La
(->)Comunità Montana di
Camerino(MC) nell'ambito di un'attività di rilancio dell'economia
del territorio montano ha quindi realizzato l'8 novembre 2008 una presentazione 'in campo' del lavoro
svolto dai ricercatori, consistente in un cantiere boschivo sperimentale in località 'Forca di Gualdo',
località posta nel comune di Castel S.Angelo sul Nera (MC), dove sono stati invitati tecnici, imprenditori
del settore, ricercatori, docenti e rappresentanti politici locali. In questa occasione è stato proposto un
nuovo modello di gestione ed esbosco delle zone montane, utile a meglio tutelare l'ambiente, il paesaggio
e quindi la gestione turistica del territorio, particolarmente quello dell'Alto Nera (Visso, Ussita,
Castel S.Angelo sul Nera), una zona montana del maceratese, avente una superficie per il 45% boscata,
con incrementi annui del 4,6%, pari a 70.000 metri cubi. In questo comprensorio coesistono attività
agricole, forestali e turistiche anche invernali, con la parallela necessità di tutelare il territorio,
il paesaggio e l'ambiente.
Brevi note sull'economia agricola della Comunità Montana di Camerino:
Dando un rapido sguardo all'economia agricola del camerinese bisogna notare che, come altrove, essa si
caratterizza per l'aver subito negli anni scorsi una repentina diminuzione degli occupati nel settore
agricolo, imputabile negli ultimi anni al disaccoppiamento del premio PAC ora conferito per lo più
indipendentemente dalla reale coltivazione del suolo, ma anche a fronte di colture tradizionali, che
hanno risentito dei più recenti cambiamenti di orientamento della politica agricola comunitaria come
il settore bieticolo, un tempo molto sviluppato nel Maceratese. Infine tuttora l'economia agricola
locale risente dei recenti ribassi del prezzo dei cereali e della fase di transizione alla nuova
programmazione dei fondi destinati allo sviluppo del territorio rurale regionale.
Nelle zone di alta collina persistono prevalentemente produzioni zootecniche, come l'allevamento bovino
da carne (razza marchigiana), ovino, suino, con alcune produzioni tipiche di qualità, particolarmente
apprezzate, in parte anche legate allo sfruttamento di alcune risorse naturali: tartufi, selvaggina
e frutti di bosco.
Vi è quindi la necessità di offrire ulteriori possibilità occupazionali ad una popolazione che presenta
una tradizionale competenza nelle attività agricole e forestali, ciò anche col fine di frenare una
tendenza, tipica di questi territori, alla migrazione della popolazione verso il mare, la quale lascia
le zone alto-collinari e montane prive di manutenzione, con rischio di possibili dissesti idrogeologici.
L'alternativa economica offerta dal progetto portato avanti dall'IVALSA per il distretto agro-forestale
dell'Alto Nera, valendosi di semplici ed economiche innovazioni tecnologiche in grado di abbattere i
costi di manodopera, offre l'opportunità di sviluppare una filiera produttiva competitiva nella produzione
di legname, per un suo utilizzo come biomassa energetica nell'attività di riscaldamento locale delle
abitazioni, in sostituzione dei carburanti fossili ed eliminando in tal modo anche le difficoltà,
tipiche delle zone montane, nel rifornimento di combustibili durante l'inverno. Contemporaneamente,
operando in zone con vincolo paesaggistico ed idrogeologico, questo modello di esbosco offre anche
aspetti di tutela della biodiversità ambientale e del paesaggio di un territorio la cui bellezza è
il motore principale del turismo e della commercializzazione di produzioni di qualità. Per raggiungere
la sua massima efficienza la filiera da biomassa energetica, in un territorio in cui vi è frammentazione
della superficie forestale tra molti piccoli proprietari, deve però riuscire a coniugare l'innovazione
tecnologica proposta, con una gestione non solo sostenibile, ma anche consorziata delle foreste montane.
Dettagli del nuovo modello di esbosco e delle novità tecnologiche
per ridurne i costi, con fotografie della sequenza delle operazioni meccanizzate
L'occasione della prova di esbosco tenuta a Forca di Gualdo è stata un'opportunità per i piccoli
proprietari forestali di verificare la compatibilità dell'innovazione proposta con le loro necessità,
le loro abitudini e la convenienza economica del cambiamento. Essi più comunemente producono legna da
utilizzarsi in grande quantità per il riscaldamento invernale delle abitazioni, utilizzando manodopera
familiare, quindi il maggiore interesse è per loro inevitabilmente suscitato dall'interesse del mondo
politico locale per lo sviluppo di impianti di teleriscaldamento, che indirizzerebbero il loro prodotto
verso un unico centro di ammasso, in prossimità di una centrale termica territoriale. Questo fatto
potrebbe semplificare le operazioni di trasporto e creare il vantaggio, nel caso di una gestione collettiva
delle operazioni di raccolta, di non dover più occuparsi dell'ammasso domestico di legna e della gestione
della caldaia/camino.
Gli imprenditori, i conto-terzisti ed i tecnici del settore forestale convenuti apparivano invece molto
più interessati a conoscere i dettagli delle operazioni di esbosco meccanizzato, proposto dagli studiosi
del CNR IVALSA e dell'Università di Camerino e le
nuove attrezzature da utilizzare per ridurre tempi e costi di lavoro.
Il cantiere approntato si è valso di una mini-teleferica (del costo di circa 20.000 euro), che può essere
montata in circa 4 ore e che permette di effettuare un trasporto direzionale dei tronchi (cioè senza
che essi possano porsi per traverso durante il trasporto) dalla zona di taglio, che in questo caso
era 500 metri più valle, alla zona in cui operava il mini-escavatore su cui viene montata un 'pinza-sega'
(del costo di circa 10.000 euro), la quale permette di spostare e segare i tronchi, per poi accatastarli
sul mezzo di trasporto, quest'ultimo elemento appariva essere maggiormente oggetto dell'attenzione generale,
per la sua capacità di ridurre notevolmente i tempi di lavoro e di integrarsi su un normale mini-escavatore,
facendogli fare in tal modo un salto generazionale.
Il
(->)Prof. Catorci
dell'Università di Camerino ha poi proposto un sistema di
(->)gestione forestale sostenibile (GFS) che, attraverso abbattimenti
selettivi, salvaguardi la biodiversità
forestale ed il paesaggio boschivo, lasciando in particolare alcuni tronchi morti mozzati per favorire
la permanenza della micro-fauna boschiva ed altri alberi centenari, la cui asportazione avrebbe alterato
il paesaggio forestale locale rendendolo più uniforme e monotono. Il risultato è che la foresta produttiva
così gestita si inserisce bene nel paesaggio locale e tende nel lungo periodo a recuperare un aspetto
naturaliforme; inoltre la procedura di esbosco proposta salvaguarderebbe maggiormente la biodiversità,
rispetto a quanto si verifica nei boschi degradati a causa dell'abbandono conseguente alla ridotta
redditività.
Infine l'utilizzo di biomassa energetica per il riscaldamento domestico e l'accumulo di una maggiore
quantità di anidride carbonica nei tessuti vegetali, potrebbe produrre un saldo attivo nel bilancio
della CO2 di questo comprensorio abilitandolo a vendere 'crediti di carbonio' (o quote di emissioni)
(->)sul mercato internazionale delle emissioni (direttiva CE 87 del 2003; file '.pdf') (previsto dal Protocollo di Kyoto)
ed ottenendo in cambio soldi da spendere per migliorare i servizi offerti alla collettività.




Un altro progetto di esbosco, messo a punto per conto del GAL Sibilla ed indirizzato a cantieri di
manutenzione fluviale del camerinese, è stato proposto negli anni scorsi, sempre dal CNR-IVALSA.
In questo schema è stata proposta, con finalità paesaggistica, l'eliminazione selettiva delle specie
importate (robinia e pioppo ibrido), delle piante malformate e malate. In questo modo è possibile
recuperare il paesaggio boschivo locale tradizionale e tentare di compensare le spese di gestione
con la produzione di biomassa energetica, che nel caso della robinia ha un adeguato valore di mercato.
Conclusioni - approfondimenti - commenti
L'elevato profilo tecnico di questi interventi pone in luce la complessiva attenzione delle
amministrazioni locali della provincia di Macerata alla promozione delle fonti energetiche alternative
ed all'utile sfruttamento delle risorse sotto-utilizzate di territori marginali in buona misura
abbandonati, aspetto importante poiché in un territorio abbandonato il bosco si espande, ma in modo
disordinato, si rigenera meno e si degrada dal punto di vista ambientale.
E' in definitiva auspicabile, all'occhio dell'osservatore esterno, che gli interventi a tutela
dell'ambiente, come avviene in questi progetti, si inseriscano sempre in modo equilibrato sul
territorio cercando da un lato un effettivo ritorno economico che dia competitività al sistema
agro-forestale ed inoltre una compatibilità della produzione con il mantenimento dell'estetica
del paesaggio. E' infatti più accettabile proporre delle innovazioni quando queste hanno una potenzialmente
positiva ricaduta occupazionale sull'economia del territorio rurale (qui prevista annualmente
nell'ordine di 6.000 giornate lavorative e 800.000 Euro di salari), circostanza che se si verificherà non
potrà che aiutare queste zone a mantenere il tessuto connettivo sociale che ha generato il paesaggio e
quindi conservare realmente il legame delle produzioni tipiche e tradizioni locali, veicolate
a livello turistico, con l'economia del territorio, così come è nello spirito della politica
comunitaria di sviluppo rurale.
L'unico genere di obiezioni che si possono probabilmente porre riguarda l'ambito di applicazione di
questi studi ed in particolare il fatto che l'attività di forestazione può avere una sua
utilità economica, anche nel lungo periodo, in zone di montagna dove non vi sono, e forse non vi saranno
in futuro, differenti alternative colturali economicamente convenienti.
Invece alcuni documenti di ricerca resi disponibili per gli intervenuti a questa uscita di campo
(vedi sotto, fonti: 4, 5 e 6),
da parte del Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università di Camerino mostrano, per lo più sulla base di
argomentazioni di natura-fito-sociologica e climatica, che essendo stata rilevata una vocazionalità
alla forestazione di breve durata (cicli di alcuni anni), o ad altre colture agro-energetiche, di alcune aree
agricole più fertili, poste per lo più nei fondo-valle del territorio della Comunità Montana di Camerino,
viene consigliato in alcuni casi il ricorso ad imboschimenti con pioppo, salice e robinia.
Queste attività sono parte delle iniziative della comunità montana per seguire gli indirizzi indicati
dal
(->)Piano Energetico Regionale delle Marche (PEAR).
Mi sembra opportuno però notare che, per quanto le colture agro-energetiche siano anche finanziate tra le
misure agro-ambientali del PSR delle Marche come fonti di combustibili rinnovabili, la competitività della
filiera agro-energetica è vincolata quasi ovunque alla conduzione di un'agricoltura intensiva su ampie superfici,
con intenso ricorso a prodotti chimici (per poter massimizzare le rese), in genere anche
con eliminazione delle rotazioni colturali ed in alcuni casi utilizzando l'intera pianta, cioè senza restituire
sostanza organica al terreno. Tutte queste pratiche mal si conciliano, a mio parere, con l'agricoltura mediamente
praticata in questi territori e sono in contrasto con la logica di tutela dell'ambiente che sta dietro la riduzione
delle emissioni di anidride carbonica(CO2), che si possono conseguire, con minore impatto, ricorrendo ad esempio,
agli impianti eolici nella produzione di energia.
Incentivare la realizzazione di colture agro-energetiche in questi territori mi sembra quindi illogico perché
comporterebbe un totale cambiamento degli ordinamenti colturali esistenti, che così come sono possono invece
agevolmente permettere di realizzare allevamenti estensivi, produzioni di qualità ed a minore impatto
(anch'esse sovvenzionate dal
(->) PSR delle Marche: pg. 279; file '.pdf', 2.849 Kbytes),
che raggiungono una maggiore remuneratività e valorizzazione proprio laddove l'ambiente è meno
contaminato da agenti chimici e vi è quindi maggiore presenza di antagonisti naturali dei
parassiti delle colture.
Inoltre non penso si possa trasmettere un messaggio coerente e quindi recepibile, al promuovere la naturalità e
biodiversità del territorio del Parco dei Sibillini, ai fini del turismo rurale e della promozione dei suoi prodotti
tipici, concentrando poi attività aventi un maggiore impatto sull'ambiente ed il paesaggio nei fondovalle, in territori
anch'essi pressoché incontaminati e ricchi di biodiversità: ciò difficilmente sfuggirebbe all'occhio attento dei tanti che
stabilmente trascorrono le vacanze in questi territori.
Quel che può essere convenientemente utilizzato, secondo il mio punto di vista, a fini di biomassa energetica,
come in ogni luogo e come anche proposto dagli autori di questi studi, è la combustione, in impianti di
teleriscaldamento, dei residui di origine forestale, di quelli provenienti dalle potature delle fasce ripariali e del verde
urbano ed aggiungo anche di residui organici domestici, se non compostati, mentre quelli agricoli, dove non
utilizzati per lettiera nelle stalle (che permette di disporre di letame), vengono di solito interrati,
arricchendo il suolo di sostanza organica ed immobilizzando anche CO2 nel terreno. Queste ed altre pratiche
di buona agricoltura (BPA) sono ancora diffuse in questi territori agricoli, sia in collina che
nei fondo-valle e la loro persistenza, in genere premiata dalle misure agro-ambientali dei Piani di Sviluppo Rurale
(PSR), può portare risorse economiche utili a rilanciare l'agricoltura.
Infine bisogna considerare che l'attività di silvicoltura, seppure oggi si avvale di sovvenzioni comunitarie,
vincola il produttore a delle scelte pluriennali, che hanno senso finché vi sono tali sovvenzioni,
mentre nell'eventuale futura assenza di esse e nel momento in cui la presenza dei boschi acquisisca
una valore sociale come serbatoio di carbonio, ai fini dell'ottenimento di crediti (denaro) spendibili
a favore della collettività locale, l'imprenditore agricolo rischia di trovare il suo terreno vincolato
ad uno stabile utilizzo forestale, il che è tanto più probabile in zone con vincolo idrogeologico.
E' però evidente che qualora l'agricoltura e la pastorizia in questi territori recedano ancora marcatamente,
l'unica soluzione, ambientalmente compatibile rispetto all'abbandono, al degrado, o alla massiva edificazione,
potrà essere solo l'imboschimento duraturo del suolo agricolo.
Fonti:
- Uscita cantiere esbosco a Castel S.Angelo sul Nera, del 7 novembre 2008
- Comunicato stampa del Ufficio Ambiente-Sviluppo Sostenibile della Comunità Montana
di - Camerino, realizzato dal geologo dott. Paolo Marchetti.
- Manutenzione degli alvei fluviali, ambiente e biomassa; Raffaele Spinelli, Natascia
Magagnotti – CNR Ivalsa – S.Michele all'Adige; Alberi e territorio 1,2 – 2007.
- Vocazionalità del territorio della Comunità Montana di Camerino per la produzione di
biomasse solide agro-forestali ad uso energetico, a cura di: Andrea Catorci, Sabrina Cesaretti,
Paolo Marchetti. Collana l'uomo e l'ambiente – Dipartimento di botanica ed Ecologia
dell'Università degli Studi di Camerino 2007.
- Poster: 'Il bosco come fonte di energia'.
- Poster: Analisi della vocazionalità del territorio della Comunità Montana di Camerino.
Collegamenti utili per approfondire i temi trattati:
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