Il sistema agroalimentare lombardo nel censimento agricolo del 1997 (analisi statistiche e misure del PSR 2000-2006)

  1. Analisi generale del settore agroalimentare lombardo (i dati delle statistiche del PSR sono tratti dal censimento agricolo del 1997).
  2. Le caratteristiche dei diversi comparti del settore agroalimentare lombardo
  3. Le tipologie agricole territoriali
  4. Il sistema agricolo territoriale della montagna e delle zone svantaggiate
  5. Il sistema agricolo territoriale delle aree peri-urbane
  6. Il sistema agricolo territoriale dell'agricoltura professionale

Analisi generale del settore agroalimentare lombardo

Il sistema agroalimentare lombardo risulta rappresentare la punta di maggiore produttività nell'ambito di quello complessivo nazionale. Esso, infatti, in base ai dati del 1996 utilizzati, presenta le seguenti caratteristiche:

Per quanto riguarda la dimensione media delle aziende agricole lombarde, questa risulta superiore alla media nazionale: In questo ambito le aziende comprese nelle maggiori classi dimensionali risultano in percentuale maggiore rispetto alla media nazionale e producono il 72 % del Reddito Lordo Standard (RLS) e quasi il 50% del RLS è stato prodotto da solo il 4,4% delle aziende agricole lombarde; sempre nell'ambito della dimensione media delle aziende lombarde, quelle di piccole dimensioni risultano presenti in percentuale minore rispetto alla media nazionale.
Rispetto all'impegno di tempo nel settore agricolo, circa 1/3 delle aziende può essere classificata come "professionale". Esse utilizzano l'80% della superficie agricola e producono il 90% del RLS; le altre aziende sono classificabili come "accessorie", o "per autoconsumo".
Solo 1/3 delle aziende lombarde (in funzione del RLS aziendale) sono dunque in grado di assicurare il reddito ad almeno un occupato a tempo pieno, anche se tra queste quelle produttrici del R.L.S. più elevato sono quelle che ricorrono anche all'utilizzo di manodopera salariata, mentre, invece, quelle che utilizzano solo manodopera familiare hanno spesso redditi che si avvicinano a quelli delle aziende "accessorie" e "marginali".
Il valore comunque ridotto di occupazione (e di RLS) prodotto anche dalle imprese condotte con l'utilizzo di manodopera esterna (in pratica le aziende più produttive), dimostra quanto, anche per esse, siano necessari i finanziamenti del PSR, i quali giungeranno a tali aziende, prevalentemente attraverso i contributi per gli investimenti a favore dell'azienda agricola (misure A, B, G e indirettamente L e Q del PSR), le misure agro-ambientali (misura F e U, meno, H ed I del PSR) e le azioni per la certificazione ISO 9000 e 14000 della misura M.
Le aziende più grandi rappresentano, in pratica, la fetta di produttori impegnati nelle grandi produzioni di pieno campo e di latte, mentre le aziende accessorie, o per autoconsumo hanno un importanza per mantenere la presenza dell'uomo sul territorio, nelle zone marginali (dal punto di vista del reddito agricolo), dove esse sono prevalentemente presenti (zone prealpine e alpine); queste aziende si avvantaggeranno quindi maggiormente delle vere e proprie
  • Misure per lo sviluppo rurale ( P: Agriturismo; H e I : Forestazione; J: Alpeggi; O e T, nelle zone "obbiettivo 2").
  • Sostegno al reddito nelle zone svantaggiate; oltre alle misure di interesse agro-ambientale: F ed U e le azioni per la certificazione ISO 9000 e 14000 della misura M; inoltre vantaggi indiretti possono giungere dall'adozione di enti pubblici e di associazioni di produttori delle misure L, M e N).

Il settore forestale (la S.A.F. lombarda)

Occupa più di 1/5 della superficie lombarda complessiva ed il 28% della superficie complessiva agricola più forestale (S.A.F.). Quasi 3/4 dei boschi sono nelle zone montane.
Il 60% dei boschi sono governati a ceduo ed il 40% a fustaia.
I 2/3 dei boschi sono di proprietà privata e sono quasi tutti a ceduo, il che significa che le fustaie sono quasi tutte pubbliche e nell'ambito delle proprietà pubbliche, il 90% dei boschi è dotato di Piano di Assestamento Forestale.
Fino al 1950 si è avuta una tendenza al disboscamento, successivamente l'abbandono delle terre e dei boschi ha portato ad una nuova espansione dei boschi (anche se essi sono in elevata percentuale, in stato di abbandono).
L'abbandono dei boschi ha determinato le seguenti problematiche:
  • Invecchiamento boschi;
  • Diffusione di parassiti e malattie;
  • Anomalie dell'ecosistema;
  • Mancato sviluppo occupazionale del settore forestale (potenzialmente maggiore);
  • Scarso collegamento con le attività (molto diffuse in Lombardia) di utilizzo industriale del legname (le industrie del settore si riforniscono prevalentemente all'estero).

La S.A.U. (Superficie Agricola Utilizzata) in Lombardia (dati 1996):

  • Seminativi: 70% di cui
    • 40% cereali, di cui il 50% è mais (utilizzato prevalentemente per l'alimentazione animale);
    • 18% foraggere (alimentazione animale);
    • 11% colture industriali;
  • Foraggere permanenti: 26% (alimentazione animale);
  • Colture arboree: 3%.

Produzioni agricole lombarde (p.l.v.)(dati 1996):

Ai visti valori della S.A.U. consegue che gran parte dell'utilizzo del terreno è direttamente, o indirettamente collegato alle attività zootecniche, che infatti rappresentano il 70% della p.l.v. agricola (di cui il 37% è dovuto alla produzione di carne (l'11% è bovina) e il 32,6% è derivato dalla produzione di latte bovino).
Conseguentemente la p.l.v. del comparto bovino è pari al 43,6% della p.l.v. complessiva del settore agricolo lombardo.
Altre produzioni che contribuiscono alla p.l.v. lombarda sono:
  • Cereali: 10%;
  • Colture floricole: 7%;
  • Colture industriali e orticole: 6,6%.

Caratteristiche strutturali dell'industria alimentare lombarda:

In Lombardia si trova il 12% dell'industria alimentare italiana e questa si caratterizza per essere prevalentemente costituita da piccole imprese (l'85% ha meno di 10 addetti), anche se con queste sono presenti le principali multinazionali del settore alimentare.
In particolare esiste un forte collegamento con il settore primario che si evidenzia sia per il tipo di industrie di trasformazione (prevalentemente collegate al settore zootecnico), sia per la localizzazione (in corrispondenza di alcune provincie in cui è più attiva l'agricoltura: Cremona e Milano; ma anche in corrispondenza di provincie in cui è più attiva l'attività industriale e con essa anche quella alimentare: Milano, Como e Pavia).

I settori più sviluppati dell'industria alimentare lombarda sono:

  • Trasformazione e conservazione delle carni (19,6% degli addetti);
  • Industria lattiero-casearia (18,5% degli addetti);
  • Comparto molitorio-pastario (6% degli addetti).

Le tipologie agricole territoriali

Il territorio lombardo può essere suddiviso in aree caratterizzate da diverse "tipologie agricole territoriali", in funzione delle differenti caratteristiche dell'agricoltura:

  • Strutturali,
  • Economiche,
  • Sociali,
  • Produttive e
  • Ambientali.

Il territorio lombardo può quindi essere suddiviso nelle seguenti zone:
  • Zone montane, della collina pedemontana e zone svantaggiate (direttiva C.E. 268/1975): Questi territori sono posti quasi esclusivamente nella zona nord della Lombardia e sono caratterizzati da un'agricoltura più povera e in cui l'agricoltura è in gran parte svolta come attività part-time.
  • Una fascia intermedia indicata come il "Sistema agricolo peri-urbano" (in cui risiedono più di 2/3 della popolazione lombarda e che è costituito di due aree peri-urbane:
    • La prima a occidente compre un territorio che si estende tra i capoluoghi di Varese, Como, Milano, Lecco e Bergamo;
    • La seconda che si sviluppa intorno alla città di Brescia.
  • Una zona più ricca dal punto di vista agricolo, di pianura, in parte irrigua, dove si ha la sopravvivenza del tessuto sociale rurale e dove l'agricoltura ha carattere di professionalità. Tale territorio comprende gran parte della pianura irrigua e due piccole porzioni di territorio collinare a vocazione viticola. In questa zona è concentrato l'80% del R.L.S. lombardo e delle aziende vitali (cioè quelle in grado di raggiungere un reddito pari a quello medio regionale).

Analizzando nel dettaglio le diverse "tipologie agricole territoriali" si riesce a capire quali misure si adattino meglio alle diverse aree e conseguentemente (in parte) la modalità di programmazione della ripartizione dei fondi del PSR.
Il sistema agricolo della montagna e delle zone svantaggiate

In questo territorio è situata il 90% della superficie forestale lombarda e vive il 36,45 della popolazione rurale, che è costituita in larga parte da conduttori a tempo parziale e loro collaboratori familiari.

La partecipazione dell'agricoltura di questi territori alla formazione del reddito è piuttosto bassa in percentuale, pur permanendo in queste zone un tessuto sociale marcatamente rurale, ma con scarsa percentuale di agricoltori professionali.
La maggior parte delle persone impiegate in agricoltura in questi territori è costituita da anziani e da donne e quest'ultimo dato è considerato positivo positivo in quanto il legislatore regionale lombardo ritiene che le donne siano maggiormente portate per lo sviluppo dell'attività agrituristica, vera opportunità per lo sviluppo rurale di questi territori.
Dal punto di vista prettamente economico si evidenzia che in queste zone si trova ben il 40% delle aziende agricole lombarde, ma solo un migliaio raggiunge il reddito agricolo medio regionale (risultando così "azienda vitale"), il tutto per un reddito complessivo agricolo pari al 5,5 del RLS agricolo regionale.
Tale RLS ha evidenziato un ridotto tasso di crescita negli anni, con una forte riduzione del numero di aziende e della superficie complessivamente coltivata (ciò espone il territorio al rischio delle frane e pone in luce l'importanza di una politica di sviluppo rurale e di misure compensative che spingano l'agricoltore a rimanere sul territorio anche in presenza di condizioni in cui l'agricoltura per se stessa sarebbe poco remunerativa).
Oltre all'attività forestale, in questi territorio è presente l'allevamento bovino (unica attività produttiva per ampie fasce del territorio alpino) e ovi-caprino (con una percentuale del 52,1% del reddito regionale di tale comparto) e le produzioni arboree (con una percentuale del 42,4% del reddito regionale di tale comparto) e in quest'ambito, delle colture arboree, si ha, in particolare, un territorio particolarmente vocato per la frutticoltura nella Valtellina di Tirano e un territorio a grande sviluppo viticolo nell'Oltrepò Pavese (anch'esso incluso in questa fascia montana povera).
Nella fascia territoriale appena descritta, complessivamente caratterizzata da un economia agricola abbastanza povera, non mancano però zone "di eccellenza", come la parte più a sud della zona alpina lombarda (prov. di Varese, Como e Lecco), dove si ha una marcata urbanizzazione ed elevata densità di popolazione (anche maggiore della media regionale) e ridotta presenza di tessuto rurale, ma proprio per questo si ha presenza, anche, di attività agricole tipiche delle fasce peri-urbane, con prevalenza delle produzioni vegetali ed in particolare del florovivaismo.
Nel documento pubblicato dalla Regione nel PSR vengono a questo punto proposte le possibili forme di diversificazione delle attività agricole che vengono viste come possibilità per un miglioramento, o un integrazione al reddito dell'agricoltore in questi territori:

L'esposizione di queste possibilità di sviluppo presuppone chiaramente l'intenzione del legislatore regionale di utilizzare gli incentivi offerti da specifiche misure del PSR per favorire lo sviluppo di queste zone, attraverso lo sviluppo delle suddette attività.
Ecco alcuni esempi di interventi il cui incentivo è ravvisabile nelle misure del PSR:

Il sistema agricolo territoriale delle aree peri-urbane

L'attività agricola in queste zone, pur avendo un ruolo di gran lunga secondario, rispetto ad altre attività e pur essendo fortemente limitata dalla elevata presenza di abitazioni, strutture e infrastrutture produttive (solo il 40% della superficie è agricola), l'agricoltura incide percentualmente in modo adeguato all'interno dell'attività agricola complessiva della regione Lombardia, anche se il Reddito agricolo lordo incide solo lo 0,3% sul reddito complessivo di queste zone fortemente industrializzate.
Altro ostacolo allo svolgimento dell'attività agricola è la presenza di molte aree tutelate (11 parchi regionali) ed un elevata percentuale di superficie boscata.
L'attività agricola di questo territorio produce un reddito (RLS) pari al 15,3% di quello complessivo regionale e che è inferiore solo a quello della zona (molto più vocata) della "pianura irrigua"; tale reddito è prodotto prevalentemente (13,7% sul nell'area occidentale di tale zona.
Il tessuto rurale è presente solo in zone limitate di questo territorio, ma laddove presente la manodopera è in quantità significativa, professionale. A differenza degli altri due sistemi territoriali in questo, prevale tra i contratti agrari,, l'affitto, in particolare nelle zone peri-urbane (50,5%) e ciò a causa di una maggiore concentrazione della proprietà fondiaria rispetto alle altre zone.
In questa zona sono inoltre presenti:
  • Il 22% dei lavoratori agricoli regionali,
  • Il 19% della popolazione rurale regionale,
  • Il 18,6% delle aziende agricole (e contemporaneamente il 15,4% di quelle vitali); conseguentemente i redditi medi aziendali coincidono con quelli medi regionali.

Per quanto riguarda le produzionidi questo territorio, esse sono:
  • Vegetali: 17,6%, di cui
    • Produzioni orto-floro-vivaistiche pari alla metà del reddito regionale di tali coltivazioni; e più dettagliatamente:
      • 2/3 del settore floricolo (in particolare l'area floricola a nord di Milano);
      • 1/2 di quello vivaistico;
      • 1/4 di quello orticolo;
    • Animali: 13,2%.
        di cui:
      • Equini: 45,6% dell'intera regione;
      • Avicoli: 17 %;
      • Suinicoli: 7%;
      • Elevata percentuale degli allevamenti alternativi (es. apicoltura), che evidenzia la notevole tendenza di questa zona alla differenziazione produttiva.

      Il sistema agricolo territoriale dell'agricoltura professionale

      Questo territorio, che si estende nella fascia sud della Lombardia (a partire dalla provincia di Pavia, attraversando quella di Lodi, la bassa bergamasca e bresciana, per arrivare alla provincia di Cremona e Mantova), è il principale della Lombardia dal punto di vista agricolo sia per produzione sia per destinazione produttiva (82%) ed esclusa la zona a ridosso dei centri urbani esso ha una bassa densità abitativa.
      La maggior parte della superficie agricola è irrigata (87% della superficie irrigua lombarda) e i terreni presentano un'elevata fertilità, conseguentemente l'agricoltura è molto intensiva e ciò provoca notevoli problemi nell'interazione con l'ambiente a causa delle problematiche connesse con lo smaltimento dei reflui zootecnici e con l'esercizio dell'attività agricola nelle aree protette presenti specialmente nelle zone a ridosso dei fiumi.
      Dal punto di vista produttivo questa zona supera per sviluppo dell'attività agricolo la già elevata media della Lombardia ed è quindi tra le aree a maggiore densità agricola in tutta Europa. Il reddito lordo per U.L. (unità lavoratrice) è di 25.000.000 di Lire con una elevata percentuale di aziende vitali (cioè con un reddito medio paria quello medio regionale).
      Il tessuto economico di questo territorio è ancora marcatamente rurale con presenza del 50% della popolazione rurale lombarda e del 66% degli attivi rurali; inoltre il reddito agricolo corrisponde al 6% del reddito di queste zone e l'1% di quello regionale) e il 10% della popolazione sopra i 15 anni è parte di una famiglia di agricoltori.
      l'80% della manodopera agricola è a tempo pieno e il 40% professionale, purtroppo si ha un ridotto ricambio generazionale ed un notevole aumento dell'età media degli imprenditori agricoli.

      Per quanto riguarda le produzioni attuate si ha:
      • Seminativi (risicoltura nella pianura irrigua pavese,
      • Orticoltura (pomodoro, orticoltura e bieticoltura nel mantovano),
      • Viti-vinicoltura (Oltrepò pavese),
      • Allevamento suino (prevalentemente) e bovino (situato lungo tutto il territorio del sistema agricolo della pianura irrigua).

      Nonostante questo territorio sia tra i più produttivi di Europa, essendo caratterizzato da un'agricoltura più di grandi produzioni che di specializzazione qualitativa subisce i riflessi dell'andamento dei prezzi dei prodotti agricoli (in seguito all'effetto dei negoziati del WTO e alla conseguente riforma della P.A.C. e riduzione del peso delle O.C.M.), con il conseguente forte abbassamento dei redditi degli agricoltori, contemporaneamente risente degli elevati costi di produzione che fanno si che nonostante tutto, questa zona particolarmente produttiva dal punto di vista agricolo abbia ugualmente dei grossi problemi a mantenersi competitiva con i paesi in cui i costi di produzione (e conseguentemente i prezzi dei prodotti agricoli) sono più bassi.

      Fonte/i: Piano di sviluppo rurale lombardo 2000-2006 - censimento 1997 delle aziende agricole

      Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 20 febbraio 2003



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