Un indagine del CNR sul rapporto tra giovani e scienza fornisce alcune indicazioni sul livello di conoscenza delle problematiche riguardanti le biotecnologie.
Un interessante indagine che a visto come protagonisti gli studenti è stata svolta nell'ambito del progetto dell’Irpps-Cnr ‘Percezione e consapevolezza della scienza’, realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con British Council e Fondazione Rosselli. L'indagine si è svolta intorno a tre iniziative focalizzate sugli organismi geneticamente modificati, sulle onde elettromagnetiche e sull’esplorazione dello spazio, svolte rispettivamente a Bologna, Roma e Napoli.
“All’inizio e al termine delle inchieste sono stati distribuiti più di duemila questionari a 25 istituti secondari di tipo tecnico, scientifico, classico, professionale, magistrale”, spiega Adriana Valente dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, responsabile del progetto. Dalle indagini emerge che la minore percentuale di risposte errate è del liceo scientifico e che nel complesso le risposte corrette sono comunque alte.
L’iniziativa ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alla scienza promuovendo incontri con esperti su temi di interesse generale.
L’inchiesta rileva, in generale, che il 55% dei giovani intervistati è poco interessato agli argomenti scientifici e il 25% non lo è affatto. Dati in linea con quelli dell’Eurobarometro Europeans S&T 2005 che evidenziano infatti una diminuzione di interesse, verso i temi della scienza e della tecnologia, del 10% rispetto all’indagine del 2001.
Estrapolando i dati oggetto di interesse del settore agricolo, e cioè quelli relativi all'inchiesta che si è occupata degli OGM, ne risultano alcune indicazioni sulla conoscenza di questi temi da parte degli studenti di Bologna, città dove è sta compiuta questa specifica inchiesta.
Dall'indagine risulta che Il 94,3% degli studenti intervistati sa cos’è un Ogm e l’86,7% sa che possono essere modificati piante, batteri, virus e funghi.
Sui rischi connessi alla ricerca, l’85,5% dei giovani intervistati ritiene le biotecnologie poco o per nulla accettabili anche nel caso in cui consentano all’economia di essere più competitiva, ma il 28,9% si dichiara disposto a correre dei rischi nel caso esse possano contribuire a risolvere il problema della fame nel mondo. L’88,5% degli intervistati chiede l’etichettatura dei cibi contenenti Ogm e per il 60,2% va resa nota l’ubicazione delle coltivazioni sperimentali”.
I dati disponibili per la stampa procedono con un'analisi che si differenzia in base al genere degli intervistati, a causa di una maggiore differenziazione dei punti di vista tra ragazzi e ragazze. In questo ambito si evidenzia che riguardo le restrizioni poste alle tecnologie in assenza di certezze riguardanti le conseguenze per l'uomo e l'ambiente, il 73,7% delle ragazze è a favore rispetto al 55,6% dei ragazzi, mentre sugli Ogm la maggioranza delle ragazze (55%) si colloca nel gruppo ‘preoccupato, cauto e pessimista’, i ragazzi (40%) in quello ‘ottimista, entusiasta, fiducioso’.
Ma chi dovrebbe decidere sull’uso delle applicazioni della ricerca? Per l’indagine Ogm le studentesse intervistate scelgono soprattutto gli scienziati direttamente coinvolti (47%), contro il 40% degli studenti.

Le risposte in materia di OGM sono completate da quanto emerge da alcuni quesiti, riguardanti gli obbiettivi della ricerca scientifica ed il condizionamento di questa da parte di valori umani e sociali.
I risultati di questi quesiti sono anch'essi differenziati in base al genere degli intervistati, per porre in luce una maggiore diversificazione dei punti di vista su questo argomento tra ragazze e ragazzi in particolare il 52,8% dei ragazzi è a favore di uno sviluppo scientifico meno veloce pur di ponderarne i risultati, contro il 60,6% delle ragazze. Riguardo l’importanza dei valori umani e sociali nelle scelte di politica scientifica la differenza è di 56,8 a 48,1%. I ragazzi sono invece più convinti che sia possibile condizionare la ricerca: il 63%, a fronte del 36,8% delle coetanee.
Molto ridotto complessivamente il consenso all’ipotesi che la ricerca sia commissionata per esigenze di mercato: sono d’accordo appena il 7,9-21,8% delle ragazze e 22-25,9% dei ragazzi.

Come riporta la ricercatrice Adriana Valente del CNR, sulla base di tutti i dati ricavati da questa indagine nelle tre città in cui essa è stata realizzata: “Dal progetto emerge un quadro articolato e non stereotipato: fiducia nella comunità scientifica, ma non troppo nel sistema ricerca; necessità di considerare valori umani e sociali accanto alle evidenze scientifiche; necessità di condividere conoscenze e risultati; scarso credito alla classe politica”, conclude Valente. Da evidenziare infine il 5% circa che ha dichiarato di aver cambiato opinione dopo la partecipazione al progetto, confermando un’esigenza diffusa “la semplificazione nel comunicare la scienza va ricercata nel linguaggio, ma non nella rimozione delle sue componenti critiche e problematiche.
Gli specialisti, cioè, non devono comunicare certezze senza sollevare le relative domande. Gli scienziati si devono sentire responsabili di tale funzione comunicativa, poiché i cittadini li ritengono poco impegnati nell’informare il pubblico”.

Agrolinker, 31 dicembre 2006.