uno dei figli
con la nuora ed i nipoti si scindesse dalla famiglia e prendesse un altro podere, in questo caso piu' piccolo. Poteva
anche succedere che tutti traslocassero in un podere più grande e più ricco. Solo dopo gli anni Cinquanta la famiglia
tradizionale andò in frantumi. I figli passarono a lavorare all'industria, pur vivendo sempre nella colonica. Fatti un
po' di soldi, si emanciparono completamente e si trasferirono in città. Rimasero nel podere i vecchi, fino alla morte.
Alcuni di questi figli negli anni successivi da semplici operai diventarono imprenditori ed anche molto bravi.
Nel microcosmo contadino la massaia, oltre a lavorare nei campi, deteneva il ferreo comando della casa. Preparava
i pranzi e di conseguenza erano di suo dominio il pollaio, la conigliera e l'orto.
La massaia si faceva aiutare dalle giovani figlie, poi dalle nuore. Per i lavori pesanti dell'orto, la aiutavano
i figli, in quanto vangare era troppo faticoso per una donna.
Incominciamo dal pollaio che come minimo conteneva una trentina di galline ed uno o più galli, poi diversi capponi
che servivano anche per i "patti colonici".
I galli al mattino davano la sveglia, iniziando a cantare anche alle ore 4 .
Nel pollaio erano poi presenti anatre a iosa, gallinelle varie che avevano la funzione di meteorologhe perchè sentivano
l'avvicinarsi della pioggia ... Poi tacchini, infine i famosi paperi (Donald Duck di Walt Disney) che servivano per i
grandi pranzi della trebbiatura e vendemmia, dove le persone da rifocillare erano veramente tante.
Se la casa aveva la colombaia, la massaia disponeva di regola di 6-8 coppie di piccioni.
Una folta conigliera era sempre presente con 7- 8 coniglie fattrici ed un maschio. In tutto 6O-7O conigli.
I maiali sicuramente uno ed a volte due. Nei patti colonici la fattoria pretendeva un prosciutto per ogni suino.
Una o più capre o pecore completavano l'Arca di Noé ....
Non c'erano problemi per il loro sostentamento perchè nel podere si trovava erba e granaglie per tutti.
Non tutto questo ben di Dio veniva mangiato. Ogni settimana passavano i trecconi e l'eccedenza veniva venduta.
Con il ricavato la massaia acquistava scarpe ed indumenti per la famiglia, raramente qualche giocattolo per i nipotini
e immancabilmente incominciava a fare il corredo per le figlie nubili.
Nel podere c'erano sempre diversi alberi di fichi.
Nel mese di settembre la massaia preparava almeno un paio di vecchie bigonce piene di biccie e bolzoni. Erano
utilissimi come secondo durante l'inverno, tignole a parte che potevano mangiare tutto.
Ad ottobre la massaia seccava i funghi del bosco raccolti dai figli o dai nipoti. Erano utilissimi per i sughi
nei mesi seguenti.
A novembre la massaia raccoglieva le olive più grosse e le poneva in un ranno di soda caustica che le incuoceva,
sarebbero servite in cucina per tante ricette.
A dicembre la massaia prendeva le olive mature e le seccava nel canto del fuoco; non erano buone come quelle
di Kalamata, ma venivano apprezzate.
Più o meno durante l'anno sul desco del colono venivano servite verdure cotte, alcune dell'orto (bieta e spinaci),
altre selvatiche (strigoli e cicerbite) che la massaia sapeva dove trovare.
A gennaio, quando i suoi figli lavoravano la carciofaia, la massaia aveva gobbi (talli o polloni dei carciofi)
in abbondanza con i quali ci faceva sformati vari oppure li friggeva.
Alla fine dell'estate essa rimetteva una bella scorta di mele e pere delle qualità invernali generalmente sul
bordo degli armadi od altri mobili. Le mele venivano mangiate durante l'inverno e per S. Biagio portate in chiesa per la
benedizione, era frutta risecchita e polverosa, a volte mezza marcia.
La nostra massaia nell'orto aveva tutto lo scibile degli ortaggi, finocchi, sedani, porri, fragole, pomodori,
melanzane, peperoni, zucche di tutti i generi (comprese quelle da inverno), un piccolo reparto era destinato agli
''odori'' (prezzemolo, sedanina, persia, pepolino salvia ecc.).
Patate , poponi e cocomeri venivano invece coltivati in pieno campo.
Il podere aveva sempre un piccolo o grande frutteto.
Le "primizie", usando uno dei piccoli della famiglia, venivano sempre inviate alla fattoria.
Quando a febbraio-marzo arrivava l'acqua santa, la massaia puliva accuratamente ogni locale della casa con la
collaborazione delle nuore e figlie.
All'arrivo del sacerdote veniva regalata una "serqua" d'uova (dozzina). Essa si intratteneva con il prete, parlando
genericamente del tempo meteorologico, che non era più quello di una volta e dei tempi moderni di scarso gradimento
per entrambi.
Il sacerdote benediva tutti i locali anche quelli più reconditi e poi brindavano ai tempi migliori con un bicchierino
di vin santo.
Parliamo ora dei pasti che preparava la massaia nella famiglia contadina di due generazioni fà.
La prima colazione era generalmente un po' sparpagliata. D'inverno ribollita con l'ottimo olio per i grandi,
caffellate a base di orzo tostato per i piccoli. D'estate panzanella per i grandi e pappa con il pomodoro per i piccoli.
Il pranzo del mezzogiorno era sacro: si riuniva tutta la famiglia intorno al desco e durava anche un'ora. In
molte famiglie due parole di ringraziamento al Signore, oppure il segno della croce e poi via a lavorare di ganasce i
giovani, mentre i vecchi, biascicavano con la bocca completamente sdentata. Il cibo era costato tempo e fatica... si
doveva apprezzare.
Ho già detto che il capoccia veniva servito per primo, poi i figli maschi, le nuore, i ragazzi ed ultima la nostra
massaia. La cena si svolgeva con le medesime caratteristiche.
Appena si faceva buio, tutti a letto.
In qualche famiglia ci poteva essere la galena (si trattava di un primitivo sistema di radio a cuffie che
funzionava su un impulso del cristallo di questo minerale argentifero). Di solito il letto funzionava da "massa" e
si poteva sentire solo la stazione radio piu' vicina. I programmi erano, a parte radio giornali, commedie, canzoni
e anche notiziari agricoli. La Guardia di Finanza era sempre in cacciata di questi apparecchi per fare pagare il
canone Rai.
Se la massaia era assai giovane l'educazione sessuale delle figlie era di sua competenza: le avvertiva
dell'arrivo del menarca e quando si fidanzavano faceva un controllo esclusivo, per tutto il periodo nel quale il
fidanzato veniva a fare "l'amore". Lei stava nello stesso locale a lavorare sferruzzare od altro. La ragazza era
avvertita di non concedere niente prima del matrimonio, ci aveva solo da rimettere e niente da guadagnare. Casi di
sposalizzi in fretta e furia per il bebè in arrivo si cominciarono a verificare solo dopo gli anni Quaranta.
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