L'instaurarsi di resistenza alla tossina BT, secondo quanto riferisce la Società Americana di Entomologia, può essere prevista, monitorata e prevenuta
L'instaurarsi di resistenza alla tossina BT secondo quanto riferisce la società Americana di Entomologia, può essere previsto, monitorato e gestito nell'ottica di mantenere la resistenza ad alcuni insetti nocivi, indotta nelle varietà vegetali (es. mais) geneticamente modificate (GM), dalla capacità di sintetizzare la tossina Bt, normalmente nociva a tali insetti, i quali altrimenti, persistendo nell'azione parassitaria sulla coltura, ridurrebbero notevolmente la sua redditività in quei comprensori in cui (ad es.) il mais succede a se stesso di anno in anno (monosuccessione).
L'adozione fin dal 1996 di colture geneticamente modificate (GM) produttrici della tossina Bt, prodotta in natura dal Bacillus thuringensis ha permesso la coltivazione, in tutto il mondo, di 200 milioni di ettari di mais resistente ad alcuni (importanti parassiti tra cui si annoverano lepidotteri come la piralide e coleotteri come il crisomelide diabrotica nel mais (corn rootworm). Ciò ha permesso consistenti risparmi di denaro ed abbattimento dei costi di produzione in quei paesi in cui le colture GM sono autorizzate.
Purtroppo la costante sottoposizione degli insetti alla presenza della tossina, che in natura è invece presente come conseguenza di una occasionale infezione batterica, che può colpire i detti parassiti, ha determinato la selezione di popolazioni resistenti, per loro caratteristica genetica alla tossina Bt, che pertanto perde gradualmente la sua efficacia, anche in natura.
Ne consegue la necessità di approntare delle strategie di lotta ai parassiti bersaglio che permettano di mantenere l'efficacia di questo composto sintetizzato ora, anche da alcune colture geneticamente modificate.
Un studio pubblicato a dicembre dal giornale 'Journal of Economic Entomology' ed intitolato 'Resistenza degli insetti alle colture BT evolutasi in pieno campo: definizione, teoria e data', cerca di circoscrivere le cause del fenomeno e di dare indicazioni per prevenirlo.
Questo studio parte dall'analisi di dati provenienti da altri 41 studi che hanno avuto luogo nei 5 continenti e permette, attraverso questo grosso bagaglio di dati, di concludere che la resistenza alla tossina BT è circoscrivibile a poche popolazioni di insetti, come riferisce il principale autore di questo studio, il Dr. Bruce E. Tabashnik:
'La resistenza non è qualcosa di cui avere paura, ma qualcosa che ci possiamo aspettare e che possiamo gestire se la capiamo. Dozzine di studi che monitorano come i parassiti hanno risposto alle colture BT hanno creato un tesoro di dati, che mostra che la resistenza è insorta in poche popolazioni di insetti, ma non in molte altre. Analizzando sistematicamente i dati estensivi, possiamo imparare cosa acceleri l'insorgere di resistenza e cosa lo ritardi. Con questo genere di conoscenze possiamo più efficacemente prevedere e contrastare l'insorgere di resistenza negli insetti parassiti'.
Tra le strategie proposte dai vari autori di questo studio, sullo stesso argomento, la
Società Americana di Entomologia segnala le seguenti:
- La strategia rifugio: la coltivazione di colture non BT vicino a colture BT rallenta l'evolversi della resistenza negli insetti, incrementando la possibilità che insetti non resistenti possano accoppiarsi con altri resistenti con il risultato di avere alla fine una progenie non resistente alla tossina BT.
- Coltivazione di colture che abbiano inclusa in se la capacità di sintetizzare due diverse tossine Bt, con il risultato di avere una minore possibilità che insorga resistenza ad entrambe (pyramided crops).
- Raccolta di insetti dal campo che abbiano sviluppato resistenza alla tossina Bt.
Fonte/i: Società Americana di Entomologia, 23 novembre 2009
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 30 novembre 2009
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