Scheda di approfondimento: L'emancipazione sociale ed economica delle agricoltrici è un fattore chiave per lo sviluppo delle economie di molte nazioni del Terzo Mondo
La FAO torna a parlare della mancanza di uguaglianza tra uomo e donna nell'accesso alla proprietà di terra, come elemento di estrema rilevanza nel condizionare l'efficacia delle politiche di sviluppo agricolo delle molte nazioni povere.
Attività di analisi del contesto sociale delle comunità agricole nei paesi in via di sviluppo, realizzate come premessa alla programmazione dell'utilizzo delle scarse risorse economiche a disposizione di organizzazioni internazionali, finiscono per evidenziare che laddove l'agricoltura non riesce a superare uno stadio primordiale vi sono forti limiti alla libertà economica delle donne, le quali, se anche giungono ad avere un ruolo operativo centrale nell'organizzazione dei compiti delle comunità agricole, non godono però sempre di pari diritti ed opportunità rispetto agli uomini, i quali inoltre, spostandosi dai villaggi in cerca di lavoro, li lasciano di fatto in una situazione di 'empasse', non avendo le donne accesso ad una pari attività d'iniziativa economica.
Il peso di un tale condizionamento sullo sviluppo è evidente in caso come quello del Malawi, una nazione dell'Africa australe, la cui economia dipende per l'80% dall'agricoltura.
Il tema dell'emancipazione delle donne nelle comunità agricole dei paesi in via di sviluppo è stato anche al centro dell'attenzione del recente vertice del Consiglio dei Governatori del
Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), che ha vuto luogo il 18 febbraio 2010 a Roma. In questo contesto sono state riportate anche alcune testimonianze di donne di successo, tra cui
Tahler, una delle 100 donne più potenti al mondo nella classifica di Forbes del 2009, la quale evidenzia ancora una volta uno degli aspetti su cui spesso i programmatori dello sviluppo agricolo si sono soffermati: 'Le donne sono vincenti negli affari perché hanno la capacità di aspettare che quanto hanno piantato cresca'. Queste considerazioni si adattano perfettamente al contesto dell'attività agricola: l'agricoltore deve saper aspettare che il raccolto cresca nei campi, confidando molto nella clemenza degli agenti naturali, non sempre favorevoli. Laddove l'agricoltura declina vi è invece spesso una perdita di motivazione per la sua scarsa remuneratività nel breve periodo, rispetto ad altre occupazioni; per altro verso nelle zone economicamente marginali in cui l'agricoltura ancora sopravvive, cresce la percentuale di donne imprenditrici.
L'agricoltura su scala ridotta, una soluzione a misura delle condizioni pedoclimatiche tropicali
L'attualità delle tematiche di cui si è parlato emerge indirettamente anche da altri recenti studi, che hanno evidenziato che l'agricoltura su scala ridotta, poco realistica nel contesto economico di produzioni intensive, volte a massimizzare le rese, sarebbe invece la migliore forma di organizzazione dei rapporti produttivi nel contesto dell'economia dei paesi in via di sviluppo.
Piccole attività agricole sono quelle che più tipicamente sorgono intorno a villaggi rurali di tante nazioni in via di sviluppo, nei quali le donne coordinano le attività agricole quando gli uomini si trovano altrove a lavorare.
Questo nuovo modello che propone uno sviluppo agricolo intorno a piccole attività produttive è stato sviluppato da
Ivette Perfecto e
John Vandermeer, ricercatori presso l'Università del Michigan (USA), in uno studio sovvenzionato dalla
Fondazione Nazionale per la Scienza degli Stati Uniti. Il modello di sviluppo economico proposto è alternativo a quello tradizionale della 'transizione forestale' (forest transition model), osservato nello sviluppo economico statunitense, secondo il quale la deforestazione delle terre sarebbe temporaneamente necessaria allo sviluppo dell'agricoltura, fino al momento in cui un calo di popolazione rurale, in migrazione verso i centri urbani, permetterebbe l'aumento di dimensione delle aziende che, passando ad uno sfruttamento intensivo e tecnologico della risorsa suolo, lascerebbero riforestare naturalmente i terreni meno produttivi, che diverrebbero poi luoghi idonei alla tutela della biodiversità.
I due studiosi dell'Università del Michigan, dopo un'analisi in chiave negativa degli effetti dell'applicazione di tale modello di sviluppo alle politiche economiche dei paesi del Centro e Sud America, suggeriscono invece il modello di crescita già indicato e denominato 'matrix quality model' (basato sulla qualità delle produzioni), in base al quale per ottenere un'adeguata provvista di alimenti e contemporaneamente tutelare la biodiversità, sarebbe più utile realizzare attività agricole su scala ridotta.
Essi, considerando anche l'aspetto agronomico, sostengono che produzioni agricole su scala ridotta permetterebbero di ottenere, in zone a clima tropicale, un migliore utilizzo della risorsa suolo, con produzioni a volte anche più elevate rispetto a quelle conseguibili da attività agricole intensive. Infine una tale organizzazione del territorio agricolo, se supportata da tecniche di agricoltura sostenibile e consociazione colturale, permetterebbe una coesistenza della biodiversità agraria e naturale con le attività agricole, in un contesto in cui le aziende avrebbero anche la funzione di corridoi ecologici, utili per la fauna selvatica.
Un altro studio condotto dall'
Istituto internazionale per la Ricerca sul Bestiame zootecnico (CGIAR-ILRI) e ripreso anche dal quotidiano sudafricano
'Business Daily' mostra ancora una volta la considerazione di cui gode in Africa un modello di sviluppo dell'agricoltura fondato su produzioni in scala più ridotta e procede inoltre in un'analisi critica della recente politica agricola realizzata dalla 'governance' del Kenia, accusata di aver distrutto l'economia delle piccole aziende agricole, ovvero quella forma di agricoltura che tradizionalmente era in passato la principale fonte di approvvigionamenti alimentari di questa nazione.
L'agricoltura intensiva, secondo quanto emerge dallo studio dell'ILRI proposto dal Business Daily, avrebbe mostrato in Kenia i suoi maggiori limiti per l'assenza di un elemento agronomico chiave: un'adeguata disponibilità di acqua per irrigazione. Per altro verso lo spostamento della popolazione agricola verso i centri urbani avrebbe portato, a fronte di stipendi stabili ai livelli degli anni scorsi, un incremento dei prezzi dei cereali tra il 56% ed il 75% (in gran misura importati), circostanza che ha messo alla fame le popolazioni locali molto più di quanto poteva avvenire fino ad una ventina di anni fa, quando adeguate politiche di sviluppo sostenevano il settore agricolo.
L'attualità di queste osservazioni pare confermata anche da un'apparente coincidenza del contesto economico dei paesi in via di sviluppo, con quello delle aree marginali collinari e montane delle nazioni sviluppate, dove i dati statistici mostrano spesso che le donne rappresentano una elevata percentuale dell'imprenditoria agricola, in realtà economiche in cui prevale agricoltura estensiva, attività agricole a basso impatto ambientale e servizi espressione della multifunzionalità agricola (es. agriturismo e commercializzazione di produzioni tipiche).
Il ruolo di rilievo svolto dalle donne nelle comunità agricole dei paesi in via di sviluppo, pone pertanto in primo piano la necessità di mettere rapidamente a punto politiche economiche che permettano il conseguimento di condizioni di pari opportunità, aiutando così indirettamente ad emancipare economicamente le piccole comunità rurali fondate su un tale modello organizzativo del lavoro agricolo.
Un archivio giuridico dei diritti delle donne agricoltrici pubblicato sul sito internet della FAO (->) Genero y derecho a la tierra (vers. in spagnolo)
La FAO, ritenendo che le politiche agricole dei prossimi decenni dovranno necessariamente tener conto dell'accesso delle donne alla proprietà della terra, ha predisposto un archivio documentale interdisciplinare, che nello scopo dovrebbe tornare utile alle organizzazioni governative per raccogliere le informazioni necessarie a predisporre più efficaci politiche di sviluppo agricolo e di approvvigionamento alimentare.
Come sottolinea Zoraida Garcia, esperta in ricerche di genere e sviluppo della FAO: 'La FAO riceve regolarmente molte richieste dagli stati membri ed altri attori della comunità internazionale che vorrebbero comprendere in che maniera le disparità di genere influenzano, o sono influenzate da questioni inerenti la proprietà della terra. Per questo motivo abbiamo sviluppato questo strumento, con l'obbiettivo di aiutare ad offrire una visione completa della questione'.
- Tra le norme basate sui costumi tradizionali, le questioni religiose e le pratiche sociali che influiscono sulle differenze nel diritto alla terra per questioni di genere si possono elencare:
- Le autorità e le istituzioni tradizionali.
- Eredità e pratiche successorie di fatto.
- Discrepanze/lacune tra diritto positivo e consuetudinario.
Uno degli elementi basilari che si evidenziano in molte situazione in cui le donne non godano di un pari diritto di accesso alla terra sarebbe, secondo quanto riferito da Garcia, la grande distanza tra i diritti formali e la pratica. In molti casi le Costituzioni nazionali permettono che donne e uomini abbiano uguale diritto di accedre alla proprietà fondiaria, ma la realtà quotidiana è molto differente. Spesso questi diritti sono minacciati da leggi che entrano tra loro in conflitto, o antiche pratiche tradizionali ed istituzionali, che assegnano i titoli di proprietà e l'eredità a uomini, o a loro eredi.
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Alcuni dettagli sugli autori dello studio dell'Università del Michigan:
John Vandermeer è professore di ecologia e biologia evolutiva ed inoltre professore alla scuola di risorse naturali ed ambiente dell'Università del Michigan. LaIvette Perfecto è professore di ecologia e scienze naturali. L'articolo di Perfecto and Vandermeer, pubblicato sugli atti della Fondazione Nazionale della Scienza (PNAS) degli Stati Uniti d'America è parte di un rapporto speciale trattante di soluzioni per la crisi alimentare mondiale.
Le tesi di questo studio sono state anche proposte da Perfecto, Vandermeer and Angus Wright nel loro libro 'La Matrice della Natura' ('Nature's Matrix'), pubblicato lo scorso anno da 'Earthscan', che tratta del legame tra agricoltura, conservazione delle risorse anturali e sovranità alimentare.
Fonte/i: Fondazione Nazionale per la Scienza degli Stati Uniti - FAO - Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) - Istituto internazionale per la Ricerca sul Bestiame zootecnico (CGIAR-ILRI) - Business Daily - Africa
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 28 febbraio 2010
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