Breve saggio: Riflessioni di un viandante, per un turismo rurale alternativo

Paesaggi del turismo di massa, del turismo tradizionale, paesaggi contadini e della vita quotidiana

Ci sono dei luoghi che sono belli solo con il sole, altri liberano maggiormente il loro fascino quando sono nascosti tra le nubi, o anche quando è proprio brutto tempo. A tutti sarà capitato di scorgere le antiche bellezze di un quartiere urbano, abitualmente frequentato, nel momento in cui i rumori diminuiscono, o smettono del tutto, come ad esempio in piena estate, o dopo un'abbondante nevicata: A Milano, la nevicata del 1985 ha rivelato paesaggi inaspettati: il Monte Stella, a San Siro, era divenuto una pista da sci, le macchine erano ferme in mezzo alle strade, il traffico paralizzato in molte zone per una settimana faceva calare il silenzio sulla città.

Uno sguardo al territorio che ci circonda

A volte non è necessaria la nevicata, infatti in Italia vi sono ancora dei luoghi adatti dove potersi riposare, dove le attività economiche possono coesistere con uno sviluppo sostenibile; inoltre la nostra capacità di interpretare la bellezza del luogo nel contesto, non solo della sua storia, ma anche delle attività economiche che l'hanno creata, ci può permettere di apprezzare alcuni elementi estetici tradizionali che fanno parte del quotidiano, ma che sono anch'essi caratteristici, come ad esempio le sistemazioni agricole, le potature delle piante che a volte sconfinano, nella loro ricerca della massima efficienza produttiva, in forme vagamente artistiche, come i lunghissimi tratti di frutteto allevato, in 'forma obbligata', a 'palmetta' (piante di melo e pero potate in tale forma), o le viti potate a GDC (Geneva double curtain) che accompagnano il percorso della ferrovia direttissima nel tratto emiliano della Milano – Roma, o i frequenti pozzi artesiani dell'agro romano e viterbese, o i casolari rosa e arancio della bonifica pontina, con ancora le scritte di epoca fascista e di fianco gli alti silos in mattoni, pronti a raccogliere le grandi produzioni attese durante l'autarchia; oppure ancora gli opifici che sfruttavano l'energia idraulica, posti lungo l'Adda ed il Ticino, creati al sorgere della rivoluzione industriale ed ora abbandonati, o il sistema di chiuse e canali che circondano da secoli Milano e portano acqua alle risaie.

Il turista abituale - il turismo alternativo

Non è quindi raro notare come a fronte di località turistiche con una grande frequentazione estiva, o invernale, ve ne siano altre, meno vocate per il turismo di massa, che divengono più brutte, oltre che meno ospitali, in 'alta stagione', quando la loro fruizione non può essere vissuta in equilibrio con l'ambiente circostante se è presente rumore prodotto da luoghi ed appuntamenti di intrattenimento, che riducono l'efficacia attrattiva delle componenti del paesaggio. Molti turisti abituali preferiscono passare le vacanze in località tranquille, in famiglia, godendo la bellezza di luoghi che ben conoscono, per concedersi un po' di tempo per staccare e coltivare i propri interessi e contatti umani. In tali località gli intrattenimenti dovrebbero forse essere sempre programmati compatibilmente con queste esigenze, senza dare per acquisita la presenza di un turismo stabile e senza sacrificare la popolazione locale, che se non coinvolta nelle attività turistiche, non può che vedere il visitatore come un elemento di fastidio, quando esso minaccia la qualità della sua vita quotidiana.
L'attenzione a queste esigenze è evidente in alcune località turistiche molto affermate (ad esempio in Trentino-Alto Adige, o altre località alpine), dove le attività economiche tengono manifestamente conto dell'impatto con l'ambiente ed il paesaggio locale; esse riescono a mantenere durante l'anno un fascino inalterato. In varie località alpine anche d'inverno è evidente, la permanenza, a fianco degli impianti sciistici, di elementi naturali e legati alle attività agricole montane più intense di estate e frequenti ad esempio in Alta Valtellina (Sn) (baite e stalle estive).
Quello che pare essere cura degli amministratori e degli abitanti di alcuni luoghi di stabile tradizione turistica è un'attenzione minimale e puntuale ad alcuni particolari estetici dell'arredo urbano e stradale che annualmente si ritrovano intatti, come le classiche panchine verdi, leggermente sinuose ed invitanti a sedersi, i margini delle strade extraurbane in mattoni rossi, o la presenza, in giardini pubblici e privati, esclusivamente di vegetazione del luogo.

Il turista rurale è in genere più interessato alla ricerca di luoghi genuini, perché il suo tempo scorre più lentamente, egli non ha appuntamenti fissi, deve in genere solo riposarsi e godere della bellezza dei luoghi. Il rumore ed il flusso turistico incontrollato non possono chiaramente essere tollerati da chi vuole riposarsi, oltre che da bambini ed anziani. Egli apprezzando il luogo vi potrà tornare anche in bassa stagione.
Al contrario il turista di località di villeggiatura di massa (marine), non può, per ragioni di scarso tempo a disposizione, avere alcun interesse a comprendere il luogo e quindi a fruire di un turismo che possa essere sostenibile per il tessuto socio-economico locale, egli cerca spesso distrazioni ed intrattenimenti, a volte anche rumorosi.
Il turismo rurale, è anche oggetto di interesse di normative e sovvenzioni comunitarie, perché deve riuscire a mantenere attività agricole ed artigianali, creando nuove opportunità per esse, a volte anche a prescindere dalle stagioni turistiche. Questo comporta però una chiara scelta di lungo periodo circa la vocazionalità produttiva dei luoghi. In un contesto di questo tipo più che una intensa promozione e fitti calendari di intrattenimento sono utili servizi ed infrastrutture usualmente presenti nelle città e quindi efficienti servizi di pronto soccorso, servizi per gli anziani, reti idriche, di distribuzione del gas e reti UMTS, o Wi-Fi, da poter utilizzare all'occorrenza, quindi cose che non si vedono, ma si sentono, servizi disponibili durante tutto l'anno anche per la popolazione locale, che può così restare sul territorio e contribuire ad offrire ospitalità turistica temporanea, o comunque godere realmente di un più diffuso benessere.
La vacanza di massa, in alta stagione, in località minori è in genere un ripiego di breve periodo, dettato dal protrarsi della crisi economica, mentre la vacanza di riposo è un appuntamento fisso per chi ha legami di origine con un dato territorio e ne apprezza le caratteristiche tradizionali, legate alle attività produttive tipiche.

La storia popolare dei borghi rurali

Molte località cosiddette minori sono ricche di storia e di cultura popolare, elementi che si sono sviluppati nei secoli con la vita della gente ed in parte dei potenti del luogo.
Per poter capire questi luoghi è quindi utile sapersi inserire impercettibilmente nell'orizzonte quotidiano della gente comune, mescolandosi con essa, mimetizzandosi e interpretando il paesaggio in questo contesto: un'antica chiesa è un luogo nato per l'esigenza di celebrarvi eventi popolari, felice e tristi. Un castello è un luogo di resistenza agli attacchi dei predoni e banditi e dove si rifugiavano i contadini, scappando dai campi del circondario.
Laddove non predomina l'interesse artistico delle opere è quindi utile cercare di ricollegare gli elementi (edifici) storici e quelli paesaggistici al ruolo che rivestivano nella vita delle popolazioni rurali; questo approccio ci può permettere di meglio apprezzare anche la cucina popolare, l'artigianato, le tradizioni religiose e le feste di paese. In questa direzione, per un buon contatto con il territorio, molto utili sono gli agriturismi, ma è il loro stesso utente che deve avere l'interesse a capire se si tratta di veri agriturismi, e cioè di strutture ricettive di dimensioni limitate, selettive verso l'utenza, accessorie ad attività agricole principali, dove si può entrare in contatto con la realtà quotidiana dell'agricoltore ed i prodotti tipici del luogo, oppure se si tratti di attività sovrapponibili a comodi alberghi in piena campagna, con piscina, maneggio e sala massaggi, gestite durante l'estate da imprenditori part-time. Queste sono cose invece che si possono comodamente trovare anche a due passi da una grande città.
Uno dei pochi vantaggi delle località prive di grande tradizione ed organizzazione turistica è poi quella di poter scoprire a volte dei buoni ristoranti, meno noti poiché posti all'interno dei paesi, anziché lungo le strade principali.

I toponimi ed il loro legame con la storia e l'economia del territorio

Elementi tipici che richiamano molto la semplicità della vita condotta per secoli dalla gente di campagna sono i toponimi, la cui radice può essere ben compresa da chi conosca le lingue e la storia, delle popolazioni che abitarono, od occuparono l'Italia: i latini, i greci, gli etruschi, i galli, gli arabi, gli spagnoli, i francesi e gli austriaci (-> toponimi dell'agro romano).
Purtroppo le tendenze attuali del turismo stanno sostituendo i toponimi popolari con altri meno genuini, ma forse più suggestivi e quindi di maggiore richiamo turistico, in cui troviamo spesso associato ad un nome di uso comune legato alla caratteristica del territorio (bosco, valle, monte, piano, colle), un elemento di richiamo collettivo, in genere legato ad un'immagine idealizzata della natura, che non è mai esistita, od a miti ingigantiti e deformati. I vecchi toponimi invece erano espressione della storia, dell'economia e della cultura popolare del territorio, e quindi utili riferimenti per un turista attento.
Analizzando alcuni toponimi si scopre che, ad esempio, 'Wald' (ted.=bosco) sarebbe la radice del nome gualdo, nome frequente in località appenniniche umbro-marchigiane, mentre il toponimo 'pecceta', o 'pecceto' (Picea excelsa è l'abete rosso), sta ad indicare il 'bosco di abeti rossi'. In modo analogo laddove troviamo scritto bosco di quercie forse un tempo vi era un toponimo più specifico con riferimento al tipo di quercia: farnia, rovere (rovereto), cerro (o cerreto), leccio.
Il migliore modo per scoprire i toponimi di un luogo è acquistare una cartina militare (dell'Istituto Geografico Militare - IGM): è ancora possibile trovare in giro cartine aggiornate agli anni '50; in esse vi si scorgeranno vecchie carrareccie, sorgenti, acquedotti, tipo di vegetazione boschiva, chiese, parrocchiali, chiesette, edicole rurali, cimiteri di campagna, piccoli centri rurali e molte altre informazioni. Con una guida di questi tipo giunge alla nostra portata un prodotto turistico a molti inaccessibile: la raccolta delle more, l'alba in cima alla montagna, il tramonto sulla spiaggia isolata, con il vantaggio odierno di poter contare sul telefono cellulare, in caso di estrema necessità.

Percorsi fuori dalle rotte turistiche abituali - paesaggi rurali storici da scoprire

La genuinità è quello che il turista si può aspettare dalla vacanza in campagna e quindi tutto ciò che è artificioso è fuori luogo e più adatto al turista occasionale e non può che far percepire a chi sia interessato a conoscere bene i luoghi visitati, la sensazione che ciò che viene mostrato come autentico sia in realtà un artefatto.
Per questo motivo può essere utile, per cercare di scovare gli elementi genuini ancora presenti nei diversi territori, adottare delle strategie alternative nel visitare le zone rurali, come ad esempio muoversi fuori dalle grandi arterie stradali e munirsi di cartine IGM. Un idea di questo tipo può essere quella di percorrere la Milano – Roma, seguendo la via Emilia e poi arrampicarsi con la macchina, attraverso le località appenniniche tosco-emiliane alla scoperta dei borghi rurali appenninici, fino ad arrivare alle colline che circondano Siena e poi seguire verso il Lago di Nemi e di Vico, i centri rurali del viterbese e attraverso la via Cassia, arrivare a Roma.
Procedendo in questa maniera ci può anche aiutare un'attenzione alla morfologia del paesaggio ed agli elementi di quello agricolo, specialmente laddove le vallate molto aperte permettano di vederlo nel suo complesso, senza bisogno di guide turistiche come, ad esempio, avviene agevolmente visitando le Marche, dove troviamo ampie vallate e soleggiate colline, con ricchezza di paesaggio agrario.

In questa regione, affacciandoci ai belvedere, o ai torrioni di castelli abbiamo a disposizione delle carte geografiche viventi, da cui selezionare gli elementi di nostro reale interesse. Poi percorrendo le strade si può scegliere direttamente cosa visitare sapendo che, oltre a località più note, vi sono tante piccole bellezze di arte popolare, fuori dai grandi circuiti turistici e scorci di paesaggio, con antichi alberi e strutture agrarie, residue di una precedentemente fiorente attività agricola.
Ciò che ad una persona può sembrare insignificante, ad un altra può richiamare ricordi o suggestioni: una vallata nascosta, una chiesina antica immersa tra i boschi, con a fianco la casa, dove ai tempi della mezzadria abitava il contadino. Guardandoci intorno potremo trovare forse degli elementi autentici del territorio tradizionale locale. Uno di essi è, secondo me, un apparente disordine, segno di un paesaggio non imbalsamato: dove vi sono piccoli agricoltori all'opera troverete forse della legna frettolosamente accatastata al ritorno dal lavoro, le galline in giro, una vecchia utilitaria, una bicicletta, o una moto per rapidi spostamenti, macchinari in disuso, l'odore del letame di mucca, di pecora, o l'odore del fieno tagliato. La sera vi sarà poca luce per le strade e per questo sarà anche più facile incontrare animali selvatici.
L'illuminazione, in molti luoghi diffusa anche in campagna, influisce negativamente sulla fioritura delle piante adiacenti ai lampioni, poiché prolunga il periodo di illuminazione per le specie che fioriscono in presenza di giornate brevi, come più comune in primavera ed in autunno. Infine se non vi è agricoltura gli animali selvatici stentano a trovare adeguato sostentamento.

Gli edifici rurali mantengono il loro originario aspetto specialmente laddove non siano stati restaurati, seguendo quel comune riferimento, che sembra anche altrove voler eliminare l'elemento contadino e valorizzare quello architettonico, in cui edifici con pietra a vista, in un paesaggio boschivo e pastorale, sembrano voler rincorrere un antichità storica, non sempre ovunque sussistente, oltre che sganciata dai ricordi delle popolazioni locali e dei turisti abituali.
I luoghi che mantengono la loro genuinità sono spesso quelli che non rivestono particolare interesse per altre attività economiche, che come altrove sottraggono superficie alle attività agricole. Qui potremo trovare le tradizionali strade in breccia rosa, e nei campi strade temporanee segnate dal passaggio dei trattori, che lasciano una lunga striscia di erba centrale in evidenza; in alcuni casi si possono scorgere residui di colture consociate e aceri campestri che sostengono vecchie viti.

Laddove gli edifici sono rimasti inalterati, essi mantengono dei colori tenui e tinte pastello, dal rosa, al lilla, al giallo canarino, al bianco; quelli in pietra conservano tratti irregolari di stucchi in calce ed a volte porzioni aggiuntive di edifici in mattone, o laterizio (pollai, ecc.), apposti in epoche successive per le esigenze delle attività agricole. Altre rifiniture tipiche di questi luoghi sono le porte di cantine e stalle con chiusura esterna a catenaccio e le esili finestrelle ottocentesche con i vetri spessi, piene di spifferi e con l'arcata tipicamente sostenuta da un ciocco di legno approssimativamente rettangolare. In questi luoghi si ha la sensazione che il tempo si sia fermato, poiché negli ultimi anni vari sono stati gli eventi che hanno inciso sulle attività produttive agricole non solo marchigiane e quindi sull'estetica di un paesaggio che qui era più tipicamente agricolo.
In compenso i servizi sociali offerti da alcuni comuni riescono a mantenere la presenza umana, durante tutto l'anno, in molti territori belli, ma economicamente marginali. Questo elemento apprezzabile di assistenza alle popolazioni agricole è presente anche in nazioni in cui l'agricoltura ha un elevato peso sul prodotto interno lordo, come Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, ma in cui vi siano, anche lì, territori agricoli molto isolati. Questi servizi potrebbero potenzialmente permettere una rinascita economica di questi territori, laddove le attività agricole non vengano ostacolate per favorire lo sviluppo di un ambiente naturale e boschivo, che non fa parte da secoli del paesaggio naturale.

Fonte/i: -

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 28 aprile 2009



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