Secondo l'Agenzia Ambientale Europea l'inquinamento da ozono, anche responsabile di danni alle colture, è in calo in Europa, ma non ovunque

L'Agenzia Ambientale Europea (EEA = European Environmental Agency) ha segnalato di recente che l'inquinamento da ozono a livello del suolo è in calo, ma non ovunque, nel territorio comunitario.
L'ozono è un vecchio-nuovo conoscente degli agricoltori, che scopriamo anche leggendo i quesiti inseriti nei forum agricoli, dove periodicamente essi segnalano strani ingiallimenti fogliari diffusi in modo omogeneo nella coltura e non riconducibili né a carenze di azoto, né di ferro, di microelementi, o a virosi. Di fronte al quadro sintomatologico prospettato alcuni tecnici agricoli indicano la possibilità sia in corso sulla coltura un danno da ozono (03) un composto derivato dall'ossigeno e prodotto nell'atmosfera da reazioni chimiche causate dall'inquinamento.

E' bene precisare subito che il problema dell'ozono nell'aria non ha nulla a che vedere con il buco dell'ozono, che interessa un alto strato dell'atmosfera composta di ozono, noto come ozonosfera. Questo strato aereo, nella zona al di sopra dell'Artide (30%) ed Antartide (70%), si starebbe assottigliando lasciando passare, attualmente durante la primavera, alcune radiazioni nocive agli organismi viventi, che altrimenti sarebbero filtrate dalle molecole di ozono, con un intensità pressoché omogenea su tutto il nostro pianeta. Il rischio che consegue a questo diverso problema è una maggiore frequenza di tumori della pelle.

L'ozono combinato con alcune sostanze inquinanti ha, specialmente durante l'estate, un effetto caustico sui tessuti sia vegetali, ma anche animali e quindi è oggetto di grande attenzione perché è indicato come responsabile di affezioni respiratorie, sempre più comuni nella grandi città, ma anche di morti premature (Fonte EEA).
La notizia di fonte comunitaria che ci dovrebbe portare conforto è che gli agenti inquinanti alla base della formazione dell'ozono sarebbero in calo, ma non si riscontra ovunque un altrettanto omogeneo calo dei livelli di ozono atmosferico, per questo motivo un recente report della EEA cerca di spiegare le ragioni di questa apparente contraddizione, avvalendosi anche di dati sulla qualità dell'aria relativi a tutta Europa provenienti dall'archivio 'AirBase' e di modelli matematici idonei ad interpretare i fenomeni oggetto di attenzione.
I dati più attendibili, perchè riguardanti un più prolungato periodo di tempo (14 anni) tra quelli presenti nell'archivio 'AirBase' riguardano solo quattro nazioni (Olanda, Gran Bretagna, Austria e Svizzera) e solo nelle prime due vi sarebbe stato un calo del livello di ozono.
L'abbattimento dei livelli di ozono può verificarsi a seguito di specifiche variazioni meteorologiche annuali, ma la EEA segnala che purtroppo nelle nazioni del Sud Europa in cui questo problema è più grave mancano dati di lunga durata e quindi non è possibile effettuare le dovute analisi e previsioni. Per la dipendenza di questo problema dalla condizioni meteorologiche è ovviamente prospettato che una variazione planetaria delle condizioni climatiche potrebbe influenzare anche l'entità di questo fenomeno.

Per quanto riguarda le piante il danno da ozono non è sempre agevolmente determinabile, ma un utile elemento di riscontro è la omogenea diffusione del danno all'interno di tutta la coltura, con ingiallimenti internervali puntiformi, evidenti sulla pagina superiore delle foglie di dicotiledoni, in corrispondenza degli stomi (posti sulla pagina inferiore della foglia). Molte informazioni su questo problema sono ottenibili dalla lettura della (breve, 20 pagine) pubblicazione della Regione Lombardia sui danni dell'ozono alle colture, realizzata in collaborazione con i tecnici dell'Istituto di Patologia Vegetale della Facoltà di Agraria di Milano: 'Danni da ozono troposferico sulle colture erbacee estensive' (file '.pdf', 687 Kb).

Fonte/i: Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA), 20 luglio 2009

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 22 agosto 2009



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