Ricerca statunitense per determinare se il consumo di frutta e vegetali da parte dei cittadini indigenti aumenti al ridursi del prezzo
Due ricercatori del Dipartimento di Ricerche Economiche del Ministero dell'Agricoltura Statunitense
Diansheng Dong e Biing-Hwan Lin hanno svolto uno studio che parte dalla circostanza, non solo italiana,
che, a fronte del fatto che i produttori agricoli non guadagnano abbastanza dalla vendita dei loro prodotti,
i cittadini meno abbienti rinunciano spesso ad un'adeguata alimentazione vegetale per far quadrare il
bilancio familiare.
L'idea portata avanti è stata quindi di valutare se, fornendo delle minime sovvenzioni ai cittadini indigenti
per acquistare alimenti vegetali, si riesce ad incrementare i consumi e migliorare sia l'alimentazione
della gente, che il reddito degli agricoltori.
Sul tappeto vi sono vari problemi: Negli Stati Uniti cominciano ad imporsi le tematiche di un'alimentazione
e di un regime di vita sano, anche al fine di ridurre i costi dell'assistenza sanitaria e migliorare la
qualità della vita. In questo contesto trova spazio anche il mercato dei prodotti di qualità, tra i quali
i vini, il cui consumo, come risulta da alcune indagini di marketing dell'Università di Davis - California,
sarebbe associato dai consumatori ad un regime di vita sano.
Parallelamente si fanno largo, sul piano normativo, tendenze che cominciano a prendere in seria considerazioni
i risultati di studi sull'alimentazione ed il suo effetto sulla salute, ovvero la circostanza che un'alimentazione con
scarsa presenza di vegetali, è stato constatato, determina anche un incremento delle spese sanitarie.
Considerando quindi le ridotte prestazioni di assistenza sanitaria gratuita, offerte negli Stati Uniti
a gran parte della popolazione, una scarsa alimentazione incide negativamente anche sulla qualità della vita della
popolazione meno abbiente.
Per i motivi elencati si può concludere che un qualsiasi provvedimento che incrementi il consumo di frutta
ed ortaggi potrebbe aprire la strada a dei benefici effetti indiretti; per questo motivo lo studio qui
richiamato proporrebbe di tassare i prodotti alimentari dannosi alla salute (come da es. sono riportate le
patatine salate) per ricavare fondi da utilizzare per sovvenzionare l'acquisto di alimenti più salubri.
Passando ai dati analizzati la cosa più rilevante che è stata constatata è che un contributo che riduca del
10%, per i meno abbienti, la spesa per frutta e verdura costerebbe allo stato una cifra minore del
10% della spesa complessiva per frutta e verdura, effettuata dalle stesse fasce di popolazione durante
il 2004; più in particolare uno sconto del 10% corrisponderebbe al 7,9% della spesa per frutta ed al
7,5 % della spesa per ortaggi, effettuata nel 2004.
I risultati proposti per questo studio mostrerebbero però anche che, a fronte della sostenibilità di questa
spesa in sussidi, l'effetto di queste sovvenzioni sul volume di acquisti sarebbe comunque contenuto poiché,
stando ai dati forniti dai ricercatori, l'incremento conseguente della domanda si quantificherebbe in +
2,1-5,2% per la frutta e + 2,1-4,9% per i vegetali.
Questi valori non ci devono però sorprendere più di tanto, se consideriamo che la domanda di alimenti è
per sua caratteristica anelastica(rigida), cioè costante indipendentemente dalle variazioni di prezzo
del prodotto offerto, salvo le variazioni qualitative che si possono verificare nel tipo di spesa
alimentare, al variare del potere di acquisto (più carboidrati e meno proteine). Per altro lato anche
le remunerazioni hanno una loro rigidità, essendo adeguate solo in fase di rinnovo dei contratti, sulla
base di un valore di inflazione programmata in genere inferiore a quella reale, definita in Italia
dall'ISTAT. Fino al 1992 invece gli incrementi di salari e stipendi erano, nel caso dell'Italia, automatici, in base
agli
(->)'scatti' della scala mobile, basati sull'inflazione.
Considerando la recente e persistente recessione economica non è impensabile quindi, che una nazione
con una forte economia agricola, come gli Stati Uniti valuti di 'sovvenzionare' indirettamente il settore primario, fornendo
sussidi per l'acquisto di frutta e verdura ai meno abbienti, sperando in questo modo di dare un maggiore
efficacia alla spesa statale, fornendo strumenti per far fronte alla recessione economica che avvantaggino
contemporaneamente la gente comune ed il settore produttivo.
Fonte/i: Servizio di Ricerche Economiche del Ministero dell'Agricoltura statunitense (USDA-ERS)
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 31 gennaio 2009
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