Un'indagine dell'Università dell'Illinois sostiene che la gente preferisce mele coltivate localmente ed a basso impatto ambientale, ma anche che è essenziale una corretta etichettatura del prodotto
Quando è stato chiesto ad alcuni consumatori di paragonare mele fra loro, essi hanno detto che avrebbero pagato maggiormente le mele prodotte localmente, rispetto a quelle geneticamente modificate (GM). Ma in un secondo questionario i consumatori hanno preferito queste ultime, quando le mele non erano descritte come GM, ma come aventi un ridotto impatto sull'ambiente.
La ricerca condotta dall'economista dell'Università dell'Illinois (USA)
Michael Mazzocco e da
Nadia Novotorova Professoressa di marketing presso l'Augustana College ha dimostrato che l'etichettatura dei prodotti fa la differenza, quando viene accetta dal consumatore.
Mazzocco riferisce che la questione sta nella vendita dei benefici dei prodotti.
'Quando furono introdotte le colture geneticamente modificate, la gente le chiamava 'Frankenfood' (il cibo di Frankestein) ed enfatizzava i processi di laboratorio utilizzati nella fase di coltivazione. Il beneficio sembrava essere per gli agricoltori che risparmiavano denaro non necessitando di spruzzare prodotti chimici sulle loro coltivazioni'.
La realtà è che le mele possono essere incrociate in modo da essere resistenti alle malattie, cosicché non necessitino di essere trattate con fungicidi ed altri fitofarmaci 15-20 volte durante la stagione di crescita (tanti sono, ad esempio, gli interventi necessari per limitare i frequenti danni indotti dalla ticchiolatura sulla buccia delle mele). Questa caratteristica le rende una coltivazione a ridotto impatto sull'ambiente, e questo è un beneficio che i consumatori possono percepire attraverso i loro denti ed anche a livello del loro portafogli.
'Una cosa che abbiamo imparato è che se volete ottenere qualche beneficio dalla tecnologia, dovete disporvi a comunicare i suoi benefici', riferisce Mazzocco. La gente non vuole pagarvi per la tecnologia in se stessa, in questa maniera essi possono disporre di un altro attributo. C'è una pari contropartita (an equal trade-off) .
Ma quando non la chiamate OGM (organismo geneticamente modificato) e invece comunicate il beneficio per l'ambiente, c'è più di una contropartita uno-ad-uno ed i consumatori avranno voglia di pagare di più per averla'.
Ha riferito Mazzocco che nessuna mela venne gustata, toccata con mano, o vista, 'In entrambi i questionari, la gente classificò le mele sulla base di una descrizione. Noi stavamo cercando di capire dove la contropartita si pone rispetto ai due opposti attributi. La gente non vuole una mela. Ciò che essi vogliono sono gli attributi della mela: nutrizione, aroma, colore, ecc. . Ma una mela ha anche altri attributi. Come la colpa di usare tutto quel carburante diesel nel suo trasporto dallo stato di Washington (stato statunitense di maggiore produzione di mele, posto sulla costa nord-orientale) all'Illinois (nel centro-nord degli USA, dove è situato l'autore di questo articolo), o la paura di nutrire i vostri figli con ciò che potrebbe essere un 'Frankenfood” '.
Entrambe le indagini a cui si riferisce l'autore incominciarono fornendo ai partecipanti le identiche brevi nozioni sulla coltivazione delle mele, che comprendevano informazioni sulle malattie ed insetti delle mele e su come le mele resistenti alle malattie sono sviluppate. Una mela è creata attraverso tecniche di laboratorio, dove viene introdotto in una sua varietà, un gene di resistenza alla ticchiolatura (apple scab), presente in natura in un'altra varietà che è la vostra preferita, l'unica che voi comprereste normalmente. Questa mela che ha al suo interno il gene inserito in laboratorio può ridurre le irrorazioni di antiparassitari, effettuate in un frutteto del Midwest, da 15 a 20 volte in una sola stagione, per un'azienda che normalmente sia suscettibile alla ticchiolatura del melo.
Riferisce Mazzocco: 'Una mela convenzionale, una mela non clonata, cresciuta in una tipica regione di coltivazione delle mele nello stato di Washington, Michigan, New York, probabilmente non è suscettibile alla ticchiolatura ed è soggetta ad un minor numero di trattamenti. In tal modo al fine di avere delle mele coltivate localmente (anche) nel Midwest dovrete essere intenzionati ad accettare di fare qualcosa in grado di ridurre l'incidenza della ticchiolatura del melo, altrimenti non potete coltivarla'.
Una volta fornita questa informazione, 200 persone scelsero (in un questionario) 12 combinazioni di attributi dati alle mele. Per esempio una poteva essere 1,39 dollari alla libbra (= 453,59237 grammi)(=3,06 dollari alla chilo), prodotta lontano da casa, e coltivata in modo convenzionale. Un altra mela poteva essere 1,59 dollari (=3,5 dollari al chilo), cresciuta sul posto ed OGM.
Nel secondo studio, un questionario fornito ad un gruppo differente di 200 persone descriveva l'attributo del frutto come 'a ridotto impatto ambientale', invece che GM. E per ogni altro attributo si fece alla stessa maniera (definendolo o meno a basso impatto ambientale).
'Guardando la classifica di tutte le combinazioni di attributi forniti per il prodotto ed il confronto del livello di importanza dati ai diversi fattori, ciò che emerse è che la gente sarà disponibile a pagare di più per prodotti a ridotto impatto ambientale. Quando definite un tale prodotto OGM vi sono alcuni che cambieranno punto di vista a riguardo, ma la media della gente risulta indifferente.
Essi sono pronti a scambiare prodotti locali con OGM', riferisce Mazzocco.
'Noi abbiamo concluso che i benefici della modificazione genetica sono qualcosa che i consumatori finiranno per sentire propria. La gente capisce che con queste mele si ha il vantaggio, nella direzione di poter disporre nel Mid-west di mele prodotte in loco, di avere (però) un minor numero di irrorazioni di fungicidi intorno ai loro luoghi di vita e corsi d'acqua'.
Lo studio ha anche trovato che la gente di età superiore ai 65 anni ha una più forte preferenza per le mele convenzionali. 'Quando le abbiamo chiamate mele OGM, la gente di 65 anni e più ha reagito a ciò. Quando le chiamate a ridotto impatto ambientale essi non reagiscono così tanto e la loro scelta si avvicina a quella dei più giovani.
Sostiene Mazzocco: 'Il messaggio è che dobbiamo stare attenti a cosa scriviamo in etichetta ed a comunicare i benefici del prodotto'.
Spunti di approfondimento:
Autore dell'articolo:
Debra Levey Larson, 28 novembre 2009
Fonte/i: Michael Mazzocco Università dell'Illinois e Nadia Novotorova Augustana College
Sito fonte:
University of Illinois College of Agricultural, Consumer and Environmental Sciences
Pubblicato da Agrolinker, in data 31 dicembre 2009; Traduzione di Luca Federico Fianchini.
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