Dalla classificazione del DNA fungino un nuovo strumento per la diagnosi e la prevenzione delle malattie delle piante

Con l'evoluzione delle biotecnologie sono sempre più frequenti, ovunque, gli studi di analisi delle sequenze del DNA degli organismi e tra questi uno particolarmente interessante coinvolge il Museo di Storia Naturale di Venezia, secondo quanto riferiscono fonti dell'Università di Berkeley - California.
Un gruppo di ricercatori dell'università di Berkeley stà svolgendo uno studio, insieme al micologo italiano Giovanni Robich ed a Luca Mizzan, esperto di biologia marina presso il Museo di Storia Naturale di Venezia, che ha l'obbiettivo di realizzare un archivio del DNA di molti funghi diversi, che verrebbe poi classificato per mezzo di un codice a barre.
L'occasione per realizzare quest'obiettivo gli è stata fornita dalla collezione di funghi dell'Università di Venezia una delle più grandi e belle in Europa, costituita di 28.000 esemplari appartenenti a 6000 specie diverse, alcune delle quali molto rare.
Il progetto, probabilmente unico per la quantità di specie diverse interessate, è stato pubblicamente annunciato a Venezia il 13 dicembre da parte dell'Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti e riportato dal notiziario dell'Università di Berkeley – California. Esso inizierà la sua fase operativa ad aprile e si prevede si concluderà entro dicembre 2007.
Come riferisce Matteo Garbellotto, professore aggiunto associato in “scienze dell'ecosistema”, presso l'Università di Berkeley - California e principale responsabile del progetto: “Stiamo realizzando un ampio database molecolare che sarà a disposizione dell'intera comunità scientifica”; inoltre egli precisa che questo grande archivio sarà di grande aiuto nella diagnosi delle malattie delle piante, infatti, la classificazione del DNA dei funghi fito-patogeni permetterà presto di poter identificare, in modo molto più agevole e preciso, le affezioni fito-patologiche delle piante agrarie e forestali, ma anche i funghi dell'aria, del suolo ed altri responsabili di malattie per l'uomo. Non sarà, quindi, più necessario doversi basare sull'aspetto delle sporificazioni prodotte dai funghi, per la loro identificazione, ma sarà sufficiente effettuare l'analisi delle sequenze del DNA dei campioni prelevati, che pertanto costituiscono una sorta di impronta digitale dei funghi.
Nella conferenza stampa lo studioso si è poi soffermato sul ruolo svolto dai diversi tipi di funghi nell'ecosistema terrestre ed in particolare nel veicolare alcuni elementi nutritivi altrimenti non disponibili per le piante ed ha concluso queste considerazioni affermando che: “senza i funghi non ci sarebbero le foreste”.
E' evidente quindi l'importanza rivestita dallo studio del DNA fungino anche per le possibili applicazioni scientifiche che riguardano i funghi del terreno, tra cui le micorrize e la loro capacità di influire sulla fertilità dei suoli.
Altro aspetto di particolare interesse posto in luce è il fatto che la classificazione del DNA di crittogame tropicali può permettere di risalire alle cause se non addirittura ai responsabili dell'introduzione di nuovi parassiti in ambienti in cui essi non erano precedentemente presenti. Questo aspetto riveste un ruolo particolare per evitare il ripetersi di infestazioni attraverso i medesimi canali di diffusione.
L'attività attualmente in corso presso il museo di Storia Naturale di Venezia prevede la scelta dei campioni da inviare a Berkeley dove sarà effettuata l'attività di analisi delle sequenze di DNA e la loro successiva classificazione, ma come fa notare il professor Garbellotto, molto importante è il ruolo sempre più frequentemente svolto dai musei nelle attività di ricerca: “Spesso i musei sono visti come dei luoghi dove la gente va solo per vedere delle cose; questa ricerca mostra che i musei sono attualmente coinvolti in ricerche di alto profilo. Fornire un archivio di questa dimensione è davvero una novità”. Anche il direttore dei Musei Civici Veneziani Giandomenico Romanelli sottolinea l'importanza di questo progetto che vede coinvolti vari soggetti pubblici e privati evidenziando che secondo la filosofia di chi gestisce un museo, questi beni sono pubblici e quindi chiunque appartenente alla comunità scientifica dovrebbe poter trarre vantaggio dalla loro disponibilità.
La scelta della collezione micologica del museo "Civico Museo di Storia Naturale di Venezia" per questa ricerca sarebbe il risultato di un attenta valutazione, che si basa su due caratteristiche molto importanti dei campioni che in esso sono conservati:
  1. Essi proverrebbero da una territorio molto ampio che comprende l'Europa e varie altre nazioni del mondo e questo fatto, sottolinea Sarah Bergemann, del gruppo di ricerca del prof. Sgarbellotto, è di rilievo per l'attendibilità degli studi filogenetici e di distribuzione geografica delle specie, che si potranno compiere a partire dai dati che saranno disponibili grazie a questa ricerca. Negli studi filogenetici che si basano sulla sequenziazione del DNA vengono effettuate comparazioni incrociate tra il fenotipo di phyla diversi di organismi vegetali, provenienti da territori quanto più possibile ampi (in questo caso si tratta di funghi), e le loro sequenze geniche.
  2. I campioni sarebbero stati prelevati da individui giovani e quindi aventi tessuti più freschi e per questo più idonei al prelievo per l'analisi, che dovrà essere effettuata.
La analisi del DNA nonostante riguarderà un elevato numero di specie non sarà un lavoro così oneroso come potrebbe sembrare, infatti, i ricercatori focalizzeranno la loro attenzione su una specifica sequenza di DNA relativamente più breve e cioè una porzione di DNA ribosomiale non codificante, ma che è comunemente riconosciuto sia differente in specie diverse e quindi le caratterizza in modo univoco. La lunghezza di tale sequenza di DNA varia tra le 450 e le 900 coppie di basi nucleotidiche, in funzione dei differenti taxa fungini da cui verrà prelevata.
Agrolinker, 31 gennaio 2006.

Traduzione e rielaborazione di Luca Federico Fianchini, del 31 gennaio 2007; fonte "Berkeley University".