Il paesaggio è al centro della nuova pianificazione rurale
Articolo resoconto di convegno, di Luca Federico Fianchini, 29 novembre 2006.

Venerdì 23 novembre si è svolto a Roma un convegno dal titolo "Paesaggio ed agricoltura - I piani paesistici per la gestione e la valorizzazione dello spazio rurale", che è stato promosso dall'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Roma, dalla Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Lazio e da quella dell'Umbria.
Durante questo evento hanno avuto luogo numerosi interventi di ricercatori e professionisti che hanno illustrato la loro esperienza in relazione alla pianificazione paesistica degli anni passati ed alle attività in corso.

Il piano paesistico è uno strumento normativo comparso per la prima volta con la legge Galasso (1986), la quale introdusse nel quadro giuridico italiano il concetto di paesaggio che, in tale ottica, era costituito da specifiche porzioni del territorio di una regione, espressione del paesaggio "storico", da ammirare per le sue prerogative estetiche e per questo da inventariare. Successivamente il "Codice Urbani" (D. Lgs.42/2004) e la "Convenzione Europea sul Paesaggio" - adottata nel 2000 e recepita a settembre 2006 dall'ordinamento italiano - hanno portato ad una nuova codificazione del concetto di paesaggio, che lo vede riconosciuto giuridicamente nel momento in cui sia posto in un territorio abitato in cui l'uomo interagisce con l'ambiente nell'esercitare le attività economiche.
Dall'interazione tra uomo e paesaggio, nell'esercizio delle attività economiche, si determinano delle modificazioni, che fanno sì che questo assuma caratteristiche diverse nei differenti contesti (urbano, rurale, ecc.). Il paesaggio è pertanto definito ora come un territorio vivo ed in evoluzione, ambientalmente sano ed in cui è ben rappresentata la biodiversità.

Anche un paesaggio degradato, o non bello deve però essere tutelato, come sottolinea nel suo intervento il dottor Riccardo Priore, che evidenzia che esso è una componente essenziale dell'ambiente di vita delle popolazioni ed un elemento della loro identità e per questo, come indicato dalla Convenzione Europea del Paesaggio, la gente deve essere chiamata a partecipare ai processi decisionali, che possano determinare modifiche della dimensione paesaggistica del territorio in cui vive. Per permettere il godimento di questo diritto viene indicato che gli organi decisionali siano decentrati al massimo sul territorio secondo l'applicazione del principio di sussidiarietà.
A questo punto diviene però decisiva la presa di coscienza di questo ruolo da parte delle popolazioni, le quali devono eleggere rappresentanti locali che abbiano una sensibilità marcata per queste problematiche. Una conferma dell'esistenza di questa coscienza collettiva viene da un indagine condotta in Umbria, in cui risulta che la popolazione locale sarebbe disposta a spendere 47 euro a famiglia per la tutela del paesaggio.

La nuova pianificazione paesistica derivata dal "Codice Urbani" introduce, come sottolineato dal prof. Antonio Leone, Ordinario di "Assetto del Territorio" all'Università della Tuscia (VT), la possibilità di analizzarlo a livello di una intera regione; a tale analisi può poi seguire anche una prognosi.
Questo nuovo approccio al paesaggio, necessariamente multidisciplinare, coinvolge molteplici figure professionali e si adatta particolarmente alla regione Lazio, dove ben il 65% del territorio è soggetto a vincolo paesaggistico. In questa regione il gruppo coordinato dal dott. agronomo, prof. M.Samperi, operando nel piano di assetto della riserva regionale dei monti Navegna e Cervia, ha messo a punto un modello di pianificazione, che tiene conto dell'interazione tra componente ambientale ed economica, quest'ultima espressione dell'attività umana, che è agricola nel caso del paesaggio agrario.
Tale modello permette di definire delle modalità operative applicabili nella pianificazione paesistica regionale, che consentono di individuare dei "Contesti paesistici e locali", e dei "Paesaggi", unità di paesaggio utili per pervenire ad un assetto di piano e definirne delle linee di sviluppo da utilizzare per garantire la tutela e la valorizzazione del paesaggio.

Il paesaggio agrario è un bene che pur privo di un valore d'uso ha un suo valore intrinseco che può conferire un vantaggio utile a quelle aziende agricole di molte aree marginali del territorio italiano, che vogliono mettere a frutto le opportunità offerte dalla multifunzionalità, offrendo sia produzioni, che servizi e tra questi particolarmente l'attività agrituristica. L'agriturismo si avvantaggia della presenza di un paesaggio gradevole alla vista e quindi del mantenimento in vita di sistemazioni del suolo tradizionali, formazioni vegetali in equilibrio con l'ambiente e tecniche colturali riducenti l'erosione pedologica, che hanno modellato nel tempo la morfologia del territorio rurale, rendendolo bello e oggetto di richiamo turistico.
Questo tipo di considerazioni ha spostato a tratti l'attenzione degli interventi, dalla pianificazione paesistica, al Piano di Sviluppo Nazionale (PSN) in corso di approvazione in sede comunitaria ed ai Piani di Sviluppo Rurale (PSR) regionali, che da esso trarranno origine. Un motivo di forte interesse per la nuova programmazione di sviluppo rurale è dato dal fatto che le differenti azioni di sovvenzione delle attività agricole e dei servizi verranno integrate in un nuovo approccio "orizzontale", che potrà dar luogo a misure che riguarderanno non più una singola azienda, ma più aziende, attive sinergicamente per obbiettivi comuni.
In tale contesto si è sviluppato anche l'intervento dell'Assessore Valentini della Regione Lazio che ha mostrato nei suoi discorsi come la politica agricola di questa regione abbia già implementato il nuovo approccio programmatorio, con l'approvazione della nuova legge per l'agriturismo e con la promozione dello sviluppo di una "rete", che unisce in un'azione comune sinergica "orizzontale" le attività produttive e di servizi svolte da differenti comparti produttivi dell'agricoltura del Lazio, per favorire lo sviluppo di un agricoltura a basso impatto ambientale, che si rifletterà inevitabilmente anche in un miglioramento della qualità del paesaggio agrario locale.

Il paesaggista è la figura professionale attiva sul paesaggio, che richiede, per la complessità delle tematiche coinvolte, una formazione multidisciplinare; per questo motivo molto significativo è stato l'intervento dell'Arch.Bruschi, presidente dell'Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (AIAPP), che riunisce tra i suoi iscritti architetti, agronomi ed altri professionisti del paesaggio. Egli ha portato l'attenzione di tutti sulla complessa vicenda del riconoscimento del titolo di "paesaggista", attualmente previsto dal DPR 328/2001, come sezione dell'albo dell'Ordine degli Architetti, ma che a suo dire ha generato sconcerto e confusione in molti progettisti ed operatori del settore del paesaggio, un settore, è bene notare, in cui operano in Italia professionalità molto diversificate, ma anche affermate a livello internazionale.
Per concludere il suo discorso l'Arch.Bruschi ha raffrontato le competenze attribuite ai paesaggisti dal DPR 328/2001 e quelle attribuite invece da noti organismi europei ed internazionali quali l'EFLA e l'IFLA, che associano alcuni dei più noti rappresentanti di questo settore.

Il convegno è stato concluso dall'intervento di alcuni dottori agronomi che hanno portato la loro esperienza relativamente al ruolo che può svolgere ed al contributo che può apportare l'agronomo nella pianificazione paesistica e nelle commissioni urbanistiche comunali, in virtù della sua multidisciplinarietà e profonda conoscenza dei processi socio-economici attivi nel territorio rurale.