Alcuni spunti di approfondimento sul paesaggio storico, il paesaggio naturale ed il paesaggio agrario
Negli ultimi mesi intenso è l'interesse verso una normativa che dia un maggior rilievo e
tutela al paesaggio agrario.
Più di recente un altro elemento ha arricchito questa discussione e cioè la sentenza della
Corte Costituzionale n. 367 del 7 novembre 2007 scorso, che conferma il 'valore assoluto e primario
del paesaggio', a partire dalla quale, come segnala il Fondo per l'Ambiente Italiano, nella
newsletter del 21 novembre (2007) scorso, l'On.Rutelli in occasione del convegno del FAI “S.O.S.
Paesaggio: aggiornarsi per intervenire”, tenuto ad Assisi il 10 novembre (2007), avrebbe
lanciato una proposta, avente per oggetto la creazione del reato di 'frode paesaggistica',
che comporterebbe misure di carattere penale per chi danneggi il paesaggio utilizzando documenti
falsi, o falsificando documentazione allo scopo di edificare in violazione delle norme.
Non si può non apprezzare proposte di questo tipo, ma si deve però anche constatare come
spesso alcuni parlando alla gente comune di paesaggio si riferiscano ad un generico
'paesaggio storico', con il rischio di trasmettere un'idea di paesaggio, a volte anche
agrario, ma comunque esteriore ed immobile, mentre soffermandoci un attimo a guardare e a
pensare al paesaggio agrario ci rendiamo facilmente conto come la sua estetica sia strettamente
legata alle dinamiche agricole e come la politica agricola (di mercato) degli ultimi anni abbia
indirettamente impoverito la bellezza di molti paesaggi, portando via alcune attività agricole
(viticoltura, zootecnia, alcune colture erbacee) da aree meno vocate, o dove la popolazione
agricola invecchiando tendeva a cedere le quote produttive.
La liberalizzazione dei mercati agricoli internazionali in graduale arrivo lascia presupporre
che col modificarsi delle 'regole di base' si possa avere in futuro la possibilità di riportare
anche piccoli allevamenti in zone collinari in cui sono spariti e colture come la viticoltura
produttiva in tanti territori dai quali è stata esclusa prevalentemente sulla base di una minore
vocazione produttiva.
Però questa motivazione proprio negli
ultimi giorni va perdendo almeno in parte la sua credibilità, considerato che adesso
diverrà in parte possibile migliorare artificialmente la qualità del vino indipendentemente
che il vigneto si trovi, o meno in una zona vocata. Pare infatti che la nuova organizzazione
di mercato (OCM) del settore viti-vinicolo consentirà oltre a simulare l'invecchiamento per mezzo di
trucioli di quercia (indicato però in etichetta), anche la pratica dello zuccheraggio, che permette
di elevare il grado alcolico dei vini (es. quelli del nord Europa, che sono un po' carenti da
questo punto di vista), aggiungendo zucchero. A questo punto viene in mente che, al perdere di
peso della vocazionalità produttiva,
alcuni distretti vinicoli dismessi potrebbero vantare anch'essi un bel paesaggio da associare
al prodotto nella attività di commercializzazione, riportando quindi una redditizia viticoltura
in territori dove attualmente non vi è più, riportando su tante colline i tronchi nodosi
delle piante di vite.
Naturalmente analizzando questa cosa da un punto di vista strettamente produttivo c'è da
auspicare che l'OCM venga presto modificata eliminando queste novità dannose alla viticoltura
italiana, ma questo esempio può servirci in parte per mostrare come la politica agricola incida
anche in tempi brevi sull'estetica del paesaggio e per capire che modificando le politiche
agricole si può riportare la gente nelle zone rurali conseguendo quella multifunzionalità,
che stà perdendo lo smalto e che è essenziale perché il territorio rurale rimanga socialmente
vivo e idro-geologicamente stabile, grazie alle notevoli attività di manutenzione che l'agricoltore
nei secoli svolgeva (ed in parte ancora svolge) sul paesaggio, in contemporanea all'esercizio
dell'attività agricola e di sfruttamento dei boschi, per produrre quella legna che proprio ora,
anch'essa, sta recuperando importanza come combustibile naturale ed ecologico con la recente
brusca salita del prezzo del petrolio.
In questa attività di tutela dell'ambiente rurale collinare e montano la Comunità Europea ha
investito molte risorse economiche negli anni passati per la creazione, fra gli altri, di
elementi paesaggistici che si erano persi per usura e abbandono e che hanno anche utili funzioni
per l'agricoltura e per la stabilità del suolo e cioè: siepi, filari, fasce boscate, muretti,
aree umide, aree di riproduzione della fauna, boschi cedui ed a fustaia, viabilità forestale,
diversificazione delle colture con incremento delle rotazioni e delle colture intercalari.
Queste misure fornendo un reddito aggiuntivo all'agricoltore mantenevano la presenza umana
anche su territori isolati (è notizia recente che in Italia vi siano 470.000 frane attive
(
(->) 'Rapporto sulle frane 2007 dell'APAT') ed esse sono sicuramente agevolate dall'incuria e
dalla mancanza di regimazione delle acque superficiali, laddove l'agricoltura recede lasciando
spazio ai boschi, o alle costruzioni).
Un'altra recente modifica significativa della Politica Agricola comunitaria, che inciderà
molto sull'aspetto delle nostre campagne è stata lo sblocco della superficie a set-aside per il 2008
(->) (Regolamento CE 1107/2007), per compensare alla scarsità di frumento verificatasi
quest'anno. Questa nuova norma ha ovviamente spinto molte associazioni impegnate nella tutela
dell'ambiente, della biodiversità e del paesaggio a chiedere, il rafforzamento delle sovvenzioni
all'azienda agricola per avere un effetto di stabilizzazione dei vantaggi prodotti sull'ambiente
rurale dalla politica di sviluppo rurale degli anni scorsi
(->) (un monito in questo senso vi è stato da parte di 'Natural England', il 20 novembre 2007.)
Pertanto il paesaggio rurale è bello in quanto agricolo e l'ambiente è equilibrato per lo
stesso motivo, perdendosi il tessuto di aziende operative sul territorio non si ha più un
turismo rurale, ma un turismo naturalista, che vive meno il legame con il territorio e cerca
più spesso paesaggi naturali, con abitazioni di pietra che ormai poco hanno a che fare con la
originaria cultura contadina di tanti luoghi, ma che servono, più probabilmente per soddisfare
il bisogno di molti di possedere una dimora in un luogo che sappia di storia e di antico.
Forse è per cogliere questa necessità che nasce l'idea di tutelare il paesaggio storico
piuttosto che quello agricolo e realizzare così un'opera di marketing territoriale, che
associ l'immagine dei prodotti agroalimentari di un dato luogo, con una trasposizione ideale
del suo patrimonio storico e culturale.
Ma ben pochi luoghi sono così intrisi di storia da poter prescindere dal valorizzare il
paesaggio come semplice paesaggio agrario, inteso non un paesaggio imbalsamato, ma un
paesaggio vitale, con attività e quindi rumori, odori, macchie di colore, dislivelli e
linee di discontinuità.
Queste potature sovvenzionate sono forme meno redditizie, ma che mantengono nel tempo
l'aspetto tradizionale di alcuni paesaggi caratteristici, in cambio di un premio alle aziende
che le compensi per la minore resa e quindi per il servizio offerto alla collettività. Il criterio
è quindi lo stesso che veniva proposto sopra dal rapporto SOFA e cioè di pagare le aziende che
svolgono azioni di tutela del paesaggio locale, le quali in genere hanno in primis una valenza
ambientale, mentre in questo caso prevale quella paesaggistica.
Più di recente, con la nuova programmazione paesistica, è sorta complessivamente una maggiore
attenzione per un paesaggio comunque vitale in quanto legato ad attività economiche e quindi
in costante ma graduale ed equilibrata trasformazione e per questo la tutela del paesaggio
agrario passa anche per la pianificazione paesistica
(--> Piani paesistici),
che è stata di recente rinnovata e potenziata, sulla base della 'Convenzione Europea del
Paesaggio' e del 'Codice dei beni culturali e del paesaggio', approvato nel 2004 e che ha tra
i suoi obbiettivi quello di tenere in considerazione, da un lato le attività produttive e
dall'altro il coinvolgimento delle comunità dei luoghi su cui insiste un dato paesaggio, le
quali traggono giovamento dalla sua presenza e tutela.
Da indagini condotte pare sia
risultato frequentemente che notevole è la consapevolezza, di chi abita in posti paesaggisticamente
gradevoli, del bene aggiuntivo di cui gode e quindi forte la volontà di partecipare alle scelte
decisionali che lo riguardano, con l'obbiettivo, ad esempio, di ridurre l'impatto visivo e
psicologico della grandi opere, che dovessero essere realizzate e che in questa maniera possono,
grazie ad una qualità della progettazione e della pianificazione (esame dell'impatto paesistico
dei progetti), anche arrivare a migliorare le condizioni di vita di popolazioni, che altrimenti
vivrebbero in luoghi isolati e privi di servizi adeguati.
Interpretando il paesaggio, in primo luogo, come elemento della qualità della vita di chi vive nel
relativo territorio si può capire quanto sia importante per tali popolazioni che esso sia
vissuto come una componente vitale mentre il suo improvviso degradarsi segna per essi un più
rapido passaggio del tempo e la perdita della propria identità.
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