La cannuccia di palude colonizza le praterie grazie alla simbiosi con alcuni batteri del suolo
Il ceppo eurasiatico dell'erba infestante Phragmites (
Phragmites australis), che è giunto negli Stati Uniti circa 200 anni fa, proveniente dalla zona Europeo-asiatica, sta creando da alcuni anni seri problemi nelle praterie, dove è arrivato anche a sopravanzare i ceppi locali (presenti qui da circa 10.000 anni) che sopravvivono solo in zone isolate ed in porzioni di suolo sommerso (zone umide).
Per questa ragione uno studio condotto presso l'Università del Deleware ha posto in luce il meccanismo messo in atto dalla pianta per avere successo nel processo di colonizzazione del suolo.
La ricerca è stata condotta da un'equipe interdisciplinare, operante all'Istituto di Biotecnologia del Deleware, condotta da
Harsh Bais, assistente di Scienze delle Piante e del Suolo ed è stata riportata nel numero di dicembre del giornale scientifico 'Plant Physiology' (=Fisiologia vegetale).
In uno studio precedente lo stesso Bais aveva scoperto che il Phragmites si serve anche del meccanismo dell'allelo-patia (emissioni radicali tossiche nel suolo) per competere con altre infestanti, ostacolandone lo sviluppo nelle sue vicinanze.
Nello studio appena concluso egli ha invece scoperto che il Phragmites produce elevati livelli del composto fenolico gallotannino, precursore dell'acido gallico (un composto fito-tossico), che nel terreno viene trasformato in acido gallico per azione di un enzima idrolitico (la tannasi) prodotto da un ceppo di batteri della rizosfera, che utilizzano il gallotannino come fonte di carbonio.
In conseguenza di questo reciproco vantaggio si può affermare che questi batteri sono in un rapporto di simbiosi con il Phragmites australis, che grazie alla produzione di acido gallico riesce a colonizzare meglio i suoli anche a scapito dei ceppi statunitensi di Phragmites, i quali si avvantaggiano dello stesso processo, ma con una produzione di gallo-tannino e quindi di acido gallico inferiore. Come afferma Bais, 'I tannini in questo processo sono per il Phragmites simili ai partners di un'azione criminosa'.
Riferisce Bais: “adesso abbiamo una strada da seguire per recuperare il suolo colpito” . “Dopo anni di ricerche abbiamo identificato un meccanismo che potrà condurre alla soluzione della invasione di Phragmites”.
Collaboratori del Prof.Bais in questa ricerca sono stati
Thimmaraju Rudrappa ex-ricercatore di post-dottorato presso la stessa università, che opera adesso come ricercatore presso la società DuPont;
Emily Alff, una studentessa universitaria che è stata coinvolta nella ricerca ad una borsa di studio 'Research Experiences for Undergraduates (REU)' e
Thomas Hanson, professore assciato di bioscienze marine presso il Collegio di Terra, Oceano e Ambiente.
Anche nel 2008 era stata pubblicata su Agrolinker un'analoga ricerca del Dott. Harsh Bias che, anche in quel caso collaborando con il Dott.Thimmaraju Rudrappa, aveva identificato un meccanismo fisiologico di comunicazione tra le piante ed i batteri del suolo. Le piante, fu appurato, si servono dell'acido malico per attrarre il batterio 'Bacillus subtilis', che a sua volte interviene per difenderle dall'attacco di batteri fitopatogeni. L'articolo era intitolato:
Le piante possono organizzare la loro difesa dai parassiti chiamando in aiuto alcuni microrganismi utili.
Fonte/i: Deleware State University, 23 dcembre 2009
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 31 gennaio 2010
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