Non solo cambiamenti climatici: le sfide future per la ricerca europea in agricoltura
Sintesi sulle attività di “foresight” presentate alla conferenza europea “Towards future challenge of agricultural research in Europe” tenutasi a Bruxelles il 26-27 giugno 2007.

Contributo inviato da Daniele Barbacovi, Centro SafeCrop, Istituto Agrario di San Michele all'Adige (TN)

La conferenza “Verso le sfide future della ricerca europea in agricoltura”, è stata organizzata dallo SCAR, il comitato sulla ricerca in agricoltura istituito per primo dall’Unione Europea nel 1974. Esso coordina la ricerca a livello europeo in tutti gli ambiti dell’agricoltura, intesa in senso largo come alimentare, agricoltura e acquicoltura, e biotecnologie.
Nella conferenza sono stati presentati i risultati delle attività di foresight (studi in prospettiva futura), un processo che comprende tre attività: il pensiero critico sul tema dello sviluppo a lungo termine; il dibattito con gli attori coinvolti (agricoltore, tecnico, ricercatore, politica) e infine il compito di influenzare le politiche e le decisioni strategiche dei legislatori.
Gli studi sono stati condotti da un comitato di esperti che ha inizialmente lavorato su uno scenario definito di “base”, ove il futuro è una continuazione degli andamenti correnti. Le valutazioni sui possibili sviluppi di questo scenario hanno portato al concetto di “rottura” (dall’inglese disruption), intesa come perdita di competitività dell’Europa nel settore agricolo dovuta all’emergere di competitori come Brasile, Cile e Sudafrica, con basso costo del lavoro e grandi estensioni produttive. Il concetto di rottura, inserito nello scenario base, si è poi imposto nello sviluppo dei quattro scenari proposti dal comitato, individuati in “shock climatico”, “crisi energetica”, “crisi alimentare” e “cooperazione con la natura”. Di questi, è di nostro interesse quello relativo allo “shock climatico”, legato al tema dei cambiamenti climatici.
Nel rapporto degli esperti sono stati indicati gli effetti visibili e quello meno visibili di questi mutamenti, come l’incremento degli eventi atmosferici estremi (siccità, allagamenti), la riduzione della biodiversità, l’aumento della fragilità degli ecosistemi e lo spostamento della popolazione dagli ambienti rurali e montani alle città. Non per niente, nelle grandi metropoli, stanno nascendo dei progetti per inserire zone di produzione agricola nella area urbane (si veda il progetto “Vertical farm”). Di fronte a questo possibile scenario, il comitato di esperti ha indicato come risorsa un approccio più scientifico all’agricoltura, emerso nei paesi nordici nelle nuove generazioni di giovani agricoltori, e un maggiore legame con la ricerca orientata al miglioramento di strumenti e macchinari e alla realizzazione di servizi web e software facili da utilizzare.
Le conclusioni, tratte dal gruppo di esperti, sono che l’influenza del surriscaldamento globale, della fragilità degli ecosistemi e della riduzione della popolazione rurale rappresentano un’enorme sfida per il nostro futuro. Sfida che richiede alla ricerca di andare oltre i criteri sino ad ora utilizzati, come le pubblicazioni su riviste internazionali, su giornali scientifici con revisione paritaria e i riconoscimenti. Il pubblico si aspetta che la ricerca diventi un attore effettivo ed operativo nel trasferimento della conoscenza nella pratica agricola (e quindi in innovazione), organizzando misurazioni e sperimentazioni, promovendo comunicazioni di emergenza e avvertenze sui possibili mutamenti, rischi e opportunità, creando nuovi formati dell’informazione e una maggiore condivisione della conoscenza.

Autore dell'articolo: Daniele Barbacovi, Centro SafeCrop, Istituto Agrario di San Michele all'Adige (TN).

Data di pubblicazione: 30 settembre 2007.