Alcuni spunti di approfondimento sul paesaggio storico, il paesaggio naturale ed il paesaggio agrario

Negli ultimi mesi intenso è l'interesse verso una normativa che dia un maggior rilievo e tutela al paesaggio agrario.
Il discorso è partito a settembre con la proposta dell'On. De Petris, illustrata in questo (->) stream video di Repubblica Tv.
Più di recente un altro elemento ha arricchito questa discussione e cioè la sentenza della Corte Costituzionale n. 367 del 7 novembre scorso, che conferma il 'valore assoluto e primario del paesaggio', a partire dalla quale, come segnala il Fondo per l'Ambiente Italiano, nella newsletter del 21 novembre scorso, l'On. Rutelli in occasione del convegno del FAI “S.O.S. Paesaggio: aggiornarsi per intervenire”, tenuto ad Assisi il 10 novembre, avrebbe lanciato una proposta, avente per oggetto la creazione del reato di 'frode paesaggistica', che comporterebbe misure di carattere penale per chi danneggi il paesaggio utilizzando documenti falsi, o falsificando documentazione allo scopo di edificare in violazione delle norme.

Non si può non apprezzare proposte di questo tipo, ma si deve però anche constatare come spesso alcuni parlando alla gente comune di paesaggio si riferiscano ad un generico 'paesaggio storico', con il rischio di trasmettere un'idea di paesaggio, a volte anche agrario, ma comunque esteriore ed immobile, mentre soffermandoci un attimo a guardare e a pensare al paesaggio agrario ci rendiamo facilmente conto come la sua estetica sia strettamente legata alle dinamiche agricole e come la politica agricola (di mercato) degli ultimi anni abbia indirettamente impoverito la bellezza di molti paesaggi, portando via alcune attività agricole (viticoltura, zootecnia, alcune colture erbacee) da aree meno vocate, o dove la popolazione agricola invecchiando tendeva a cedere le quote produttive.
La liberalizzazione dei mercati agricoli internazionali in graduale arrivo lascia presupporre che col modificarsi delle 'regole di base' si possa avere in futuro la possibilità di riportare anche piccoli allevamenti in zone collinari in cui sono spariti e colture come la viticoltura produttiva in tanti territori dai quali è stata esclusa prevalentemente sulla base di una minore vocazione produttiva.
Però questa motivazione proprio negli ultimi giorni va perdendo almeno in parte la sua credibilità, considerato che adesso diverrà in parte possibile migliorare artificialmente la qualità del vino indipendentemente che il vigneto si trovi, o meno in una zona vocata. Pare infatti che la nuova organizzazione di mercato (OCM) del settore viti-vinicolo consentirà oltre a simulare l'invecchiamento per mezzo di trucioli di quercia (indicato però in etichetta), anche la pratica dello zuccheraggio, che permette di elevare il grado alcolico dei vini (es. quelli del nord Europa, che sono un po' carenti da questo punto di vista), aggiungendo zucchero. A questo punto viene in mente che, al perdere di peso della vocazionalità produttiva, alcuni distretti vinicoli dismessi potrebbero vantare anch'essi un bel paesaggio da associare al prodotto nella attività di commercializzazione, riportando quindi una redditizia viticoltura in territori dove attualmente non vi è più, riportando su tante colline i tronchi nodosi delle piante di vite.

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