Alcuni scienziati statunitensi richiedono un maggiore accesso ai dati statistici sulle superfici interessate da coltivazioni biotecnologiche

Spesso è difficile, in coincidenza di dibattiti sulle biotecnologie, stabilire con precisione chi possa avere torto o ragione sul tema di volta in volta trattato, perché di frequente il dibattito viene corrotto da posizioni di parte, anche alimentate dall'utilizzo di dati scarsamente attendibili, che possono viziare la credibilità di discorsi e considerazioni che altrimenti potrebbero essere ben accolte dai sostenitori, o dai contrari all'utilizzo delle biotecnologie. Di questo aspetto mostrano, nei loro discorsi, di aver piena coscienza i ricercatori, i quali avendo comunque accesso a dati più genuini, sono spesso in grado di affrontare con maggior competenza questo dibattito, che assume un rilievo del tutto particolare per il possibile impatto sociale ed ambientale delle politiche che da esso possono scaturire.

Consapevoli probabilmente del loro ruolo di fornire chiare indicazioni all'opinione pubblica un gruppo di scienziati statunitensi ha diffuso un appello che chiede al Servizio di Statistica Agricola (NASS) del Ministero dell'Agricoltura Statunitense (USDA) di rendere disponibili molti dati già raccolti, ma che attualmente non sono loro accessibili e che potrebbero, ad un costo relativamente ridotto, fornire ulteriori indicazioni oggettivamente utili, sia ai sostenitori che ai contrari all'utilizzo delle piante geneticamente modificate.
In particolare si tratterebbe di rendere disponibili mappe più dettagliate (a livello di città e di contea) delle superfici dedicate a colture agricole geneticamente modificate. Ciò permetterebbe ai ricercatori di poter meglio valutare gli eventuali effetti di queste sulla vita selvatica, sulla qualità dell'acqua e sugli insetti parassiti ed utili.
Secondo quanto riferisce Michelle Marvier professore associato di studi ambientali e biologici presso l'università californiana di Santa Clara: 'Fin dal 1996 più di un miliardo di acri di superficie agricola sono stati coltivati negli Stati Uniti d'America con colture geneticamente modificate', ed aggiunge la sua preoccupazione di 'addetta ai lavori': 'Non sappiamo realmente quali siano i pro ed i contro di questa importante agro-tecnologia'.
'La gente che si posiziona ad entrambi i lati del dibattito sulle colture geneticamente modificate sta facendo molte richieste riguardo questa questione' e precisa: 'Da un lato dello schieramento si sostiene che le colture biotecnologiche riducono l'utilizzo di insetticidi, riducono le lavorazioni e quindi l'erosione della porzione superiore del suolo. Persone dell'altro lato dello schieramento sostengono invece che le colture biotech potrebbero danneggiare le specie autoctone'.
Coautori dell'appello di Marvier sono Yves Carrière e Bruce Tabashnik dell'Università di Tucson in Arizona; Norman Ellstrand dell'Università di Riverside in California; Paul Gepts dell'Università di Davis in California; Peter Kareiva dell'Università di Santa Clara e di 'The Nature Conservancy'; Emma Rosi-Marshall della Loyola University di Chicago; e L. LaReesa Wolfenbarger dell'Università di Omaha in Nebraska.
Viene quindi indicato, all'interno del comunicato stampa dell'Università dell'Arizona, a cui fa riferimento questo articolo, che sarebbe stato successivamente pubblicato un documento, sul numero del 25 aprile 2008 del mensile scientifico 'Science', illustrante meglio questo appello, con allegati alcuni dati sulle colture geneticamente modificate e riportante una mappa della distribuzione delle colture agricole di pieno campo in Arizona di città in città, frutto di una proficua esperienza realizzata dai ricercatori di questa Università. Il Dr.Tabashnik, professore di entomologia, riferendosi a questa esperienza sottolinea di seguito che: "Il riportare sulla mappa la superficie dedicata in Arizona a coltura di cotone 'biotech' ha permesso all'Università dell'Arizona di essere leader nella stima degli impatti ambientali delle colture geneticamente modificate".
Infatti in questo stato è stata realizzata un'esperienza unica di collaborazione, tra ricercatori che operano presso l'Università dell'Arizona ed agricoltori, che ha reso disponibili dettagliati dati sulle colture.
Tabashnik precisa meglio i vantaggi offerti da questa interessante esperienza: "E' una situazione che avvantaggia entrambe le parti, noi analizziamo i dati che essi raccolgono, in modo che gli agricoltori possano controllare meglio gli insetti parassiti e guadagnare più denaro. Questa collaborazione ci aiuta a ricavare informazioni fondamentali, riguardo cosa si sta verificando in campo, che non avremmo mai potuto ottenere senza di loro".
Una delle analisi compiute dall'Università dell'Arizona ha mostrato l'utilità della disponibilità di dati di campo anche in favore dell'uso di materiale geneticamente modificato, poiché ha evidenziato dall'analisi degli stessi che la coltivazione di cotone geneticamente modificato permette di ridurre l'utilizzo di insetticidi, pur mantenendo elevate le rese.
La squadra di scienziati autori ha quindi richiesto al Governo Statunitense di rendere disponibili i dati già raccolti finora, poiché, come essi riferiscono, il Ministero dell'Agricoltura Statunitense raccoglie già dati a livello di singole aziende, ma questi sarebbero disponibili per i ricercatori solo a livello singolo stato, mentre secondo gli autori dell'appello, per rispondere a questioni chiave riguardanti gli impatti ambientali delle colture geneticamente modificate è necessaria una più fine risoluzione spaziale, e cioè la disponibilità di dati relativi a singole aziende, per un ampio territorio.
Come precisa Carriere: "Le analisi che possono essere realizzate potrebbero riguardare la qualità dell'acqua e del suolo, gli effetti non obbiettivo (non-target effects), la densità della popolazione regionale di parassiti agricoli e gli aspetti economici come il miglioramento delle rese. Ciò che si scoprirebbe potrebbe essere utile ad un ampia categoria di persone".
Il Servizio Nazionale di Statistica Agricola (NASS) del Ministero dell'Agricoltura Statunitense(USDA) raccoglie annualmente dati che documentano le superfici coltivate con varie colture, in tutti e 50 gli stati, come riportano i ricercatori nel loro documento. Inoltre il NASS intervista annualmente più di 125.000 agricoltori riguardo l'utilizzo della superficie agricola aziendale e le superfici coltivate con varie colture geneticamente modificate.
Per questo conclude con un richiamo pragmatico Tabashnik, che potrebbe accomunare il suo pensiero con scienziati di altre nazioni della terra che si trovano spesso ad operare in condizioni confrontabili con la sua: "Stiamo già spendendo il denaro necessario per raccogliere questi dati. Rendiamoli disponibili nel formato idoneo all'uso da parte dei ricercatori. Questo potrebbe essere un passo aggiuntivo relativamente economico con un beneficio scientifico e pubblico enorme".

Principale autore dell'appello:

Michelle Marvier

Coautori dell'appello presso l'università dell'Arizona:

Related Web sites:

---> Arizona Cotton and Research Protection Council

Fonte/i:

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 12 ottobre 2008



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