Caricare pile con il contenuto del rumine
"Caricare pile con il contenuto del rumine" è un articolo pubblicato sul bollettino di maggio
pubblicato dall'INTA Istituto Nazionale Argentino di Tecnologia Agricola
(http://www.inta.gov.ar/), il quale riprende un articolo dell'ASABE, l'Associazione
Nord Americana degli Agronomi e Biologi (http://www.asabe.org/), che a sua volta
si rifà ad una ricerca dell'università dell'Ohio.
Nell'articolo firmato dall'ingegnere agronomo dell'INTA, Jorge Hilbert vengono dati i dettagli di questo interessante studio nel settore della ricerca
sulle fonti di energia di origine agricola, argomento di grande attualità non solo in Italia, ma in paesi di tutto il mondo, dopo la recente impennata
dei prezzi del greggio.
Secondo quanto riportato in questo articolo sarebbe possibile estrarre energia a partire dall'attività di alcuni
specifici microrganismi attivi nel rumine dei bovini, ma presenti anche negli escrementi; tali microrganismi eterotrofi
si alimentano degradando la cellulosa all'interno del rumine:
sarebbe sufficiente solo ½ litro di succo digestivo, estratto dal rumine, per sviluppare 600 millivolts di elettricità, e cioè, secondo quanto riferito,
una quantità corrispondente alla metà di quanto necessario per ricaricare una normale pila ricaricabile.
La ricerca è stata condotta da ricercatori dell'Università dell'Ohio (Ann Christy, professore associato di "ingegneria alimentare, agricola e biologica",
Hamid Rismani-Yazdi, uno studente, laureatosi nella stessa materia, Olli Tuovinen, professore di microbiologia e Burk Dehority, professore di scienze
animali) i quali avrebbero realizzato una pila biologica costituita di due capsule, una contenente succo ruminale e l'altra un agente ossidante, il
ferrocianuro di potassio.
Il movimento di protoni dalla capsula anodo a quella con funzione di catodo, lungo un cavo che connette i due elettrodi genera corrente elettrica.
Il voltmetro applicato sul circuito elettrico indica un voltaggio massimo di 0,58 volts, che diminuisce con la graduale degradazione della cellulosa.
La ragione di questo studio, secondo quanto spiegato dagli stessi autori americani dell'articolo, all'interno del sito internet dell'università dell'Ohio,
sarebbe l'elevato costo delle apparecchiature necessarie per la conversione dell'energia del biogas in corrente elettrica (circa 28.000 dollari) e la
ridotta efficienza di utilizzo dell'energia del biogas da parte del generatore di corrente elettrica; di qui l'idea della conversione diretta dell'energia
chimica del succo ruminale, o più praticamente di reflui zootecnici, in corrente elettrica, per azione degli stessi microrganismi attivi nella digestione
anaerobica del letame. Viene infatti fatto notare che residui di cellulosa permangono anche negli escrementi dei ruminanti.
Per maggiori informazioni in fondo alla notizia, posta nel bollettino dell'INTA, è stato riportato il recapito dell'autore dell'articolo.
Fonte/i: Bolettino dell'INTA numero 74 del maggio 2006 - "It's electric: cows show promise as powerplants", comunicato di ricerca dell'Università dell'Ohio, Columbus
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 25 giugno 2006
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