Uno studio suggerisce che il DDT accumulato dalle madri è dannoso per lo sviluppo dei figli

Un recente studio di carattere epidemiologico realizzato dall'Università di Berkeley - California mette in guardia sull'utilizzo del DDT, un insetticida vietato ormai da molti anni in quasi tutte le nazioni del mondo, ma il cui uso tende ad essere ripristinato in alcuni paesi caldi per migliorare, a bassissimo costo, i risultati nella lotta alle zanzare del genere Anopheles, vettrici attraverso le loro ghiandole salivari, dei protozoi del genere Plasmodium, agente della malaria.

La malaria è una malattia che negli ultimi anni ha avuto una notevole recrudescenza, divenendo nuovamente degna di grande attenzione, a causa della resistenza opposta dal Plasmodio ai comuni farmaci antimalarici, ciò è confermato da quanto riportato dall' (dall'OMS e e dall'UNICEF nel loro rapporto annuale per il 2005), nel quale si segnala che la malaria uccide ogni anno 1 milione di persone, particolarmente nell'Africa subsahariana, mentre i nuovi contagi annuali oscillano tra i 350.000 ed i 500.000.
La pericolosità del DDT è sta oggetto di moltissimi studi e già dai primi anni "70 sarebbero noti i suoi dannosi effetti sui nascituri ed i neonati, a causa della sua diffusione attraverso la placenta ed attraverso il latte materno; più in particolare si sarebbero evidenziati effetti dannosi sullo sviluppo neurologico. Le ultime ricerche condotte a Berkeley evidenziano che il DDT può provocare anche ritardi di sviluppo fisico e mentale dei neonati, in particolare nel caso il neonato sia allattato per lunghi periodi di tempo da una madre che abbia accumulato nel suo corpo elevate quantità di questo principio attivo.
L'insetticida DDT (DicloroDifenilTricoloroetano) è un clororganico liposolubile, che proprio in virtù di questa sua caratteristica è dotato di un'elevato tossicità cronica di accumulo; attraverso i grassi contenuti nelle carni e nei tessuti dei pesci esso si diffonde agevolmente tra gli organismi carnivori per mezzo della catena alimentare. Il suo notevole utilizzo negli anni passati ha determinato un accumulo in dosi elevate nell'ambiente e all'interno di molti organismi animali tra cui l'uomo ed altri mammiferi i cui individui di sesso femminile possono cederlo ai nascituri ed ai neonati.
Questa circostanza và quindi ad inficiare l'utilità di effettuare allattamento con latte materno in quella zone della terra dove si continua ad utilizzare il DDT.
Questo studio, pubblicato a luglio dalla rivista " Pediatrics" è stato condotto su mamme e bambini provenienti per il 90% dal Messico, paese che avrebbe vietato completamente l'uso del DDT solo nel 2000;
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