Alcuni spunti di approfondimento sul paesaggio storico, il paesaggio naturale ed il paesaggio agrario

Negli ultimi mesi intenso è l'interesse verso una normativa che dia un maggior rilievo e tutela al paesaggio agrario.
Il discorso è partito a settembre con la proposta dell'On.De Petris, illustrata in questo (->) stream video di Repubblica Tv.
Più di recente un altro elemento ha arricchito questa discussione e cioè la sentenza della Corte Costituzionale n. 367 del 7 novembre 2007 scorso, che conferma il 'valore assoluto e primario del paesaggio', a partire dalla quale, come segnala il Fondo per l'Ambiente Italiano, nella newsletter del 21 novembre (2007) scorso, l'On.Rutelli in occasione del convegno del FAI “S.O.S. Paesaggio: aggiornarsi per intervenire”, tenuto ad Assisi il 10 novembre (2007), avrebbe lanciato una proposta, avente per oggetto la creazione del reato di 'frode paesaggistica', che comporterebbe misure di carattere penale per chi danneggi il paesaggio utilizzando documenti falsi, o falsificando documentazione allo scopo di edificare in violazione delle norme.

Non si può non apprezzare proposte di questo tipo, ma si deve però anche constatare come spesso alcuni parlando alla gente comune di paesaggio si riferiscano ad un generico 'paesaggio storico', con il rischio di trasmettere un'idea di paesaggio, a volte anche agrario, ma comunque esteriore ed immobile, mentre soffermandoci un attimo a guardare e a pensare al paesaggio agrario ci rendiamo facilmente conto come la sua estetica sia strettamente legata alle dinamiche agricole e come la politica agricola (di mercato) degli ultimi anni abbia indirettamente impoverito la bellezza di molti paesaggi, portando via alcune attività agricole (viticoltura, zootecnia, alcune colture erbacee) da aree meno vocate, o dove la popolazione agricola invecchiando tendeva a cedere le quote produttive.
La liberalizzazione dei mercati agricoli internazionali in graduale arrivo lascia presupporre che col modificarsi delle 'regole di base' si possa avere in futuro la possibilità di riportare anche piccoli allevamenti in zone collinari in cui sono spariti e colture come la viticoltura produttiva in tanti territori dai quali è stata esclusa prevalentemente sulla base di una minore vocazione produttiva.
Però questa motivazione proprio negli ultimi giorni va perdendo almeno in parte la sua credibilità, considerato che adesso diverrà in parte possibile migliorare artificialmente la qualità del vino indipendentemente che il vigneto si trovi, o meno in una zona vocata. Pare infatti che la nuova organizzazione di mercato (OCM) del settore viti-vinicolo consentirà oltre a simulare l'invecchiamento per mezzo di trucioli di quercia (indicato però in etichetta), anche la pratica dello zuccheraggio, che permette di elevare il grado alcolico dei vini (es. quelli del nord Europa, che sono un po' carenti da questo punto di vista), aggiungendo zucchero. A questo punto viene in mente che, al perdere di peso della vocazionalità produttiva, alcuni distretti vinicoli dismessi potrebbero vantare anch'essi un bel paesaggio da associare al prodotto nella attività di commercializzazione, riportando quindi una redditizia viticoltura in territori dove attualmente non vi è più, riportando su tante colline i tronchi nodosi delle piante di vite.
Naturalmente analizzando questa cosa da un punto di vista strettamente produttivo c'è da auspicare che l'OCM venga presto modificata eliminando queste novità dannose alla viticoltura italiana, ma questo esempio può servirci in parte per mostrare come la politica agricola incida anche in tempi brevi sull'estetica del paesaggio e per capire che modificando le politiche agricole si può riportare la gente nelle zone rurali conseguendo quella multifunzionalità, che stà perdendo lo smalto e che è essenziale perché il territorio rurale rimanga socialmente vivo e idro-geologicamente stabile, grazie alle notevoli attività di manutenzione che l'agricoltore nei secoli svolgeva (ed in parte ancora svolge) sul paesaggio, in contemporanea all'esercizio dell'attività agricola e di sfruttamento dei boschi, per produrre quella legna che proprio ora, anch'essa, sta recuperando importanza come combustibile naturale ed ecologico con la recente brusca salita del prezzo del petrolio.
In questa attività di tutela dell'ambiente rurale collinare e montano la Comunità Europea ha investito molte risorse economiche negli anni passati per la creazione, fra gli altri, di elementi paesaggistici che si erano persi per usura e abbandono e che hanno anche utili funzioni per l'agricoltura e per la stabilità del suolo e cioè: siepi, filari, fasce boscate, muretti, aree umide, aree di riproduzione della fauna, boschi cedui ed a fustaia, viabilità forestale, diversificazione delle colture con incremento delle rotazioni e delle colture intercalari.
Queste misure fornendo un reddito aggiuntivo all'agricoltore mantenevano la presenza umana anche su territori isolati (è notizia recente che in Italia vi siano 470.000 frane attive ( (->) 'Rapporto sulle frane 2007 dell'APAT') ed esse sono sicuramente agevolate dall'incuria e dalla mancanza di regimazione delle acque superficiali, laddove l'agricoltura recede lasciando spazio ai boschi, o alle costruzioni).

Un'altra recente modifica significativa della Politica Agricola comunitaria, che inciderà molto sull'aspetto delle nostre campagne è stata lo sblocco della superficie a set-aside per il 2008 (->) (Regolamento CE 1107/2007), per compensare alla scarsità di frumento verificatasi quest'anno. Questa nuova norma ha ovviamente spinto molte associazioni impegnate nella tutela dell'ambiente, della biodiversità e del paesaggio a chiedere, il rafforzamento delle sovvenzioni all'azienda agricola per avere un effetto di stabilizzazione dei vantaggi prodotti sull'ambiente rurale dalla politica di sviluppo rurale degli anni scorsi (->) (un monito in questo senso vi è stato da parte di 'Natural England', il 20 novembre 2007.)
Questi stessi richiami al ruolo ambientale dell'agricoltore si ritrovano nel (->) rapporto FAO 'State of Food and Agriculture (SOFA)' per il 2007, recentemente rilasciato e ben riassunto in questo articolo del 16 novembre 2007, pubblicato sull' (->) inserto settimanale 'Terra terra' del Manifesto, nella sua sezione dedicata all'agricoltura.
Pertanto il paesaggio rurale è bello in quanto agricolo e l'ambiente è equilibrato per lo stesso motivo, perdendosi il tessuto di aziende operative sul territorio non si ha più un turismo rurale, ma un turismo naturalista, che vive meno il legame con il territorio e cerca più spesso paesaggi naturali, con abitazioni di pietra che ormai poco hanno a che fare con la originaria cultura contadina di tanti luoghi, ma che servono, più probabilmente per soddisfare il bisogno di molti di possedere una dimora in un luogo che sappia di storia e di antico.
Forse è per cogliere questa necessità che nasce l'idea di tutelare il paesaggio storico piuttosto che quello agricolo e realizzare così un'opera di marketing territoriale, che associ l'immagine dei prodotti agroalimentari di un dato luogo, con una trasposizione ideale del suo patrimonio storico e culturale.
Ma ben pochi luoghi sono così intrisi di storia da poter prescindere dal valorizzare il paesaggio come semplice paesaggio agrario, inteso non un paesaggio imbalsamato, ma un paesaggio vitale, con attività e quindi rumori, odori, macchie di colore, dislivelli e linee di discontinuità.

In alcuni casi sono stati recentemente proposti, con attenzione al paesaggio agrario, anche degli interventi mirati per circostanze particolari, come è il caso di una (->) misura normativa varata nei mesi scorsi e volta a incentivare la permanenza di forme tradizionali di allevamento vegetale di agrumeti, mentre un'analoga misura sembra sia stata prevista per i vigneti ed inclusa nella (->) nuova ocm vitivinicola.

Queste potature sovvenzionate sono forme meno redditizie, ma che mantengono nel tempo l'aspetto tradizionale di alcuni paesaggi caratteristici, in cambio di un premio alle aziende che le compensi per la minore resa e quindi per il servizio offerto alla collettività. Il criterio è quindi lo stesso che veniva proposto sopra dal rapporto SOFA e cioè di pagare le aziende che svolgono azioni di tutela del paesaggio locale, le quali in genere hanno in primis una valenza ambientale, mentre in questo caso prevale quella paesaggistica.
Più di recente, con la nuova programmazione paesistica, è sorta complessivamente una maggiore attenzione per un paesaggio comunque vitale in quanto legato ad attività economiche e quindi in costante ma graduale ed equilibrata trasformazione e per questo la tutela del paesaggio agrario passa anche per la pianificazione paesistica (--> Piani paesistici), che è stata di recente rinnovata e potenziata, sulla base della 'Convenzione Europea del Paesaggio' e del 'Codice dei beni culturali e del paesaggio', approvato nel 2004 e che ha tra i suoi obbiettivi quello di tenere in considerazione, da un lato le attività produttive e dall'altro il coinvolgimento delle comunità dei luoghi su cui insiste un dato paesaggio, le quali traggono giovamento dalla sua presenza e tutela.
Da indagini condotte pare sia risultato frequentemente che notevole è la consapevolezza, di chi abita in posti paesaggisticamente gradevoli, del bene aggiuntivo di cui gode e quindi forte la volontà di partecipare alle scelte decisionali che lo riguardano, con l'obbiettivo, ad esempio, di ridurre l'impatto visivo e psicologico della grandi opere, che dovessero essere realizzate e che in questa maniera possono, grazie ad una qualità della progettazione e della pianificazione (esame dell'impatto paesistico dei progetti), anche arrivare a migliorare le condizioni di vita di popolazioni, che altrimenti vivrebbero in luoghi isolati e privi di servizi adeguati.
Interpretando il paesaggio, in primo luogo, come elemento della qualità della vita di chi vive nel relativo territorio si può capire quanto sia importante per tali popolazioni che esso sia vissuto come una componente vitale mentre il suo improvviso degradarsi segna per essi un più rapido passaggio del tempo e la perdita della propria identità.

Fonte/i:

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 30 novembre 2007



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