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Trattamenti autunnali con borlanda ridurrebbero nei frutteti il rischio di attacchi di ticchiolatura del melo
L'agricoltura biologica nelle zone a primavera molto piovosa richiede l'attuazione di molteplici trattamenti con prodotti di origine minerale quali rame, zolfo e poltiglia bordolese autorizzati dal Reg.2091/92 e successive modifiche per frenare le affezioni fito-patologiche di origine fungina. La principale di queste malattie è la ticchiolatura, la quale riduce nel melo la serbevolezza dei frutti,
abbassandone di molto il valore commerciale, specialmente quando si verifichi nelle prime fasi dello sviluppo e
cioè all'inizio del processo di distensione dei tessuti dei giovani frutticini.
Un attacco di ticchiolatura lascia sulla superficie dei tessuti colpiti (foglie, frutti e giovani fusticini)
delle tacche suberificate e rigide, che quindi non assecondano il loro processo di accrescimento, causando
una deformazione tanto più marcata quanto più precoce sia l'attacco; il frutto diviene così spesso incommerciabile.
I trattamenti a base di rame, zolfo, o poltiglia bordolese risultano onerosi e a volte anche dannosi per
l'ambiente, essendo necessario intervenire nel frutteto numerose volte, magari con terreno bagnato, con rischio
di compattarlo e di determinare accumulo di rame, un microelemento e quindi utile alla nutrizione delle piante
solo se in dosi estremamente ridotte; il suo accumulo nel suolo risulta invece dannoso alle colture. L'uso del
rame non è più permesso in Olanda e per questa ragione la Commissione Europea è ormai orientata a vietarne l'uso
nel resto d'Europa.
Un notevole passo avanti sarebbe però stato compiuto finalmente nella direzione della messa a punto di una
strategia di produzione sostenibile del melo sia dal punto di vista ambientale che economico.
Secondo quanto riportato a conclusione di una ricerca compiuta dall'Istituto di Ricerca Applicata alle Piante
e dall'Istituto Internazionale di Ricerca sulle Piante dell'Università di Wageningen – Olanda, trattamenti a base
di borlanda, sottoprodotto fermentato della lavorazione della barbabietola da zucchero, ridurrebbero la formazione
delle ascospore di Venturia inaequalis agente della ticchiolatura del melo di un'entità pari a circa il 95%.
La borlanda di barbabietola da zucchero potrebbero quindi essere utilizzate per trattamenti autunnali,
considerando che precedentemente era stato scoperto che stimolerebbero anche una rapida decomposizione delle foglie,
ostacolando così la sopravvivenza su di esse delle forme svernanti dello stesso agente fito-patogeno. Questa
circostanza permetterebbe di abbassare notevolmente il potenziale di infestazione di questo pericoloso agente
parassitario, con la possibilità in prospettiva di ridurre notevolmente l'impiego di rame su melo in primavera.
La riduzione del potenziale di infestazione del patogeno è stata testata inserendo, durante l'inverno,
foglie di melo all'interno di differenti reticoli di filo metallico posti poi sul suolo; alcuni di questi
reticoli contenenti foglie sono stati poi trattati con concentrazioni differenti di soluzione a base di borlanda
(corrispondente a 50, 100, 200, 400 e 600 litri per ettaro).
Dopo la degradazione invernale i ricercatori hanno valutato la quantità di ascospore presente sulle foglie
non trattate e su quelle trattate con differenti concentrazioni di borlanda. I maggiori risultati sono stati
ottenuti sulle foglie poste a degradare sul suolo in presenza di dosi di borlanda comprese tra 200 e 400 litri
per ettaro, tali dosi sarebbero già normalmente somministrate alle piante nella effettuazione di concimazione
organica a base dello stesso sottoprodotto, notoriamente ricco di potassio.
L'attività di ricerca che ha portato a mettere in luce queste utili proprietà antiparassitarie della
borlanda di barbabietola da zucchero è stata portata avanti dal gruppo di ricerca dell'Università di Wageningen
nell'ambito del progetto “REPCO” (= sostituzione del rame nella produzione biologica di uva da vino e mele in
Europa), attività di ricerca parzialmente finanziata dal 6° programma “Framework” della Commissione Europea.
Articolo di Luca Federico Fianchini, 31 gennaio 2007. |