Le opportunità del turismo rurale religioso – Analisi critica di un progetto di itinerario culturale europeo illustrato al Convegno 'La rete dei Cammini Lauretani'

Edicola sacra stradale, posta in frazione San Marco di Fiastra - MC Edicola sacra stradale, posta in frazione Fiegni di Fiastra - MC

(->) Altre foto sul paesaggio agrario e naturale italiano

La Fondazione Giustiniani-Bandini di Chiaravalle di Fiastra ha ospitato l'11 e 12 marzo 2010 un convegno dal titolo 'La rete dei Cammini lauretani', in cui è stato proposto alla pubblica attenzione un progetto di valorizzazione degli antichi percorsi seguiti dai pellegrini a partire da Roma, o dalla Toscana per giungere alla Santa Casa di Loreto, noto centro di vita religiosa in prossimità di Ancona. Anche se assenti vari ospiti di rilievo, il convegno ha offerto ugualmente alcuni spunti interessanti.

Ricerche storiche riguardo gli antichi percorsi dei pellegrini diretti a Loreto

Molto interessanti ai fini del collocamento storico-culturale dell'iniziativa sono stati gli interventi di ricostruzione storica dei percorsi di pellegrinaggio ed in particolare quelli della Dott.ssa De Stefanis dell'Università di Camerino, che ha spiegato (come ha riferito, anche per conto del Prof.Rollo, attualmente Assessore alla Cultura del Comune di Camerino), lo stato complessivo della ricerca dell'originale itinerario lauretano, che ha portato poi a parlare in modo più appropriato di 'Rete dei Cammini lauretani'.
Da una ricerca archivistica sulla viabilità regionale, svolta in carteggi latini del XIV e XV secolo sarebbe emerso un percorso di pellegrini mercanti attraverso il tratto marchigiano della via Romana che, partendo da Serravalle di Chienti, giunto all'altezza di Muccia (MC) deviava per Camerino ed attraverso percorsi montani giungeva poi a San Severino, Recanati e quindi Loreto; successivamente dopo il 1570 il percorso si sarebbe invece spostato nella Val di Chienti, proseguendo verso Macerata, fino a Loreto.
Nella fase finale del convegno vi sono invece stati altri interventi tra cui quello dello storico dell'arte fiorentino Prof.Divo Savelli, che ha proposto una ricostruzione dei percorsi 'lauretani' in partenza dalla Toscana, rifacendosi sia all'analisi delle località nelle quali siano presenti delle opere raffiguranti la Madonna di Loreto, che a degli antichi carteggi che citano le località toscane, umbre e marchigiane attraverso le quali si muovevano più abitualmente i pellegrini in partenza da Firenze e Siena.
Ulteriori aspetti di approfondimento ci giungono quindi dall'intervento del Prof.Fabio Fatichenti (che parlava anche a nome del Prof.Melelli), della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Perugia, il quale si è soffermato maggiormente su uno studio cartografico di analisi di alcune mappe del XVIII secolo. Egli ha evidenziato soprattutto che la cartografia più antica non fornisce allo studioso precise indicazioni dei percorsi, poiché essa si appoggiava maggiormente alla toponomastica dei luoghi, ragion per cui dati certi riguardo il cammino lauretano nel tratto di percorso da lui studiato, ovvero Foligno-Colfiorito, si sono evidenziati solo su carte tematiche del XVIII secolo.

Inquadramento degli obbiettivi del comitato organizzatore nel contesto previsto per i progetti di Itinerari Culturali riconosciuti dall'Unione Europea

Il convegno è stato ufficialmente aperto, l'11 marzo 2010, dal Prof.Enrico Falqui dell'Università di Firenze. Subito dopo vi è stato l'intervento dell'Assessore Marcolini della Regione Marche che, in modo molto concreto, si è rivolto al comitato organizzatore facendo presente che, se il progetto passerà in fase esecutiva, sarà utile che vengano presentate per tempo le domande, per ottenere l'accesso ai fondi disponibili, specificamente indirizzati a studi culturali legati al turismo, messi a disposizione, secondo quanto riferito dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) (=: Piano Operativo Regionale -> POR) e da alcune misure del Piano di Sviluppo Rurale (PSR). Questo intervento istituzionale è parso realmente illuminante perché ha permesso di comprendere l'ambito in cui un soggetto di natura culturale, quale un gruppo di università capeggiato in questo caso da quella di Camerino (sede di Ascoli Piceno), possa muoversi con il supporto di sovvenzioni comunitarie nel contesto di un'iniziativa di questo tipo, la quale è quindi inquadrabile, ai fini della programmazione dei fondi europei, come un'iniziativa culturale e come tale sovvenzionata.

Dopo questo intervento vi è stata la vera e propria premessa al convegno realizzata dall'Architetto, Prof. Giorgio Bellagamba dell'Università di Camerino – sede di Ascoli Piceno, il quale ha spiegato l'evoluzione del paesaggio come effetto del legame tra la vita della popolazione e la natura circostante. Quindi ha posto in luce l'elemento dei 'Sistemi territoriali' alla base della concezione di questo progetto da sottoporre alle comunità locali, per mettere a sistema, come egli riferisce, le proposte degli enti presenti sul territorio, al fine di mettere insieme una serie di idee che possa diventare progetto, un progetto, egli rimarca, che pesca le risorse del territorio, senza inventare eventi strani; è chiaro, egli riferisce, che vi è un problema di interpretazione. In questo ambito di ricostruzione storica e geografica ben si sono mossi gli studiosi qui convenuti a illustrare le loro ricerche.
Successivamente il discorso del Prof.Bellagamba si è spostato sulla fase applicativa, segnalando ai presenti che le università sono pronte a dialogare con tutti gli interlocutori senza prevenzioni. Anche l'intervento conclusivo del primo giorno segnala, attraverso il Prof.Enrico Falqui, che il progetto è un sistema aperto che vuole valorizzare le diversità a partire dalle conoscenze scientifiche poste a disposizione dall'università. E' utile precisare in questo senso che tra i docenti intervenuti a questo convegno vi è chi ha svolto ruoli di primo piano nella pianificazione urbanistica del territorio maceratese, ciò ci aiuta a superare l'apparente smarrimento che potrebbe colpire il lettore nel tentare di comprendere perché un gruppo di università, la cui usuale funzione è svolgere attività di natura didattica e di ricerca, possa divenire soggetto propositivo nel redigere un piano di valorizzazione del territorio, che ruota in questo caso intorno al 'leitmotif' del percorso religioso.

Altro intervento significativo per inquadrare questo studio è stato, ad inizio di convegno, quello di un noto esponente politico-istituzionale locale, che ha posto con competenza in luce i valori ambientale, botanico, morfologico, architettonico del territorio maceratese, oggetto di particolare attenzione nel contesto del progetto, evidenziando anche la possibilità che lo stesso potrebbe essere coniugato con altre iniziative di carattere locale. Egli ha infine puntualizzato, a margine del suo discorso che, se nell'alto maceratese (area dei Sibillini ed area pre-appenninica) sono presenti dei tesori di grande interesse turistico, sarebbe però utile, a suo dire, evitare le gelosie nelle comunità locali che non si integrano nel progetto. E' stata quindi auspicata in tal senso la collaborazione tra enti locali, con riferimento ai sindaci e soggetti interessati al progetto, identificati in tal caso con le associazioni.
Queste affermazioni hanno evidenziato l'esistenza di alcune problematiche che ci mostrano quindi che la parte maceratese del progetto complessivo avrebbe già una precisa configurazione; l'incoronamento nel contesto del più ampio progetto di un percorso culturale riconosciuto dall'Unione Europea, darebbe quindi, all'apparenza, nuova luce ad un progetto in parte già esistente.

Quest'antica sorgente rurale, lontana dalle rotte di transito dei moderni viandanti è sfuggita a dissennati interventi di restauro, che altrove hanno permesso di risistemare con cemento grigio, antichi muretti in pietra, o di sfondarne altri L'antica chiesa del cimitero di S.Maroto di Pievebovigliana; al suo interno era un tempo custodito un antico dipinto ora spostato in un museo: nell'ossario di questa chiesina furono sepolti i morti durante la peste del 1630; attualmente se si esclude il caratterstico portale frontale essa è divenuta, nell'abbandono, non molto diversa da un qualsiasi edificio rurale della zona.

Come invece fa notare il Dr.Michel Thomas Pennette, direttore dell'Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, il regolamento prevede che ogni progetto, che dia luogo al riconoscimento di un itinerario culturale, sia frutto di un aperto dibattito con le associazioni, gli enti e tutti i gruppi presenti sul territorio: è infatti necessario che esso sia frutto del dialogo tra culture differenti e, in tal senso, sottolinea il Dott. Pennette, i principi su cui si basa l'approvazione di un itinerario culturale si calano perfettamente nell'ottica della Convenzione europea del Paesaggio (e quindi della nuova pianificazione paesistica, che ad essa si ispira), poiché si tenta di valorizzare il rapporto tra uomo e territorio, con il supporto di una rilettura della storia in chiave 'multi-prospettiva', per arrivare ad una riscoperta del patrimonio del territorio, attraverso una continuità tra i valori trasmessi dagli itinerari. In questo caso, è evidente, il collante, nella comunicazione delle risorse del territorio marchigiano, sarebbero i valori di religiosità.

Alcune indicazioni chiarificatrici sugli Itinerari Culturali europei, ci possono giungere dai due siti internet di questa iniziativa realizzata in accordo tra la UE e la Repubblica di Lussemburgo (www.culture-routes.lu e www.picture-project.com.
Gli itinerari religiosi finora riconosciuti sono 25, tra cui il 'Cammino di Santiago di Compostela', su cui ha riferito il Prof.Javier Melgosa Arcos dell'Università di Salamanca, ma vi sono anche altri progetti e realizzazioni: la Rotta dell'Olivo, la Via delle Vigne e la Via del Ferro dei Pirenei, in un territorio la cui economia è stata sempre basata sull'industria e l'artigianato di questo metallo.

Approfondimenti del comitato organizzatore riguardo le criticità e gli aspetti caratterizzanti la fase applicativa del progetto. Spazi lasciati per la negoziazione con i soggetti e gli interessi chiamati in causa dalla Convenzione Europea del Paesaggio – alcune considerazioni critiche

Durante il secondo giorno di convegno, la sessione del mattino è stata caratterizzata dal susseguirsi alcuni interventi di quello che potremmo considerare il 'nucleo intellettuale' del progetto. Tali contributi probabilmente animati dall'obbiettivo di evidenziare la presenza di specifiche problematiche urbanistiche, all'interno del tratto interessato dalla 'via Lauretana' (apparentemente per aprire spazi a misure di intervento pratico progettuale), sono però apparsi a tratti densi di direttive di pianificazione, oltre a complessi riferimenti teorici di scienza urbanistica, con continua ridondanza di termini quali 'unità di paesaggio', 'paesaggi emergenti', 'reti di paesaggi', 'sistemi di paesaggi', 'paesaggio in reti', 'fenomeni di frammentazione paesaggistica', 'alterazione delle reti ecologiche dei sistemi paesaggistici', nel contesto teorico frequentemente richiamato della Convenzione europea del Paesaggio', fino ad arrivare al limite del didatticismo. nel momento in cui un docente, nel mezzo del suo discorso ha anche corretto, in modo deciso, se stesso per meglio precisare un'affermazione tecnica, consistente nella necessità di evidenziare 'le qualità dei paesaggi' e non già 'la qualità del paesaggio', come inizialmente da lui affermato.

Queste enunciazioni dottrinali forse si adattavano bene alle esigenze di una platea in buona parte costituita da studenti universitari di architettura, ma apparentemente mal si prestano a mostrare una volontà di dialogo paritario con sensibilità culturali differenti e con i soggetti presenti sul territorio, tra cui i rappresentanti degli enti locali, probabilmente interessati ad una iniziativa che nel suo titolo pone al centro la religiosità, da sempre elemento di aggregazione sociale nelle Marche.
Altri interventi hanno visto giovani docenti e ricercatori delle università di Perugia e Firenze presentare e/o commentare sequenze di fotografie, che proponevano la rilettura, sulla base di un comune denominatore 'Via Lauretana', di un vasto ed eterogeneo territorio denso di storia e cultura sia religiosa, che laica, che pagana, percorso che da Roma, attraverso la via Flaminia, porta a Foligno e attraverso la statale Val di Chienti, dal tratto appenninico si dirige verso il mare fino a Loreto. In questo contesto un analisi dei 'paesaggi emergenti' ha conferito dignità di paesaggio ai dissesti prodotti dai cantieri della superstrada 'Quadrilatero', mentre ha relegato quello tipico dell'agricoltura a ruolo di paesaggio in declino.

Paesaggi 'emergenti della superstrada 'Quadrilatero' Paesaggi 'emergenti della superstrada 'Quadrilatero', sullo sfondo si intravede l'antica Rocca di Varano

Nell'ambito dell'analisi paesaggistica e problematiche collegate, uno dei principali interventi ispirati alla fase pratica del progetto è stato quello di chi fra gli urbanisti ha evidenziato l'importanza di fare molta attenzione, in fase realizzativa, ai punti di snodo dove su un percorso veloce (grandi vie di comunicazione, in cui prevalgono le necessità di attività economiche più intense), si inseriscono i percorsi lenti (viabilità rurale minore) e in modo analogo all'alternanza tra spazi densamente popolati ed altri abbandonati, o tra spazi ad alto insediamento urbano ed antichi borghi medioevali, o tra aree agricole e nuove colture intensive, o tra zone per fruizione produttiva (es. fabbriche) e zone destinate alla tutela naturalistica.
Questa rete dei cammini, viene precisato non può prescindere dalle realtà socio-economiche, accoglie possibilità diverse di spostamento, che affiancano territori che non rinunciano all'innovazione. Si tratterebbe quindi di un 'percorso in bilico', perché se non si può caricare di una visione nostalgica del passato, deve comunque offrire un'alternativa sostenibile. Quindi viene precisato che ciò che fuoriuscirà dal progetto non sarà un paesaggio celebrativo, scontato e liturgico.

L'idea realizzativa del progetto viene ancor meglio precisata durante l'intervento di un altro urbanista, che ha approfondito il concetto di percorsi verdi ('Green-ways') per poi segnalare che essi sono sì un settore molto studiato, ma esso si fermerebbe in genere a un livello che rimane solo sulla carta identificato con la programmazione 'a livello provinciale'. L'obbiettivo e l'interesse qui segnalato, come punto focale del progetto, sarebbero quindi di dare pratica attuazione ai percorsi verdi nel maceratese, che nell'obbiettivo dovrebbero fungere da collegamento tra le diverse zone del territorio interessato. Per conseguenza viene palesata la necessità di riprogettare queste reti di cammini, che avrebbero perso, in base a quanto sostenuto, la loro originaria struttura, a ridosso delle reti idrografiche. Tutto ciò permetterebbe anche di rivedere completamente gli spazi della mobilità alternativa.
Resta da capire quanto possano gradire gli amministratori dei singoli comuni gli effetti di una programmazione che definirebbe in uno stabile e più ampio contesto la gestione turistico-ricreativa dei loro specifici territori, con l'apparente obbiettivo di tentare di creare un volano di sviluppo turistico di dimensione quasi regionale.

Tentare di promuovere un così ampio territorio con un piano comune ne globalizza la storia e la cultura attorno ad un 'motivo dominante', finendo probabilmente per dare maggiore rilievo agli aspetti meno caratterizzanti le singole tappe di un percorso che, almeno in base al suo nome, avrebbe dovuto ruotare attorno alla storia popolare dei singoli segmenti del territorio e quindi la religiosità che durante molti secoli ha scandito la vita degli agricoltori, veri costruttori di un paesaggio, qui descritto invece genericamente come 'paesaggio lauretano' ('naturale' e 'antropico', dove questa espressione della presenza umana integra in un unica categoria le sistemazioni agrarie, le strade rurali ed ogni altra realizzazione antropica, come ad esempio, i sempre più diffusi capannoni industriali); tutto ciò senza particolare cenno ai luoghi di culto simbolici intorno ai quali far quadrare un tale percorso.

Per conseguenza l'analisi del territorio, come proposta, pare quella asettica che traspare attraverso l'occhio del pellegrino benestante, che dall'esterno vedeva come foschi ed oscuri i luoghi di un'antica civiltà contadina: fosca ed oscura è infatti parsa presentata la storia popolare e religiosa dei borghi attraversati dall'antica via Flaminia e dalla strada Val di Chienti. I percorsi che gli agricoltori usavano abitualmente per portare il grano ai mulini, o per muoversi tra vita domestica, luoghi di lavoro e di religiosità, sono stati ridotti al contorno sfocato di un percorso di viaggio che conduceva i pellegrini a Loreto.

Un antico termine delimita un appezzamento coltivato a frumento, in una zona appenninica dell'alto-maceratese Antica strada rurale montana; molte carrarecce hanno sempre avuto questo aspetto particolarmente dissestato ed in tale forma erano usate dagli agricoltori, che agevolmente superavano i disagi collegati al loro uso

Un analisi di questo tipo come punto di partenza per incidere sulla morfologia del territorio non si può ritenere lo valorizzi, ma ne colonizzi le sue parti migliori per arrivare a creare un percorso ciclabile verso Loreto, in cui le strade rurali collaterali, legate alla storia del territorio, divengono solo degli snodi, che inseriscono tante tranquille località appenniniche nelle rotte del turismo di massa.
In questo contesto il dialogo con la popolazione del territorio pare più probabilmente configurarsi in un rapporto con i rappresentanti degli enti locali e con quegli operatori economici, che siano interessati ad avvalersi di un possibile incremento delle attività, collegato con un flusso turistico di massa e pertanto poco sostenibile per la restante parte della popolazione.

La riprogettazione di un intero territorio intorno alla motivazione di un percorso religioso, che per sua natura è per prima cosa ideale, non sembra compatibile con il progetto di una 'green-way'. Un percorso religioso dovrebbe infatti riferirsi all'esistente valorizzandolo (in questo caso chiese, conventi, abbazie, edicole sacre, paesaggio agrario, posti nelle singole porzioni di territorio interessato), anche cercando un costruttivo rapporto con coloro, i parroci, che per secoli hanno gelosamente custodito tanti tesori di arte popolare e cucito i rapporti con le popolazioni locali.
Una 'green-way' è invece una strada tra i boschi per attività ricreative di vario tipo: scampagnate in mountain-byke, a cavallo e presumibilmente anche in moto, sport molto diffuso nelle Marche. Tutto ciò ostacola il tranquillo transito pedonale di un ipotetico pellegrino in cerca di quiete e meditazione, nella pratica di un turismo sostenibile ed alternativo alle rotte di quello di massa. Se da un lato è difficile pensare che un pellegrino si muova in mountain-byke od a cavallo, contemporaneamente chi utilizzi un qualsiasi mezzo per muoversi sul territorio è improbabile riesca ad interagire effettivamente con la relativa natura ed apprezzare la cultura e la storia del luogo.
Lo sfruttamento turistico del territorio naturale ed agrario è inoltre poco compatibile con la tutela dell'universo naturalistico e delle attività agricole. Gli stessi sport della mountan-byke e dell'equitazione trovano poi la loro originalità nel muoversi su spazi non convenzionali, ragion per cui instradarne il traffico su un percorso di massa crea per esso l'equivalente del rapporto che esiste tra lo sci su pista ed il godimento del paesaggio montano.
Infine la manutenzione di una green-way è economicamente sostenibile nel momento in cui sia in grado di portare effettivi introiti nelle casse dei comuni, la stessa manutenzione è invece gratuita nel momento in cui è attuata da agricoltori su semplici sentieri rurali, collegati con l'attività agricola, o dai proprietari adiacenti sentieri privati, occasionalmente transitati da turisti.

L'agricoltore puro rischia così di apparire un ostacolo, nel contesto di una pianificazione ricreativa del territorio poiché, se prescinde dall'esistenza dell'agricoltura, essa non può che scontrarsi con i limiti della proprietà privata, la stessa proprietà che però, in molti di questi luoghi, in assenza dell'intervento pubblico, mantiene bello un paesaggio altrimenti abbandonato al disfacimento, un paesaggio che, se anche non fisicamente fruibile da tutti, mantiene comunque in tal modo una sua complessiva bellezza.

Un vecchio aratro ancora attivo nel fendere i duri suoli del territorio montano appenninico Una delle molte antiche querce che ancora adornano il paesaggio del maceratese; le querce venivano utilizzate dagli agricoltori per apporre dei termini viventi a delimitazione dei confini degli appezzamenti agricoli

Le linee prospettate come fondamentali, nel progetto dalla Commissione Episcopale e i limiti operativi del progetto

Una interpretazione apparentemente più aderente al titolo del progetto ('La rete dei Cammini lauretani') sembra invece emergere ascoltando e riascoltando le parole, in parte di seguito riportate, dell'intervento del Rev.Stefano Vita, Vicario Generale della Delegazione Pontificia per il Santuario della Santa Casa di Loreto e direttore del Centro Studi Lauretani.
Egli ha proposto ai convenuti le linee fondamentali del progetto della Commissione Episcopale: L'elemento di partenza è nella notazione che ogni anno ben 35.000.000 di italiani si muoverebbero sul territorio nazionale per un turismo religioso: 24.000.000 di queste persone lo farebbero prevalentemente per motivazioni di carattere culturale che ruotano intorno alla religione, mentre i restanti 11.000.000 esclusivamente per motivi religiosi. Questi dati mostrano quanto sia motivo di promozione turistica la presenza di un santuario all'interno di un dato territorio; le antiche vie costituiscono quindi uno spunto interessante per diffondere la conoscenza dei luoghi religiosi. Per altro verso egli segnala che 'la Chiesa Cattolica è interessata a cogliere le motivazioni che spingono tante persone a muoversi e quanto sia sempre più crescente la riscoperta di valori interiori, con un forte recupero di spiritualità, di pensiero e di riflessione'.
'La Chiesa sa che la sua principale missione, se potremmo dire, o una delle sue principali per servire l'uomo nella sua interezza è nel provocarlo ad interrogarsi su se stesso, sul mistero di se stesso e, quindi sul mistero della vita e di Dio. Questi movimenti di pellegrini anche se motivati dalle più diverse ragioni costituiscono certamente un'opportunità per rendere questo servizio all'uomo, per sollecitarlo, provocarlo ad interrogarsi sui grandi mali della vita e offrirgli anche dei percorsi che possano essere corrisposti a questi interrogativi [...]'.
'[...]La Chiesa Cattolica in merito alle antiche vie di pellegrinaggio e nello specifico alla Via Lauretana propone queste considerazioni fondamentalmente: 'La prima che il recupero delle antiche vie e quindi della via Lauretana riveste una grande importanza non solo per la storia, che hanno alle spalle, ma per il mondo di oggi che rischia di perdere le sue radici e ancor più per le generazioni future, perché non perdano di vista da dove vengono, perché siano in grado di dotarsi di una solida identità [...]'.

Le parole del Rev.Vita fanno ben comprendere i limiti operativi di un progetto incentrato su un tema religioso che voglia essere credibile; esse sembrano cogliere gli elementi salienti della storia di questi territori, nei suoi punti di giunzione tra la vita delle popolazioni locali e le motivazioni del moderno pellegrino, che se realmente tale, è in cerca di luoghi di quiete, di contemplazione e di meditazione. Cosa di più tipico del territorio marchigiano può agevolare il rilassamento e la meditazione se non quella sua parte in cui ancora prevalgono campi coltivati, sistemazioni agricole collinari tradizionali e boschi? Si tratta di un territorio che a tratti può anche apparire immobile e liturgico, proprio perché le vigne, le colture arboree, i seminativi (che siano abitualmente percorsi da macchine agricole, o apparentemente isolati dal mondo, che siano coltivati varietà antiche che - chissà forse in futuro - geneticamente modificate), mantengono tutti comunque, nel paesaggio, lo stesso aspetto da secoli, trasmettendo quindi un'immagine di immutabilità nel tempo; questo elemento è ad esempio percepibile anche negli ampissimi appezzamenti cerealicoli intensivi del basso maceratese.
L'elemento 'agricolo', quando a ridosso di luoghi sacri (chiese, santuari, abbazie e le molte edicole rurali, frequenti in questo territorio) crea quindi quell'incanto, sì legato al passato, ma tanto più vivo e moderno, quanto più è vivo il tessuto economico e sociale agricolo che mantiene quella stessa immagine del territorio, che per secoli ha accompagnato il percorso dei pellegrini diretti a Loreto, segnato da antiche chiese, santuari ed abbazie.

Colture orticole e seminativi a ridosso dell'antica chiesetta di Petrignano nel comune di Pievebovigliana-MC L'antico e caratteristico cimitero montano, circondato da verdi pascoli, di Campobonomo - MC; che mantiene la veste originale di molti dei cimiteri tipici di queste zone, grazie al fatto che la ridotta dimensione di questo centro rurale non ha richiesto un ampliamento del suo cimitero, che ne snaturi la pianta originale

Preservare questo paesaggio incantato, ancora in parte sussistente e quindi la presenza di attività agricole sul territorio, sembrerebbe essere pienamente funzionale allo spirito di un progetto turistico centrato sulla religiosità, e che voglia anche essere sostenibile. Infatti il turismo religioso è più silenzioso e distribuito sull'intero arco dell'anno e quindi evita il possibile crearsi di situazioni di conflittualità con gli operatori del settore agricolo, lasciando con il permanere di questa attività una risorsa economica aggiuntiva per un territorio la cui popolazione (ex-agricola) detiene ancora adeguate competenze, utili per questa attività, che può fornire, anche in forma di coltivazioni per l'autoconsumo, un contributo all'estetica del paesaggio, alla tutela del territorio rurale ed al reddito familiare, tesaurizzando il forte scarto, attualmente esistente, tra il prezzo delle produzioni vegetali alla produzione ed al dettaglio, con riduzione così del costo di sostentamento delle famiglie rurali.

Al contrario riferirsi alla Convenzione Europea del Paesaggio, in presenza di affermazioni che danno a credere vi sia, almeno per il maceratese, un diverso progetto già ben delineato nelle sue caratteristiche e pronto ad essere applicato al territorio, modificandone la morfologia tradizionale e l'uso, pare mortificare la logica della consultazione delle popolazioni, che sta dietro la stessa Convenzione, secondo la quale la gente che vive su un territorio e ne ammira il paesaggio lo ama per come è sempre stato, bello, o brutto che sia. Accettare un ruolo decisionale per le popolazioni parrebbe implicitamente includere la possibilità che un dato paesaggio possa rimanere immobile ed idealizzato nelle sue caratteristiche abituali, che lo rendono bello per gli abitanti del relativo territorio.

Conclusioni

Quello che è sembrato emergere da questo convegno è quindi la volontà di alcuni pianificatori di eradicare un paesaggio naturalmente collegato all'economia agricola, ritenuto anacronistico, per poi proporre un paesaggio, anch'esso artificiale ed idilliaco, la cui creazione prescinde dalla memoria storica di questi luoghi e si ricollega a richiami antichi pre-agricoli, ricostruibili a partire da studi basati sull'interpretazione di documenti d'archivio, esprimenti un paesaggio anche agevolato da circostanze di natura normativa, che mostrano che in questi luoghi la natura e gli animali selvatici siano più graditi dell'agricoltore, come componenti di un territorio organizzato intorno ad attività ricreative. Da anni la presenza di zone tutelate e vincolate (es. Parco dei Sibillini) incide sulla remuneratività dell'attività agricola e di altre attività economiche, lasciando tale territorio, abbandonato alle scorrerie dei cinghiali e di altri ungulati (cerbiatti, camosci). Per altro verso le zone non vincolate sono sottoposto al rischio di edificazione selvaggia: La situazione ambientale sul territorio agricolo era quest'anno così rovente che la Giunta regionale delle Marche ha autorizzato 1 mese e mezzo di abbattimento controllato dei cinghiali (1 febbraio - 15 marzo).
Il Parco dei Sibillini (creato nel 1993), pur non avendo avuto finora un marcato sviluppo turistico, è divenuto negli ultimi anni fonte di attenzione e di studio da parte di naturalisti ed altri studiosi. Sempre più spesso docenti di università dell'Italia centrale, insegnanti nei più vari ambiti disciplinari, richiamano durante i convegni, le gite con i loro studenti tra le montagne del Parco dei Sibillini, come elemento significativo, caratterizzante la loro attività didattica. In contrapposto a ciò dai primi anni '90 il paesaggio di un'economia agricola, ora fortemente soggetta a vincoli ambientali, è decaduto per lasciare solo in parte spazio ad attività forestali e connesse (agriturismo). Con la decadenza dell'agricoltura in questi territori la cultura e l'economia agricola sono divenuti sempre più osteggiati e spinti verso il baratro della decadenza e dell'oblio, senza per questo la garanzia che le politiche turistiche in cantiere garantiranno il benessere economico di questi territori.

Documenti di approfondimento, disponibili in rete e trattanti l'argomento della 'Rete dei cammini lauretani'

Altri documenti di approfondimento:

Fonte/i: Convegno: 'La Rete dei Cammini Lauretani, Chiaravalle di Fiastra, 11-12 marzo 2010

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 marzo 2010



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