Le forme solitarie della locusta hanno, per necessità di adattamento, un cervello più grande
Uno studio condotto da scienziati dell'università di Cambridge (UK), riguardo la migrazione delle locuste (Schistocera gregaria, ortottero celifero), uno degli insetti più dannosi nei climi caldo-aridi, ha posto in luce una particolare differenza anatomica tra le sue forme solitarie e gregarie, non causata da una mutazione genetica, ma da un fenomeno di adattamento, che ha luogo durante la sciamatura e le cui cause gli scienziati del
Dipartimento di Zoologia dell'Università di Cambridge hanno tentato di spiegare in un recente studio.
Le locuste del deserto sono note per i loro attacchi massici e distruttivi, durante i quali formano grandi sciami in cui prevale la 'forma gregaria', ma quando esse migrano e si nutrono, esse sono insetti che appaiono anatomicamente differenti, poichè appartenenti alla 'forma solitaria', che si caratterizza dal punto di vista etologico per l'evitare il contatto con i propri simili.
Il
Dr. Swidbert Ott ed il
Dr. Stephen Rogers hanno effettuato uno studio che ha necessitato in primo luogo della creazione dell'oggetto dell'esperimento: essi hanno infatti allevato in isolamento, durante tre successive generazioni, individui della forma gregaria, ricavandone alla fine altri della forma 'solitaria', anatomicamente differente in alcuni suoi aspetti.
Successivamente essi hanno effettuato dei confronti tra l'anatomia degli insetti della prima e della terza generazione e constatato che in quest'ultima, le locuste presentavano un cervello di forma e dimensioni differenti: esso appariva, nella forma solitaria, più grande e del 30% più largo. Inoltre le regioni di questo organo, che svolgono differenti funzioni, presentavano variazioni dimensionali. Più in particolare nelle forme solitarie sono state riscontrate maggiori dimensioni delle parti rilevanti ai fini della visione e dell'olfatto. Nelle forme gregarie le parti più sviluppate sono invece risultate quelle che controllano i processi di apprendimento e di elaborazione di informazioni complesse. Queste caratteristiche, secondo il Dr.Ott aiuterebbero la locusta a sopravvivere all'interno di sciami composti da miliardi di individui in forte competizione nell'accesso alle fonti di cibo. In tali condizioni il rischio per chi perde è di trasformarsi in nutrimento per altre locuste.
Del resto, secondo la fonte, anche nei vertebrati, la sfida di vivere in gruppo e di competere nell'accesso al cibo sarebbe all'origine dell'aumento della dimensione del cervello.
Questo elemento di relazione tra aspetti anatomici e comportamentali rimarca l'importanza della locusta, come animale di riferimento, nello studio della relazione tra stile di vita degli animali, loro comportamento e struttura cerebrale.
Fonte/i: Università di Cambridge, Dipartimento di Zoologia, Dr. Swidbert Ott, neurologo e Dr. Stephen Rogers, zoologo
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 31 maggio 2010
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