Un documento FAO propone uno sviluppo sostenibile per le colture energetiche, che tuteli le contadine dall'emarginazione sociale

Un comunicato dell'agenzia mondiale per l'alimentazione (FAO) dell'ONU, emesso il 21 aprile 2008 pone in luce che è stato pubblicato un documento intitolato (->) 'questioni di genere e pari opportunità nella produzione dei biocarburanti liquidi ridurre al minimo i rischi e massimizzare le opportunità'. Questo documento effettua un'analisi del tessuto sociale dei territori rurali nei paesi in via di sviluppo ed arriva attraverso esso a trattare le conseguenze sui contadini poveri della produzione su larga scala dei biocarburanti liquidi. Successivamente analizza alcuni aspetti del lavoro tipico delle piccole attività agricole in questi luoghi del nostro pianeta.. Tutto ciò ci può permettere di comprendere meglio le conseguenze della diffusione di monocolture agro-energetiche sulle piccole comunità contadine.

La tesi fondante di questo documento, secondo quanto riferisce un comunicato FAO, è che le colture energetiche potrebbero divenire una buona opportunità per i contadini poveri dei paesi in via di sviluppo, se queste nazioni realizzassero un politica che favorisca la loro partecipazione alla coltivazione, facendo in pratica in modo che possano sussistere anche colture per la produzione di materia prima per l'industria energetica all'interno di piccole aziende agricole, le quali tra l'altro si avvalgono frequentemente di terre marginali, che possono riuscire ad essere, per esse, sufficientemente redditizie, mentre fornirebbero probabilmente uno scarso contributo ad imprese agricole di grandi dimensione in cerca di ulteriori superfici agricole su cui espandere la monocoltura da biocarburante.
Per ottenere l'obbiettivo di vedere gli agricoltori di territori marginali entrare del sistema di produzione dei biocarburanti sarebbe necessario però, secondo l'autrice di questo documento, che si aumenti la possibilità di accesso alle terre per i contadini, così come l'accesso ai capitali e per conseguenza ai fattori produttivi agricoli, frutto della moderna tecnologia, che finora hanno limitato per essi la possibilità di avvantaggiarsi dei guadagni, che potrebbero derivare loro da queste coltivazioni.
L'autrice di questo documento evidenzia inoltre che è importante che le colture energetiche non competano direttamente, od indirettamente con l'approvvigionamento di acqua e di legna dei villaggi rurali, perché se ciò si verificasse le donne, tradizionalmente responsabili, nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, della raccolta di queste risorse si troverebbero a dover percorrere chilometri per effettuare le necessarie provviste, perdendo molto del tempo da loro dedicato ad assicurarsi altre fonti di reddito.
In molti piccoli villaggi contadini, le donne svolgono, secondo recenti statistiche un ruolo sempre più importante e per questo lo sviluppo di politiche che possano determinare l'incremento del numero di contadini poveri, determina per conseguenza un aggravamento della vulnerabilità alla fame ed alla povertà delle donne in molte zone della terra. Più in particolare se i contadini verranno allontanati anche dalle terre marginali per lasciare spazio alle colture energetiche, le quali cercano sempre nuove superfici su cui espandersi, essi si troveranno a coltivare terre ancor più marginali, che pertanto produrranno un reddito ancor più ridotto di quello di cui godono attualmente i contadini dei paesi in via di sviluppo.
Inoltre nel caso del rapido incremento della produzione su ampia scala dei biocarburanti verrebbe meno la domanda di abilità in piccoli lavori agricoli, come quelle relative alla selezione, gestione ed immagazzinamento delle colture locali (che mantengono la biodiversità locale), capacità queste che fan parte del bagaglio tecnico tradizionalmente tipico delle contadine nei centri rurali dei paesi in via di sviluppo; a ciò conseguirebbe quindi che i nuclei familiari che fanno affidamento sull'attività di donne capofamiglia rischiano di trovarsi svantaggiati rispetto a quelle con a capo uomini. Questo fatto acquisisce maggiore importanza in quei paesi in cui siano più frequenti situazioni di questo tipo, come ad esempio in Africa meridionale (40%) e nei paesi caraibici (35%).
Lo studio citato dal comunicato FAO chiede quindi una strategia di sviluppo dei biocombustibili, che sia sostenibile per l'ambiente dei sistemi agroalimentari locali esistenti, in modo che si impedisca la perdita delle attività agricole tradizionali e delle abilità e conoscenze specializzate dei contadini, che sono importanti per la sicurezza alimentare delle comunità rurali.
Infine il documento FAO sottolinea la necessità di continuare a studiare l'impatto socio-economico di questi fenomeni e ricavare nuovi dati riguardo l'effetto della produzione di biocarburanti sulla vita degli uomini e delle donne nei paesi in via di sviluppo.

Fonte/i: Food and Agriculture Organization (FAO), 21 aprile 2008

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 agosto 2008


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