Uno studio del CNR: Fasce pascolive come barriere anti-incendio

Il 22 agosto scorso (2007) l'Ispettorato Centrale del Corpo forestale dello Stato ha rilasciato un comunicato stampa in cui viene fatto il punto della situazione degli incendi dall'inizio dell'anno.
Il numero di incendi è raddoppiato rispetto al 2006 e la superficie interessata dalle fiamme è aumentata di molto. Le regioni più interessate sono state la Calabria e la Campania, l'origine è prevalentemente colposa (92%) e da riferirsi a cattiva conduzione delle attività agricole e forestali con ricorso al fuoco per effettuare la pulizia dei terreni e l'eliminazione dei residui vegetali (56%), o 14% per ripulire i terreni incolti.
Utili alla comprensione del fenomeno sono i dati di quest'anno relativi ai responsabili degli incendi: essi sono prevalentemente pensionati ed operai, di età compresa nel 49% dei casi tra i 51 ed i 70 anni. Provocare un incendio è un delitto contro la pubblica incolumità, e per questo motivo è perseguito penalmente. Se la causa è una colpa la pana varia da 1 a 5 anni di prigione, mentre se l'incendio è doloso si và da 4 a 10 anni, ma tutto ciò, forse poco noto, non è stato sufficiente a ridurre gli incendi.
Nonostante la parte principale nel contrasto degli incendi sia ancora svolta dal loro diretto spegnimento un certo rilievo assume anche l'attività di prevenzione ed, in questa direzione, già da tempo il Corpo Forestale dello Stato è attivo nel monitore i boschi per mezzo di telecamere; a tale attività si affianca l'utile contributo di singoli, in primis agricoltori, spesso direttamente interessati all'effetto dei danni. A loro disposizione sono posti annualmente, d'estate, alcuni numeri di telefono per effettuare segnalazioni di focolai d'incendio al Corpo Forestale, o al Dipartimento della Protezione Civile.
Parallelamente sono in corso attività di studio e ricerca al fine di adottare nuove tecniche di gestione del territorio rurale, tra cui la modifica di alcune delle tecniche colturali praticate nei distretti rurali, dove al diminuire delle attività agricole (specialmente nelle zone marginali) il bosco avanza, occupando i terreni non più coltivati e depositandovi periodicamente residui vegetali.
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