<--- 1| Per una efficace comprensione della legge è utile operare una distinzione tra fonti di rumore poste all'interno di locali ed altre poste all'esterno, sono queste ultime a risultare oggetto di attenzione della legge sull'inquinamento acustico, insieme con la tutela acustica dell'ambiente abitativo.
Le emissioni di rumori all'interno di locali sono definite a livello generale dal regolamento di polizia urbana, che stabilisce gli orari che i cittadini devono rispettare per non produrre rumori molesti. Chiunque necessiti di svolgere alcune attività produttive che possano originare rumori per entità e numero di ore maggiori rispetto a quanto prestabilito dai regolamenti di polizia urbana deve fare richiesta all'ufficio commercio del comune di residenza, che gli rilascerà un'apposita autorizzazione; nel caso questa attività dovesse essere svolta invece in luoghi aperti egli deve presentare una dettagliata documentazione di "previsione di impatto acustico", che se in deroga ai limiti di emissione prestabiliti (deroga prevista per i periodi di villeggiatura) viene vagliata anche dall'ARPA, che definisce in aggiunta le soglie di emissione da rispettare, il tutto al fine di ottenere un "autorizzazione comunale per le attività rumorose temporanee in ambiente esterno".

L'elemento centrale di questo strumento legislativo è il Piano di Zonizzazione Acustica, che definisce la destinazione produttiva delle differenti zone di un centro abitato, in funzione delle esigenze acustiche delle differenti zone, cui corrispondono relative classi e soglie di rumore massime ammesse (in decibels); per questo motivo il Piano di Zonizzazione Acustica deve essere coordinato con gli altri strumenti urbanistici esistenti (piano regolatore, ecc.).
Le classi possono essere diverse, a seconda della stagione, per le zone con forti fluttuazioni turistiche stagionali, per permettere maggiori emissioni nei periodi di maggiore afflusso turistico; invece nelle zone paesaggisticamente più gradevoli la fruizione turistica si avvantaggerà della fissazione di valori massimi di emissione in ambiente esterno più bassi, per ciascuna classe.
Si evidenzia così che in uno stesso comune vi sono zone in cui, per la destinazione produttiva prevista (es. industriale), vi è la possibilità di diffondere maggiori rumori ed altre zone (classe I), in cui invece tali emissioni acustiche sono meno tollerate (es. zone ospedaliere e scolastiche, o parchi per la cui fruibilità sia prevista la presenza di scarso rumore). Disegno ed elaborazione grafica di Luca Federico Fianchini; ottobre 2006 Le discoteche ed i luoghi di intrattenimento danzante, indipendenti dagli edifici non possono essere in classi inferiori alla IV, mentre le zone rurali con uso costante di macchine agricole devono essere in classe III (L.R. Lazio n.18/2001).
E' prevista inoltre dalla legge la necessità di adozione di regolamenti locali per l'attuazione della disciplina statale e regionale per la tutela dall'inquinamento acustico attraverso la regolamentazione delle molteplici attività rumorose (es. raccolta immondizia, ecc.).

Esiste infine un altro strumento molto importante. Il Piano di Risanamento Acustico che impone ad ogni amministrazione locale di ridurre le emissioni acustiche, laddove determinate fonti di rumore identificate siano di entità superiore rispettivamente ai valori limite di emissione da una sorgente sonora e di immissione nell'ambiente abitativo.
Il piano di risanamento acustico viene redatto periodicamente da ciascun comune ed è passibile di modifiche su proposte presentate dai cittadini entro un mese dalla sua esposizione nell'albo pretorio dei comuni. Trascorso tale tempo il comune apporta le modifiche e lo presenta all'amministrazione provinciale per l'approvazione.
La Provincia oltre ad approvare i piani trae da essi indicazioni, espressione delle singole realtà locali, da proporre alla regione per la definizione di piani regionali di risanamento acustico che devono poi servire come punti di riferimento per i comuni di tutta la regione nella redazione dei successivi piani comunali.