La migrazione dei baby-boomers ed il suo impatto sul mondo rurale statunitense
L'attuale migrazione verso le zone rurali statunitensi avente per maggiore protagonista la generazione dei 'baby-boomers' (quella dei nati nel periodo del boom economico e cioè fino a metà anni '60) è il tema di un
rapporto (36 pagine in inglese), che è stato redatto da due studiosi del Servizio Economico del Ministero dell'Agricoltura statunitense, John Cromartie and Peter Nelson e pubblicato ad agosto scorso (2009).
Analizzando le politiche agricole in vigore in Europa ci sarà forse capitato di notare che esse spesso programmano incentivi con il fine di instaurare tendenze virtuose che nell'intento pare dovrebbero andare ben oltre le migliori aspettative. Poi analizzando i dati statistici dei fenomeni realmente in atto si evidenzia spesso come alcune politiche vadano più probabilmente fuori bersaglio.
Questo è apparentemente il caso degli incentivi per incrementare la presenza di giovani nel settore agricolo, con il fine anche di creare nuove aziende, o di mettere le aziende esistenti nella mani di imprenditori più giovani e quindi più propensi ad introdurre innovazioni ed efficienza di gestione. Essi sono spesso indirizzati a fasce di età in cui vi è scarso interesse per le caratteristiche del regime di vita che si può condurre nelle zone rurali, come si può spesso percepire dialogando con chi vive in questi luoghi.
I media televisivi trasmettono sempre più in Italia un messaggio che fa molta presa sui giovani particolarmente in località di provincia e che presenta le grandi metropoli come località dove la gente, alcuni ritengono, penserebbe solo a divertirsi e ad uscire la sera in locali, cinema e discoteche, gli stessi che vengono ritratti dai media nella 'cronaca rosa'. Certamente le grandi metropoli offrono molti più intrattenimenti, ma forse anche meno vita sociale di quella che si può avere invece in una località rurale, quando si è parte integrante del tessuto sociale. In tutte le cose, è noto, vi sono 'i pro' ed 'i contro'. Ma purtroppo spesso la televisione trasmette solo 'i pro' suscitando nella popolazione rurale più giovane un maggiore interesse a spostarsi verso le grandi città.
A ciò si aggiunga che in alcune località di provincia italiane vi è cronica carenza di servizi ed infrastrutture, circostanza che chiaramente scoraggia l'inizio di attività come quella dell'agricoltore il cui ritmo di lavoro è periodicamente, già di per se stesso, molto intenso e quindi tale da risultare poco gradevole per la popolazione più giovane.
Per altro verso analizzando i comportamenti di diverse fasce di popolazione, negli Stati Uniti è emerso un fenomeno che non vi è da meravigliarsi possa sussistere statisticamente anche in Italia, e cioè la migrazione delle generazioni più anziane verso le località di campagna alla scoperta di una vita rurale, vista come portatrice di quiete e tranquillità, la stessa che invece i più giovani frequentemente tendono ad evitare.
La situazione in atto negli Stati Uniti, come evidente dall'analisi delle tendenze riguardo i movimenti delle popolazioni, risultanti da recenti dati demografici (censimenti delle popolazioni), ci mostra come la generazione di mezzo, i cosiddetti 'baby-boomers' (persone di età media 45-63 anni) si sta spostando verso le zone rurali e verso le piccole città. Nel caso si tratti di persone sposate, possiamo intuire si faccia riferimento a famiglie con figli già cresciuti, se non anche sposati ed a pensionati. La tendenza interessa comunque maggiormente persone sui i 50 ed i 60 anni, le quali sarebbero alla ricerca di luoghi poco popolati e dotati di bellezze naturali, ma anche località urbane dotate di monumenti, ecc. e dove il costo della vita sia anche più ridotto.
Se la tendenza in atto confermerà quanto avvenuto negli anni '90, entro il 2020 la popolazione tra i 55 ed i 75 anni vivente nelle zone rurali crescerà, negli Stati Uniti, del 30%.
Questa circostanza può essere vista come elemento di maggiore sviluppo economico per queste zone, ma non si può trascurare che comporterà una necessaria riorganizzazione dei servizi di assistenza, particolarmente sanitaria, cosa che negli Stati Uniti è già da tempo oggetto di studi in relazione alle reti telematiche, che permetteranno, nelle zone rurali più remote, di valersi di strutture collegate in via internet con i migliori centri sanitari, per consentire applicazioni di telemedicina (ad es. visite specialistiche a distanza).
Forse potrebbe essere realistico e promettente tentare in Italia di incrementare l'attività agricola focalizzando l'attenzione delle sovvenzioni per la creazione di nuove aziende non più solo sulle generazioni più giovani (popolazione fino ai 40 anni), ma anche anche a vantaggio dei nostri 'baby-boomers' e cioè dei nati tra il 1946 ed il 1964, fascia di popolazione tra i 45 ed i 63 anni, ma non ancora anziana se si considera che in agricoltura la frequente elevata età media degli operatori dipende spesso anche dal fatto che il pensionamento di un agricoltore coincide in genere con la sua morte, in età molto avanzata. Per questo motivo la vita rurale mantiene molto più attiva ed indipendente la popolazione, il che si può ritenere possa positivamente riflettersi su di una minore spesa per servizi sociali di assistenza ad anziani e malati, che è un obbiettivo frequentemente perseguito dalle politiche sociali statali.
Fonte/i: Servizio di Ricerche Economiche del Ministero dell'Agricoltura statunitense (USDA-ERS)
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 30 novembre 2009
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