Etiopia: Migliorare il benessere delle agricoltrici per mezzo del progetto 'credito caprino'

Articolo di Tadele Tefera (Haramaya University – Etiopia):

Indice dei paragrafi di questo documento:
  • Estratto
  • Introduzione
  • Struttura concettuale
  • Area di studio e metodologia
  • L'addestramento delle agricoltrici
  • Esame dei risultati
  • Risultati e discussione
  • Riconoscimenti
  • Bibliografia

Estratto

Nelle aree rurali dell'Etiopia le donne svolgono la maggior parte del lavoro domestico ed agricolo, come tenere il bestiame, coltivare le colture e preparare, o cucinare i cibi per i membri della famiglia. Esse sono comunque meno indipendenti economicamente e spesso non hanno accesso alle risorse. Per risolvere questo problema l'ufficio ricerca ed assistenza tecnica dell'Università di Haramaya – Etiopia ha distribuito localmente capre alle agricoltrici povere e vulnerabili.

Il progetto cercava di collegare la riabilitazione economica attraverso un approccio 'credit in kind' (= approccio mirato a fornire fattori di produzione più che prodotti alimentari) con una chiara focalizzazione sul genere e sull'indipendenza economica delle agricoltrici. L'obbiettivo dello studio era determinare l'effetto del progetto 'credito caprino' sul benessere delle agricoltrici. E' stato osservato che l'88% delle agricoltrici che vendevano capre guadagnavano un reddito annuale medio di 2644 birr etiopici (=182,72 euro; 1 euro = 14,47 birr etiopici; viene inoltre segnalato che durante il periodo di studio 8,6 birr etiopici erano equivalenti ad 1 dollaro). Come risultato esse acquisivano beni e diversificavano il loro regime di vita comprando ed allevando pollame, mucche, buoi ed asini. Le agricoltrici divenivano più indipendenti economicamente e questo fatto permetteva loro di avere un maggiore controllo sulle loro risorse, incrementava la loro capacità di partecipare alle attività sociali e di prendere parte alle decisioni domestiche. Il progetto credito caprino ha portato cambiamenti sostanziali, aumentando la sicurezza alimentare e diversificando i mezzi di sussistenza a disposizione delle agricoltrici, infine ha portato sostanziali cambiamenti aumentando la sicurezza alimentare e diversificando i mezzi di sussistenza delle agricoltrici.

Introduzione

L'Etiopia è una delle nazioni più povere e meno sviluppate al mondo. Circa il 47% degli Etiopi vive in povertà abietta (PRSP, 2000) e l'attesa di vita è scesa da 50,6 anni nel 1994 a 43 anni nel 1998. Il tasso di mortalità infantile è del 118 per mille e la mortalità per parto è del 700 per 100.000. Inoltre il 48% dei bambini di età inferiore ai 5 anni soffre di malnutrizione e secondo l'Unità di Informazioni Economiche (1999) nel 1998 solo il 26 % aveva accesso ad acqua potabile. I livelli di istruzione in Etiopia sono ridotti: il 65% della popolazione sopra i 15 anni è analfabeta ed il tasso di iscrizione alle scuole elementari è basso con un tasso di presenza del 48% per i maschi e del 27% per le femmine.
L'Etiopia non è autosufficiente nella produzione di cibo ed è importatore netto di aiuti alimentari. Il consumo di energia elettrica è stimato essere di 1610 Kcal/per persona/anno (FAO, 1994). In termini di fonti di energia i prodotti vegetali come i cereali, i legumi e le colture da radici incidono per il 93% (1502 Kcal) sul consumo giornaliero, con solo il 7% (109 Kcal) proveniente da fonti di alimentazione di origine animale. Il consumo giornaliero pro-capite di proteine e grassi è stimato essere rispettivamente di 8 e 7 grammi (ILRI, 2000), che è molto al di sotto dei livelli raccomandati e corrisponde a solo il 27% della media mondiale di energia proveniente da fonti alimentari di origine animale.
Nelle aree rurali le donne compiono la maggior parte delle attività domestiche ed agricole come seguire il bestiame, coltivare le produzioni agricole, preparare e cucinare il cibo per i membri della famiglia. Le donne inoltre trasportano carichi molto pesanti e completano faccende (chores) che richiedono tempo incluso l'occuparsi degli animali domestici, il raccogliere l'acqua, il foraggio per gli animali e la legna per il fuoco. Molte donne soffrono di una povertà più grave e di privazioni quando gli uomini dei loro nuclei familiari migrano per motivi di lavoro. Le donne devono caricarsi di responsabilità per tutto il lavoro agricolo. Tuttavia raramente ricevono rimesse dai loro mariti, o riconoscimenti per il loro contributo domestico. Nell'attuale area di studio la poligamia non è infrequente ed essa sembra accentuare la povertà e l'insicurezza alimentare.

In aggiunta ai loro intensi carichi di lavoro le donne e le bambine sono socialmente ed economicamente svantaggiate rispetto agli uomini ed ai bambini. Le donne ed i bambini sono molto colpiti da cronica malnutrizione. Le donne hanno limitato accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria, alla terra ed ai beni. Generalmente le donne non hanno proprietà di terre e beni perché tradizionalmente solo i figli ereditano le terre familiari. Per generazioni la crescita della popolazione ha determinato che le proprietà terriere familiari fossero suddivise tra i figli, così adesso gli appezzamenti sono spesso troppo piccoli e frammentati per sostenere la famiglia. L'utilizzo di fattori produttivi agricoli più evoluti è limitato dalla mancanza di una loro disponibilità e da una mancanza di accesso ai capitali.
In aggiunta al produzione e distribuzione agli agricoltori di varietà vegetali migliorate, di incroci animali e di metodi di conservazione di suolo ed acqua, il 'credito caprino' è un importate componente del programma di assistenza esterna dell'Haramaya University, per alleviare l'insicurezza alimentare e diversificare i mezzi di sostentamento degli agricoltori che svolgono un'attività di sussistenza nelle aree raccomandate dal programma. Il progetto ha cercato di collegare la riabilitazione economica attraverso un approccio 'credit-in-kind', con una chiara focalizzazione sul genere e sull'emancipazione economica delle agricoltrici.
Il progetto 'Credito caprino' era stato identificato dopo che era stata riconosciuta l'importanza della capra nel sistema agricolo dell'Etiopia orientale. L'obbiettivo principale del progetto 'Credito caprino' era di migliorare il benessere delle agricoltrici generando reddito e promuovendo il consumo di latte. Questo documento riferisce circa gli effetti dello schema 'Credito caprino' sulle agricoltrici che ne hanno beneficiato.

Struttura concettuale

Il credito è essenziale nelle economie rurali povere in una varietà di modi. Esso è necessario per finanziare il capitale lavoro e per investire in capitale fisso, particolarmente tra quegli agricoltori troppo poveri per accumulare adeguati risparmi (Ghosh et al., 2000). Il credito è un elemento chiave in ogni programma di sviluppo. Ciò è particolarmente vero per lo sviluppo rurale, perché finché non è fornito un sufficiente credito ai programmi di sviluppo nei segmenti poveri della società, non può essere ottenuto l'obbiettivo dello sviluppo (Feder et al., 1985). L'importanza delle forniture di credito ai piccoli proprietari terrieri nei paesi sottosviluppati è stato sottolineato da vari autori (FAO 1996, Adams e Graham).
L'opinione motivata è stata che i prestiti sono una parte essenziale dei vari pacchetti di fattori produttivi prescritti come parte di progetti di investimento agricolo, previsti per introdurre moderne tecnologie e quindi per stimolare il cambiamento e lo sviluppo in agricoltura. Il credito è uno dei fattori essenziali per accelerare il tasso di adozione di moderne tecnologie, l'incremento della produttività agricola e migliorare le condizioni di vita degli agricoltori che operano su scala ridotta (Franz, 1985). L'accesso al credito permetterebbe agli agricoltori su scala ridotta di utilizzare fattori produttivi agricoli evoluti, come fertilizzanti e sementi così come di migliorare la coltivazione e le pratiche di allevamento (Jama e Kulundu, 1992).
Il credito distribuisce uno spettro di particolari benefici quando indirizzato a donne con basso reddito (Goetz e Gupta, 1996; Lindvert, 2006). Esso è visto come un fattore critico per migliorare l'impiego di donne in aziende di piccola scala e ci si attende che incoraggi l'adozione di tecnologie agricole evolute che possano aumentare la produttività del lavoro generante reddito ed evitante sprechi delle attività familiari condotte da donne. Un aumento del reddito femminile può facilitare e migliorare i mezzi di sostentamento, così come gli agenti di salute, nutrizione ed istruzione degli altri membri della comunità familiare. Si considera inoltre che il credito rappresenti una forma di emancipazione economica che aumenta la fiducia in se stesse delle donne ed il loro status nella famiglia come produttrici indipendenti e fornitrici di una adeguata risorsa di contante utile all'economia familiare.

Area di studio e metodologia

Lo studio è stato condotto nell'Etiopia orientale, nel distretto di Haramaya, a 90 gradi nord di latitudine e 420 gradi est di longitudine, a 1950 metri sul livello del mare, in una zona in cui si verificano annualmente 790 mm di precipitazioni meteoriche. Nel 1999 l'ufficio di ricerca ed assistenza tecnica dell'Università di Haramaya, Etiopia, ha distribuito capre alle agricoltrici nel distretto di Haramaya. Le capre furono distribuite a due gruppi di agricoltrici. Ciascun gruppo era composto di 100 donne e a ciascuna agricoltrice di un gruppo ne corrispondeva (ai fini dell'esperimento) una nell'altro. Le donne oggetto di questo test erano le più povere in assoluto, donne che non avevano garanzie in terre, o beni vendibili così come non avevano bestiame. La priorità fu data a famiglie condotte da donne, sebbene furono incluse anche donne facenti parte di nuclei familiari capeggiati da uomini. Le donne beneficiarie furono selezionate dalle comunità locali, assistite dal Ministero dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale. Furono quindi acquistate sui mercati locali capre adattate all'ambiente locale di età compresa tra gli 8 ed i 12 mesi, prive di visibili difetti. Le capre furono tenute in quarantena per 10 giorni presso l'università e quindi furono esaminate per ogni possibile problema sanitario. Ad ogni agricoltrice del primo gruppo furono quindi assegnate tre capre di cui due femmine, preferibilmente incinte ed un maschio.

L'addestramento delle agricoltrici

Le agricoltrici furono addestrate in tutti gli aspetti della gestione e produzione delle capre, incluso l'alloggiamento, la nutrizione, la cura della salute ed il mantenimento della documentazione. Furono tenute alcune sessioni di addestramento di gruppo nei loro villaggi riguardo la gestione generale delle capre, l'alimentazione e la cura della salute. Altre dimostrazioni e sessioni di addestramento con coinvolgimento diretto delle allieve ('hands-on') furono tenute presso l'allevamento caprino dell'Università. Oltre che capre alle agricoltrici furono date piantine di foraggio per aiutarle a nutrire le loro capre durante i periodi di magra. Una squadra di esperti universitari in produzione delle capre fece loro visite regolari per seguire la crescita delle capre e lo sviluppo della competenza tecnica delle agricoltrici. La squadra di tecnici universitari somministrò farmaci e assistenza sanitaria addizionale quando le capre si ammalavano. A ciascuna delle agricoltrici fu poi richiesto di trasferire le prime due capre nate ed allevate presso le loro aziende, alle agricoltrici ad esse corrispondenti nel secondo gruppo partecipante a questo esperimento. Per coordinare questo accordo un memorandum fu firmato tra le agricoltrici e le università.
Un comitato formato dagli anziani dei villaggi e rappresentanti del Ministero dell'Agricoltura del distretto di Haramaya fu creato per dare forza alla restituzione dei debiti ed alla cessione delle capre alla controparte del secondo gruppo. I problemi che sorsero da questo accordo furono veramente pochi e ciò accadeva prevalentemente quando le controparti risiedevano nello stesso villaggio ed erano collegate dal legami di affinità, od obbligazioni sociali. Nei pochi casi in cui il trasferimento delle capre non fu portato a termine ciò fu dovuto alla morte degli animali.

Esame dei risultati

A settembre 2006 fu formulato un formulario semi-strutturato e fu condotta un'inchiesta tra 35 agricoltrici del primo gruppo, selezionate in modo casuale (35% delle beneficiarie). Le donne furono intervistate per 30-35 minuti nelle loro abitazioni. I questionari furono discussi utilizzando il linguaggio locale 'Afan Oromo'.
Alle agricoltrici furono fatte domande riguardo i benefici ottenuti dal progetto 'credito caprino' e riguardo la loro percezione generale di questo tipo di schema creditizio ed ogni costrizione che esse vi trovarono. Fu calcolata la percentuale di agricoltrici che diede risposte simili al formulario sulla base di tutte quelle che risposero. L'analisi descrittiva dei dati è stata completata utilizzando il software SPSS per Windows, versione 12.

Risultati e discussione

Un agricoltura di sussistenza ed una gestione frammentata delle terre caratterizzava le agricoltrici che hanno beneficiato del progetto 'credito caprino'. Le agricoltrici avevano un'età media di 38 anni con una famiglia mediamente composta di 6 persone e possedevano mediamente 1,4 ettari di terra (Tavola 1). Inoltre nessuna di esse era istruita.

Tavola 1: Profilo delle agricoltrici partecipanti allo studio. In ordine dall'alto verso il basso: età, numero di membri della famiglia, proprietà terriera in ettari e livello di istruzione. Valori medi, massimi e minimi (durante il periodo di studio 8,6 birr etiopici erano equivalenti ad 1 dollaro)

Una volta che l'azienda familiare completava il trasferimento delle capre alla controparte del secondo gruppo, la vendita delle capre in eccesso divenne una pratica comune. Fu osservato che l'88% delle agricoltrici vendevano le capre ricavando un reddito annuale medio di 2644 birr etiopici (=182,72 euro; 1 euro = 14,47 birr etiopici; viene inoltre segnalato che durante il periodo di studio 8,6 birr etiopici erano equivalenti ad 1 dollaro) (Tavola 2). Le agricoltrici riuscivano a produrre un reddito dalla vendita delle capre. Come risultato acquistavano beni e diversificavano i loro mezzi di sostentamento, includendovi l'allevamento di pollame, mucche, buoi ed asini. Il 21% delle agricoltrici arrivò a possedere mucche e buoi, mentre il 77% comprò asini ed il 59% acquistò ed allevò polli (Tavola 2).
Inoltre esse investirono nell'acquisto di fattori produttivi agricoli tecnicamente più evoluti, come sementi migliorate, fertilizzanti e fitofarmaci. Tale effetto moltiplicatore aiutò a incrementare la produzione animale e delle colture agricole e ciò fece accrescere la capacità delle famiglie di mandare i loro bambini a scuola e fece migliorare il benessere familiare. Come risultato del progetto significativi cambiamenti furono osservati nel benessere delle imprese femminili, nella loro attitudine verso la gestione e produzione di capre e nella loro capacità di condividere le loro nuove abilità e conoscenze con altre donne del loro vicinato.

Tavola 2: Beni posseduti e miglioramento delle famiglie agricole, in forma di animali posseduti e reddito annuale (valori medi, massimi e minimi e percentuali di agricoltrici interessate) dopo la messa in pratica dello schema del credito caprino

Lo studio ha mostrato che il 44% delle agricoltrici poté ricavare latte dalle capre in un misura compresa tra 0,5 e 2 litri al giorno. E' chiaro che il reddito ricavato dalla vendita delle capre ha avuto un impatto sostanziale sulla povertà di questo distretto rurale, permettendo a famiglie povere di assicurarsi le forniture di alimenti e migliorare i loro mezzi di sostentamento. Fornendo capre alle donne era aumentata la loro abilità di offrire adeguato nutrimento alle loro famiglie attraverso il diretto utilizzo dei prodotti delle capre come latte e carne, o attraverso il denaro liquido derivato dalla vendita di animali vivi, o dei loro prodotti. L'entrate di denaro divennero importanti per le famiglie, particolarmente al fine di pagare l'istruzione, o per acquistare quanto necessario per loro, o per l'attività agricola. La vendita del bestiame in eccesso, o dei prodotti del bestiame ebbe anche un benefico effetto sull'economia della regione.
Il progetto 'credito caprino' ha mostrato un marcato successo nel raggiungere gli standard di qualità della vita e nel rafforzare le fonti di sostentamento familiare. Furono osservati miglioramenti nelle condizioni abitative delle agricoltrici. Per esempio le agricoltrici che possedevano case con tetto in ferro prima del progetto aumentò dal 53% all'85% (Tavola 3). Le agricoltrici che possedevano case con tetto di erba prima del progetto 'credito caprino', si ridussero dal 47% al 15%.

Tavola 3: Miglioramento nelle condizioni abitative delle agricoltrici, prima e dopo la messa in pratica dello schema di credito caprino

Le donne adesso hanno più fiducia di poter superare la stagione asciutta senza necessità di aiuti alimentari. Esse sono in grado di inviare i loro bambini a scuola e di poter pagare una migliore cura della salute delle loro famiglie. L'integrazione del latte nella dieta dei bambini migliora il loro stato nutritivo e riduce la loro suscettibilità alle malattie. Le famiglie possono ora saltuariamente mangiare carne macellando una capra nelle occasioni festive, o quando un membro della famiglia ammalato necessiti di una dieta più ricca di proteine.

Inoltre a causa dell'incremento di popolazione negli altopiani agricoli ed il conseguente ridursi del bestiame da pascolo, un crescente numero di coltivatori di piccole porzioni di terreno potrebbero non essere più in grado di mantenere dei grandi ruminanti come le mucche, per una produzione lattifera di sussistenza (Ayalew e Peacock, 1991). Come provato nello studio la produzione di latte di capra ha dimostrato di essere, in certe circostanze, un'alternativa economicamente conveniente.
Rispetto al pascolamento di bestiame bovino ed ovino l'allevamento di capre è più produttivo nell'economia arida e sfavorevole del distretto di Haramaya, o nei suoi altopiani agricoli sottoposti a pressione da parte dell'elevata densità di popolazione (Peters, 1988). Conseguentemente la produzione di capre in queste aree gioca un ruolo chiave nella prosperità rurale dati i vari possibili prodotti agricoli derivati ed i suoi benefici socio-economici tra cui sono incluse la sicurezza alimentare, la generazione di redditi, la nutrizione e la stabilità del sistema agricolo (Devendra, 1992).
In virtù della sua rusticità nell'adattarsi e prosperare in diversi ecosistemi che si caratterizzano per la presenza di stress climatici e limitatezza di risorse, l'allevamento della capra è chiaramente una strategia economicamente conveniente per migliorare i mezzi di sussistenza delle popolazioni povere delle regioni rurali nei paesi in via di sviluppo dell'Africa e dell'Asia.
Ayalew e Peacock (1991) osservarono che mentre i prodotti animali come la carne e le uova, il latte di mucca ed il burro sono più importanti come fonte di reddito in denaro liquido, che come mezzi di soddisfazione dei bisogni nutritivi, il latte di capra è utilizzato per il consumo domestico, particolarmente da parte dei membri della famiglia, come bambini, madri in allattamento e malati, che hanno più critiche necessità di proteine.
Si può concludere che il progetto 'credito caprino' ha portato cambiamenti sostanziali nel migliorare la sicurezza alimentare e nell'assicurare la diversificazione delle fonti di reddito delle agricoltrici. Le donne oggetto dello studio sono risultate emancipate economicamente ed hanno sviluppato un più ampio controllo sulle loro risorse ed incrementato la loro capacità di partecipare alla presa delle decisioni della famiglia e di essere coinvolte nelle attività sociali.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul Vol 2, N.°2 del 2007 della rivista canadese 'Journal of Rural and Community Development'.
Esso è stato ristampato su questo sito per autorizzazione del suo autore.

This essay has been originally published by the 'Journal of Rural and Community Development', Vol 2, N.°2 (2007).
Reprinted on this site with permission of the author.


Autore dell'articolo: Dr. Tadele Tefera

Fonte/i: University research

Dipartimento/Ente/Sito: Haramaya University (Etiopia)

Pubblicato da Agrolinker, in data 23 marzo 2008; traduzione di: Luca Federico Fianchini


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