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Virus del tabacco, geneticamente modificato, rilascia un nuovo insetticida nelle piante inoculate
Molte sono le perplessità collettive di carattere ecologico e sanitario verso le colture transgeniche ed a queste
si aggiunge probabilmente anche la naturale ritrosia di ognuno di noi a veder cambiare un qualcosa che non è solo il
luogo di lavoro dell'agricoltore, ma il suo stesso ambiente di vita, presente ancora nei ricordi di tante famiglie che
provengono da questo mondo, intriso di abitudini, di tradizioni e con una sua estetica nel paesaggio agrario, che
risente in modo anche traumatico della modifica delle tecniche colturali e dalla diminuzione della biodiversità, spesso
conseguenti all'introduzione di innovazioni tecnologiche.Traduzione e rielaborazione in forma di articolo di Luca Federico Fianchini - 25 marzo 2007 Nonostante ciò un grande fascino è di frequente esercitato dalle novità della ricerca scientifica agraria, su coloro che hanno approfondito questo genere di conoscenze, poichè esse aprono enormi possibilità allo sviluppo dell'agricoltura e rendono applicativi tanti concetti teorici appresi sui libri. Ma è proprio l'approccio scientifico con la rigidità dei suoi protocolli sperimentali, a spingere in genere lo stesso studioso ed il ricercatore a chiedere che le novità vengano valutate, in modo indipendente, da persone qualificate allo scopo, per tutto il tempo che sia necessario. Tutto ciò non ci impedisce di tuffarci a testa bassa in questo mondo tecnologico, che ci circonda e che potrebbe diventare il nostro futuro quando meno ce lo potremmo aspettare; per questo la conoscenza delle innovazioni ci può aiutare almeno a non farci cogliere impreparati. Tra le innovazioni tecnologiche oggetto di studio è capitata oggi sul nostro tavolo di lavoro una notizia contenuta in un comunicato stampa dell'Università della Florida di dicembre 2006, che presenta qualche elemento di originalità, poiché si tratta di un virus che, geneticamente modificato, produrrebbe un insetticida che non sarebbe, quindi, sintetizzato nell'autoclave di uno stabilimento chimico, come molti di uso abituale in agricoltura, ma all'interno della stessa pianta in cui il virus verrebbe collocato in quantità molto ridotte. Questo genere di applicazioni secondo quanto riferisce Dov Borovsky, un entomologo presso l'Istituto Scienze Agrarie e dell'Alimentazione dell'Università della Florida ed affiliato all'Istituto di Genetica, potrebbe essere esteso ad una molteplicità di situazioni differenti ed inoltre il virus modificato è quasi completamente innocuo per le piante. |