L'introduzione della robotica in agricoltura è una frontiera non molto lontana

La disponibilità di componenti elettroniche e dispositivi molto evoluti e l'inter-disciplinarietà dei gruppi di ricerca attivi in molte università del mondo promette di portare in agricoltura le innovazioni che da un po' di tempo si stanno diffondendo in altri settori. Anche in Italia vi sono dei gruppi di lavoro in questo ambito; essi si avvalgono della fondamentale collaborazione di ingegneri elettronici ed informatici ed operano nell'applicazione della tecnologia GPS all'agricoltura, ...ma non si tratta solo di GPS.
Il GPS permette di attribuire delle coordinate geografiche a dei parametri di campo di vario tipo (presenza di ristagno idrico, assenza di elementi nutritivi, infestazioni di malerbe, attacchi fito-patologici, o di altri parassiti), che descrivono fenomeni che quindi possono variare nei diversi punti dell'appezzamento di terreno analizzato. La raccolta dei dati avviene anche per mezzo di trattori che si muovono sull'appezzamento, ad esempio, durante le operazioni colturali e quindi moto da vicino, condizione che permette loro di acquisire dati di buona qualità (risoluzione grafica).
Questi valori possono poi essere archiviati su un personal computer grazie alla tecnologia GIS, che associa un archivio dati a delle posizioni ben precise (coordinate) poste su mappe geografiche (=geo-referenziate), che rappresentano, ad esempio, un appezzamento di terreno.
Quello che è il tassello più importante è però il componente elettronico ed il dispositivo che più si adatti alle esigenze di campo, potendo rilevare i dati senza danneggiare le colture. I dati raccolti vengono poi elaborati da software che si avvalgono di algoritmi in grado di tener conto delle principali variabili di campo.
Un algoritmo è un espressione algebrica (matematica); tra le molteplici disponibili, ve ne sono alcune in grado di rappresentare graficamente un dato fenomeno in modo più adeguato e quindi che risultano più adatte alle relative elaborazioni di dati manuale, o (meglio) computerizzata.
Un software è una sequenza di operazioni automatiche di calcolo, che si basano quindi su di uno specifico algoritmo prescelto allo scopo.
Complessi algoritmi ci permetteranno quindi di valutare lo stato delle colture, rilevato da sensori ottici, o di altro tipo e di archiviare i dati elaborati in mappe geo-referenziate. Altre mappe rappresentanti graficamente il fenomeno in oggetto potranno essere stampate mettendoci poi nella condizione di indirizzare le operazioni agricole in modo mirato a risolvere il problema presente.
In altri casi dei sensori rilevano semplicemente delle immagini della copertura vegetale (della coltura, o di infestanti ) e queste immagini vengono successivamente elaborate.
Quello che appare ai nostri occhi è un processo di assemblaggio e cioè ciò che avviene già da tempo anche in altri settori, come ad esempio in informatica in cui un programma viene costituito a partire da 'oggetti' (porzioni di codice di programmazione) precedentemente creati (programmazione ad oggetti); in questo caso si tratta di assemblare tecnologie preesistenti frutto della ricerca di base internazionale. Le equipe di ricerca più aggiornate conosceranno tutti i più recenti ritrovati e le precedenti ricerche e saranno dotate di quella conoscenza delle difficoltà operative 'di campo' che richiedono soluzioni.
Per questo motivo leggendo il breve articolo dell'Ingegnere Agronomo Ramiro E. Cid dell'INTA – IIR di Castelar (Argentina), cogliamo l'importanza per le scienze agrarie di disporre di professionalità a cavallo tra l'esperienza di campo e la pratica di laboratorio in collaborazione con equipe multi-disciplinari.
Egli si domanda: 'Che caratteristiche dovrebbe avere un robot polverizzatore' (per trattamenti fito-sanitari in campo)? Nel suo articolo ci spiega poi che queste tecnologie oggi sono a portata di mano, infatti egli segnala sono necessari per mettere a punto il robot, un sistema di autoguida e ne segnala due come alternativi, un sistema di identificazione dei parassiti (ne esistono vari, uno, relativo alle infestanti, è stato trattato in questo articolo; un gruppo di questi dispositivi, ci viene descritto, si basa sul riconoscimento della forma e della tessitura delle infestanti per differenziarle, per mezzo di un programma, dalla coltura presente in campo. Il metodo segnalato come più promettente si baserebbe sulla misurazione della lunghezza d'onda di radiazioni che una volta somministrate vengono riflesse. Tale riflessione avviene in ambiti dello spettro luminoso diversi per lunghezza d'onda in ogni diversa coltura. Tutto ciò che è riflesso fuori da questo ambito dello spettro luminoso viene considerato erba infestante da parte del dispositivo identificatore.
E' infine necessario per completare il 'nostro' ideale robotino, un dispositivo per eliminare le infestanti una volta identificate.

           

Fonte/i: Newsletter IIR-INTA, Argentina, 4/2009, articoli dell'Ing. Elettr. Louis Moltoni e dell'Ing. Agr. Ramiro E. Cid. - Atti della Soc. Agraria di Lombardia, n.° 3-4, di 7-12/2008, convegno: 'La ricerca agricola in Lombardia – Resoconto del Prof.Luigi Bodria

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 28 aprile 2009



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