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Pertanto il paesaggio rurale è bello in quanto agricolo e l'ambiente è equilibrato per lo
stesso motivo, perdendosi il tessuto di aziende operative sul territorio non si ha più un
turismo rurale, ma un turismo naturalista, che vive meno il legame con il territorio e cerca
più spesso paesaggi naturali, con abitazioni di pietra che ormai poco hanno a che fare con la
originaria cultura contadina di tanti luoghi, ma che servono, più probabilmente per soddisfare
il bisogno di molti di possedere una dimora in un luogo che sappia di storia e di antico.
Forse è per cogliere questa necessità che nasce l'idea di tutelare il paesaggio storico
piuttosto che quello agricolo e realizzare così un'opera di marketing territoriale, che
associ l'immagine dei prodotti agroalimentari di un dato luogo, con una trasposizione ideale
del suo patrimonio storico e culturale.
Ma ben pochi luoghi sono così intrisi di storia da poter prescindere dal valorizzare il
paesaggio come semplice paesaggio agrario, inteso non un paesaggio imbalsamato, ma un
paesaggio vitale, con attività e quindi rumori, odori, macchie di colore, dislivelli e
linee di discontinuità.
In alcuni casi sono stati recentemente proposti, con attenzione al paesaggio agrario, anche
degli interventi mirati per circostanze particolari, come è il caso di una
(->) misura normativa varata nei mesi scorsi e volta a incentivare la permanenza di
forme tradizionali di allevamento vegetale di agrumeti, mentre un'analoga misura sembra
sia stata prevista per i vigneti ed inclusa nella
(->) nuova ocm vitivinicola.
Queste potature sovvenzionate sono forme meno redditizie, ma che mantengono nel tempo
l'aspetto tradizionale di alcuni paesaggi caratteristici, in cambio di un premio alle aziende
che le compensi per la minore resa e quindi per il servizio offerto alla collettività. Il criterio
è quindi lo stesso che veniva proposto sopra dal rapporto SOFA e cioè di pagare le aziende che
svolgono azioni di tutela del paesaggio locale, le quali in genere hanno in primis una valenza
ambientale, mentre in questo caso prevale quella paesaggistica.
Più di recente, con la nuova programmazione paesisitica, è sorta complessivamente una maggiore
attenzione per un paesaggio comunque vitale in quanto legato ad attività economiche e quindi
in costante ma graduale ed equilibrata trasformazione e per questo la tutela del paesaggio
agrario passa anche per la pianificazione paesistica
(--> Piani paesistici),
che è stata di recente rinnovata e potenziata, sulla base della 'Convenzione Europea del
Paesaggio' e del 'Codice dei beni culturali e del paesaggio', approvato nel 2004 e che ha tra
i suoi obbiettivi quello di tenere in considerazione, da un lato le attività produttive e
dall'altro il coinvolgimento delle comunità dei luoghi su cui insiste un dato paesaggio, le
quali traggono giovamento dalla sua presenza e tutela.
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