Il 'mais volontario' è il 'Cavallo di Troia' della Diabrotica virginifera nell'attaccare le colture di mais del 'Corn Belt' statunitense
Un problema di frequente spiacevole attualità in estate, per la cerealicoltura del nord-Italia, è la Diabrotica virginifera virginifera, un coleottero crisomelide galerucino, cioè dello stesso genere della Galerucella luteola, un insetto intenso defogliatore delle piante di olmo.
Il danno maggiore prodotto dalla Diabrotica virginifera virginifera (Corn rootworm) è realizzato dagli individui allo stadio larvale, i quali rodono le radici della pianta nella zona del colletto e ne provocano la caduta al suolo. La causa principale delle infestazioni di Diabrotica è stata identifica in Italia nella monosuccessione di mais, condizione in cui questa coltura segue a se stessa per vari anni sullo stesso appezzamento e con essa i suoi parassiti, che di anno in anno divengono quindi più aggressivi.
Negli Stati Uniti la lotta alla Diabrotica è più agevole poiché il mais (transgenico) BT è resistente anche a questo insetto, che viene ucciso dalla tossina BT, prodotta in natura dal Bacillus Thuringensis, di cui esistono varie sottospecie, una della quali è in grado di uccidere i crisomelidi ed alcuni altri coleotteri.
Il problema sorto attualmente negli Stati Uniti è la constatazione che cominciano ad insorgere ceppi, non solo di lepidotteri, ma anche di Diabrotica, che paiono resistere alla tossina BT.
Il fenomeno di resistenza oggetto di attenzione è causato da un 'nemico' che si nasconde abilmente tra le file di piante amiche: si tratta di piante di mais traditrici, o meglio, come definite dagli studiosi 'volunteer corn' (='mais volontario'), poiché si sviluppa spontaneamente, dalla granella caduta durante le operazioni di mieti-trebbiatura.
La questione è stata meglio circostanziata da due studiosi della Purdue University, università posta in uno stato confederale, l'Indiana, che è situato all'interno della fascia di produzione intensiva dei cereali (corn-belt), di cui fan parte anche l'Illinois e l'Iowa. Christian Krupke assistente di entomologia alla Facoltà di Agraria della Purdue University e Bill Johnson, professore di Malerbologia, hanno scoperto in test di campo, che il mais ibrido di seconda generazione, sviluppatosi accidentalmente, conterrebbe nel 50% delle piante una dose di tossina BT inferiore a quella presente nelle piante di mais ibrido derivate da semente acquistata presso un rivendore autorizzato. Alcune delle piante testate presentavano anche gravi danni da Diabrotica virginifera virginifera.
Christian Krupke, sostiene che le larve della
Diabrotica virginifera virginifera (western corn rootworm) nutrendosi di piante di 'mais volontario' riescono a sopravvivere e, in seguito alla minore pressione selettiva indotta da una dose ridotta di tossina BT, questo insetto rischia di riuscire ad adattarsi alla presenza anche di dosi più elevate (letali) della tossina, nell'ambiente di crescita, come si verifica nella normale coltura di mais BT originata interamente dalla semina dell'ibrido commerciale. Questa situazione di rischio per il sistema di produzione intensivo del mais statunitense non si avrebbe se la concentrazione della stessa tossina fosse sempre maggiore, come si riscontra nelle normali piante di mais ibrido BT, nelle quali è presente una dose idonea ad essere mortale per il 100% degli individui del parassita.
Riferisce Krupke: 'Adesso esse (le piante) sono esposte ad una fonte sub-letale di BT che prima non esisteva. Questo fatto diviene problematico.'
Il problema sorge quindi da una circostanza accidentale e diversa dalla norma che prevede che il mais ibrido raccolto dall'agricoltore venga inserito nella catena di utilizzo-trasformazione, o venduto ad altro utilizzatore-trasformatore: non è possibile ripiantare lo stesso mais raccolto, sia per la presenza del diritto del costitutore, che impone di riacquistare il mais-seme dal rivenditore ogni anno (ad un prezzo maggiore del mais alimentare quotato sul mercato), che per problematiche di natura genetica (minore vigore ibrido della semente riseminata e quindi minore produttività/ettaro, ed inoltre, come evidente in questo caso, minor contenuto della utile tossina BT). Il rispetto di questi principi da parte degli agricoltori non esclude però il caso accidentale che una mietitrebbia mal-settata riversi della semente raccolta sul terreno dando origine ad una seconda generazione qualitativamente inferiore.
Il mais volontario quando presente all'interno di altre colture, come ad esempio la soja, può essere facilmente identificato, per il fatto che esso si erge sopra le altre piante superandole in altezza. Ma ucciderlo può essere costoso poiché il mais BT è anche resistente all'erbicida Roundup (nome commerciale del principio attivo erbicida Gliphosate prodotto dalla società Monsanto) e cioè il prodotto in genere più usato dagli agricoltori in presemina.
Riferisce Johnson: 'Un mais-coltore deve quindi aggiungere (al gliphosate usato in presemina) un altro erbicida per controllare le piante volontarie. Essi usano il Roundup per uccidere una dozzina di erbe infestanti e questo fatto aggiunge al coltivatore una grande spesa per controllare una pianta infestante sola'; 'fondamentalmente si sta sviluppando un nuovo problema infestanti'.
Nell'avvicendamento continuo (monosuccessione) di mais, il problema è più grave perchè il mais non è distinguibile alla vista rispetto alle altre piante. E poiché le piante volontarie hanno gli stessi geni dell'ibrido seminato, non esiste un erbicida che ucciderebbe solo le piante sgradite.
Johnson ha suggerito, come soluzione, di esplorare prima le colture per eliminare le piante 'volontarie' appena possibile ed assicurarsi poi che le mietitrebbie (combines) siano regolate in modo idoneo per assicurare una ridotta perdita di granella di mais, che diverrebbero piante volontarie nella successiva stagione di crescita.
Krupke e Johnson hanno infine riferito che questa linea di ricerca si focalizzerà in futuro su come determinare quali siano le piante volontarie nelle mono successioni di mais e su quanti individui di Diabrotica sopravvivano e sviluppino una tolleranza alla tossina BT. La ricerca compiuta è stata sovvenzionata dall'Alleanza per la soja dell'Indiana (USA). I risultati d questo studio sono stati pubblicati in un numero recente del Giornale di Agronomia.
Fonte/i: Purdue University - Indiana (USA), 3 agosto 2009
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 22 agosto 2009
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