Sulla strada dell'intelligenza artificiale, una colonia di formiche è risultata più efficiente dell'uomo nel trovare soluzioni per problemi complessi
Uno studio pubblicato online il 22 luglio sul giornale 'Proceedings of the Royal Society: Biological Sciences dell'Università Statale dell'Arizona' partendo dai comportamenti di aggregazione sociale di una specie di formica arriva alla definizione di un principio che potrà essere forse utile negli studi sull'intelligenza artificiale.
Da decenni ormai l'informatica procede a passi da gigante nei suoi studi e l'obbiettivo ambizioso di molti ricercatori è riuscire a creare un computer che ragioni, realizzando il sogno della cosiddetta 'intelligenza artificiale'.
Analizzando comportamenti della formica Temnothorax curvispinosus, gli studiosi statunitensi
Stephen Pratt e Susan Edwards hanno dedotto che le formiche svolgono i loro compiti in modo più razionale che l'uomo. A molti potrà non far piacere tale affermazione, ma ciò si verifica proprio perché oggetto del confronto sono l'uomo come individuo e le formiche nel loro esistere come aggregazioni sociali (colonie). La formica per se stessa non è più intelligente dell'uomo, anzi forse lo è meno, ma la sua forza è di vivere in aggregazioni sociali. Quindi oggetto di attenzione, nello studio del Temnothorax curvispinosus, è stata la sua interattività sociale, che pone la formica nella vantaggiosa condizione di disporre di una sorta di 'intelligenza collettiva'.
Dall'analisi dei comportamenti collettivi di Temnothorax curvispinosus, il Dottor Stephen Pratt, che opera presso il 'College of Liberal Arts and Sciences' della Scuola di Scienze della Vita dell'Università Statale dell'Arizona, ha definito che quando un singolo uomo si trova a fronteggiare delle scelte particolarmente impegnative, frequentemente si comporta in modo irrazionale, non altrettanto avviene per le colonie di formiche. Le considerazioni degli autori di questo studio sono partite dalla valutazione del comportamento del Temnothorax curvispinosus, nella sua particolare abilità di scegliere il luogo dove creare il nido.
Alla base di un comportamento razionale, viene sottolineato, vi deve essere una coerenza nelle scelte effettuate, che avviene dapprima stabilendo una serie di priorità rispetto all'obbiettivo da conseguire (es. una buona forma fisica), per cui posto che l'esigenza A sia più importante della B e questa più della C (es. rispettivamente: fonti di alimento, accoppiamenti e siti di nidificazione), la coerenza nelle valutazioni consisterà nel non essere possibile che un giorno si preferisca A a B ed un altro invece B ad A.
La possibilità di mantenere una coerenza nelle scelte sarebbe quindi il punto forte della società delle formiche, le quali si suddividono i compiti secondo delle priorità, ragion per cui ciascun individuo sarà incaricato di fronteggiare delle scelte ridotte a poche opzioni differenti. Inoltre le scelte, nella fase antecedente la creazione di una colonia, in cui la formica opera singolarmente, sono limitate tra due siti di caratteristiche confrontabili, per arrivare a definire dove realizzare il nuovo nido: praticamente un problema molto semplice.
La possibilità di dover disporre di limitate opzioni di scelta anche in condizioni di vita collettiva riduce la possibilità di compiere errori e fa in modo che ogni formica agisca sempre in modo razionale nello svolgere la funzione che gli è stata attribuita, dando complessivamente origine, a livello di colonia, secondo l'idea di Pratt, ad una sorta di intelligenza, o forse meglio di 'saggezza collettiva'. Questo tipo di considerazioni può portarci anche a percepire le possibili cause di scelte umane irrazionali e forse la relazione esistente tra processo cognitivo e costrizione.
Riguardo la prospettata possibile applicazione di questo studio alle Scienze Sociali, in una domanda dell'intervistatore dell'Università dell'Arizona, Pratt precisa però che: 'E difficile da dirsi, ma vale almeno la pena di considerare la possibilità che alcune limitazioni strategiche alle conoscenze di ciascun individuo potrebbero migliorare le prestazioni di un gruppo ampio e complesso che sta cercando di compiere qualcosa a livello collettivo'.
In effetti non pare essere però questo l'obbiettivo dello studio del Dottor Pratt, quanto invece la possibilità di sviluppare un nuovo approccio negli studi sull'intelligenza artificiale:
Riferisce infatti Pratt che 'L'idea chiave nella robotica collettiva è che singoli robots possono essere relativamente semplici e non sofisticati, ma si può ugualmente ottenere un complesso ed intelligente risultato, fuori dal gruppo'. 'L'abilità di funzionare senza un complesso controllo centrale è realmente desiderabile in un sistema artificiale e l'idea che limitazioni (impostate) a livello individuale possano addirittura aiutare un gruppo è potenzialmente utile'.
Pratt è membro del 'Heterogeneous Unmanned Networked Team (HUNT)' (Squadra interconnessa eterogenea e non denominata), un progetto finanziato dall'Office of Naval Research (ONR) (Ufficio di Ricerche Navali) per permettere lo sviluppo di soluzioni a problemi ingegneristici ispirate ai modelli biologici.
Fonte/i: Arizona State University 24 luglio 2009
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 31 luglio 2009
I commenti per questo articolo sono stati chiusi.
Alcuni articoli tematicamente collegati
If a reasearch from your equipe has been reviewed into this article and you realize there is a lack in our source-reporting, feel free (->)to send by email (e.g.) a WebSite address referring to the research/ers (specifying the web-address of this article), so that they could be linked (note: sometimes are also links within the article).
Every report about outdated links and articles will be pleased as well.
- Please, don't send curricula and not related data.