Uno studio del processo di infestazione/danno produttivo alle patate da parte di larve del lepidottero Tecia solanivora ha mostrato un insolito incremento di produzione
Un insperato risultato è stato ottenuto da un normale studio del processo di infestazione di Solanum tuberosum, la comune patata, da parte di larve di Tecia solanivora, un lepidottero parassita ampiamente diffusosi dagli anni '70 in Centro-America (particolarmente in Guatemala), su questa coltura e
segnalato dall'EPPO anche in alcune zone della Spagna. In seguito all'infestazione le patate residue diverrebbero più grandi, con una gradualità di questo fenomeno che può arrivare in caso di gravi infezioni a determinare un raddoppio della produzione.
Secondo quanto segnalato dall'EPPO il danno prodotto ai tuberi colpiti da questo insetto è molto simile a quello di altri lepidotteri, ovvero gallerie contenenti rosura di vario tipo ed esuvie (=spoglie degli stadi larvali), derivanti dal processo di metamorfosi del bruco. I fori di uscita delle larve sarrebbero infine di forma circolare e diametro 2-3 mm.
L'infestazione di questo parassita sulle varietà di patata coltivate nelle Ande della Colombia è spesso così grave da richiedere l'effettuazione di un trattamento chimico antiparassitario ogni due settimane e quindi con forte incidenza sui costi di produzione e sull'ambiente. Questo fatto ha indotto l'effettuazione di studi volti a circoscrivere quello che appariva come un grave fenomeno di infestazione parassitaria.
Probabilmente gli agricoltori colombiani avevano sì verificato l'esistenza di sintomi sulle patate colpite, ma non avevano accreditato l'esistenza di una correlazione positiva tra il processo infettivo e quello che a volte diveniva un incremento produttivo per questa coltura; per questo motivo, una volta indagato il processo di infestazione, i ricercatori hanno potuto accertare che la composizione chimica delle secrezioni digestive orali (saliva) emesse dallo stadio giovanile (larva, o bruco), durante l'attività nutrizionale di questo insetto, provocano un'abnorme risposta fisiologica all'attacco del parassita da parte delle piante di patata, determinando quindi un marcato incremento dimensionale e ponderale dei tuberi sani.
Allo studio qui documentato hanno preso parte ricercatori dell'Università di Cornell (stato di New York – USA), dell'Università di Göttingen (Germania) e dell'Università Nazionale della Colombia. Esso è stato pubblicato sul numero del 28 aprile 2010 del
giornale 'peer-reviewed' (= con revisione paritaria, o dei 'pari') Ecological Applications.
Circa la causa fisiologica di tale incremento dimensionale, i ricercatori coinvolti in questo studio, tra cui
Andrè Kessler assistente di ecologia e biologia evoluzionistica alla Cornell University, ritengono che la saliva dell'insetto incrementi il tasso di fotosintesi della pianta, per compensare la perdita di tuberi causata dall'attacco dei bruchi di Tecia solanivora. Per conseguenza un quantità addizionale di carbonio è trasportato nella pianta ed utilizzato per creare amido, che andrebbe poi ad assommarsi a quello prodotto in condizioni normali, determinando la formazione di tuberi più grossi. In effetti fenomeni di questo tipo sono già noti ed in particolare le piante possono dar luogo, secondo quanto riferisce Kessler, ad un certo numero di risposte in presenza dell'attacco di insetti ed altri animali tra cui cambiamenti nel metabolismo, o produzione di tossine.
Per contrapposto gli erbivori possono sviluppare stategie contrastanti le attività difensive delle piante ed influenzare qundi i loro meccanismi difensivi. Afferma in conclusione Kessler: 'Questo potrebbe essere un esempio in cui la co-evoluzione causa una gara che ha condotto ad un benefico risultato per entrambi gli organismi.
Un altro elemento chiave in questa direzione sembra che sia lo stabilirsi di un giusto equilibrio tra patata e suo insetto parassita; infatti quando le larve di Tecia solanivora infestano più del 10% dei tuberi, la pianta svilupperebbe produzioni commercializzabili (dopo la rimozione dei tuberi infestati), che arrivano a pesare fino 2 volte e mezzo quelle in cui non vi siano piante danneggiate.
E' stato riscontrato che quando le patate erano danneggiate in una misura del 20%, il raccolto commercializzato risultava essere ancora doppio rispetto a quello ottenibile in condizioni normali.
Quando la metà delle patate erano infestate, il raccolto era invece quantitativamente equivalente a quello in cui non vi fosse stata infestazione.
Questi risultati hanno quindi forti implicazioni pratiche per i coltivatori di patate, infatti Uuna volta isolato il composto responsabile di questo fenomeno, si potrebbero riuscire a concretizzare marcati incrementi produttivi in alcune varietà di patata.
'La farfalla notturna Tecia solanivora si nutre di tutte le varietà di patata ma finora, riferisce Poveda, solo questa tra le 7 varietà che sono state testate come parte di un più ampio progetto, ha risposto con un incremento di produzione'. Ella ha poi aggiunto: 'In futuro verranno verificate ulteriori varietà commerciali di patata, così come patate selvatiche'.
Questo studio è stato sovvenzionato dalla Fondazione tedesca di Ricerca sulla Patata.
Fonte/i: Cornell University (New York , USA), 27 maggio 2010
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 31 maggio 2010
I commenti per questo articolo sono stati chiusi.