Il sistema agroalimentare lombardo nel censimento agricolo del 1997 (analisi statistiche del PSR 2000-2006)
Analisi generale del settore agroalimentare lombardo
Il sistema agroalimentare lombardo risulta rappresentare la punta di maggiore produttività nell'ambito di quello complessivo nazionale. Esso, infatti, in base ai dati del 1996 utilizzati, presenta le seguenti caratteristiche:
  • I più elevati indici di produttività economica per unità di superficie e per addetto.
  • Il valore aggiunto agroalimentare maggiore in Italia (=14,8%)(tenedo conto sia del settore agricolo che alimentare).
  • La P.l.v. lombarda rappresenta il 13,4 di quella nazionale; nell'ambito della P.l.v. i valori sono così distribuiti:
    • Valore più elevato per le produzioni zootecniche (=70,5%, rispetto al 40% della media nazionale di incidenza delle produzioni di tale settore, rispetto alle produzioni agricole di ciascuna regione).
    • Incidenza del 22,9% per le produzioni vegetali a fronte di un 33,3% nazionale e del 4,7% per le produzioni arboree rispetto 27,1% nazionale.
Per quanto riguarda la dimensione media delle aziende agricole lombarde, questa risulta superiore alla media nazionale: In questo ambito le aziende comprese nelle maggiori classi dimensionali risultano in percentuale maggiore rispetto alla media nazionale e producono il 72 % del Reddito Lordo Standard (RLS) e quasi il 50% del RLS è stato prodotto da solo il 4,4% delle aziende agricole lombarde; sempre nell'ambito della dimensione media delle aziende lombarde, quelle di piccole dimensioni risultano presenti in percentuale minore rispetto alla media nazionale.
Rispetto all'impegno di tempo nel settore agricolo, circa 1/3 delle aziende può essere classificata come "professionale". Esse utilizzano l'80% della superficie agricola e producono il 90% del RLS; le altre aziende sono classificabili come "accessorie", o "per autoconsumo".
Solo 1/3 delle aziende lombarde (in funzione del RLS aziendale) sono dunque in grado di assicurare il reddito ad almeno un occupato a tempo pieno, anche se tra queste quelle produttrici del R.L.S. più elevato sono quelle che ricorrono anche all'utilizzo di manodopera salariata, mentre, invece, quelle che utilizzano solo manodopera familiare hanno spesso redditi che si avvicinano a quelli delle aziende "accessorie" e "marginali".
Il valore comunque ridotto di occupazione (e di RLS) prodotto anche dalle imprese condotte con l'utilizzo di manodopera esterna, (in pratica le aziende più produttive), dimostra quanto, anche per esse, siano necessari i finanziamente del PSR, i quali giungeranno a tali aziende, prevalentemente attraverso i contributi per gli investimenti a favore dell'azienda agricola (misure A, B, G e indirettamente L e Q del PSR), le misure agroambientali (misura F e U, meno, H ed I del PSR) e le azioni per la certificazione ISO 9000 e 14000 della misura M.
Le aziende più grandi rappresentano, in pratica, la fetta di produttori impegnati nelle grandi produzioni di pieno campo e di latte, mentre le aziende accessorie, o per autoconsumo hanno un importanza per mantenere la presenza dell'uomo sul territorio, nelle zone marginali (dal punto di vista del reddito agricolo), dove esse sono prevalentemente presenti (zone prealpine e alpine); queste aziende si avvantaggerano quindi maggiormente delle vere e proprie misure per lo sviluppo rurale ( P: Agriturismo; H e I : Forestazione; J: Alpeggi; O e T, nelle zone "obbiettivo 2"; E: Sostegno al reddito nelle zone svantaggiate; oltre alle misure di interesse agroambientale: F ed U e le azioni per la certificazione ISO 9000 e 14000 della misura M; inoltre vantaggi indiretti possono giungere dall'adozione di enti pubblici e di associazioni di produttori delle misure L, M e N).