->Riduzione delle emissioni di gas serra e qualificazione del processo produttivo in agricoltura per competere sul mercato globale - Pag. 2

Il riferimento principale per la politica di riduzione delle emissioni di gas serra è il (->)Protocollo di Kyoto (1997), il quale ha stabilito che i paesi industrializzati (responsabili dello stato attuale dell'ambiente) debbano ridurre le emissioni di (->)gas serra del 5% rispetto al 1990 entro il periodo compreso tra il 2008 ed il 2012, mentre non è presente un analogo impegno per i paesi in via di sviluppo, i quali peraltro utilizzano frequentemente tecnologie più antiquate e quindi spesso 'più inquinanti', questo per permettere loro di recuperare il forte divario nello sviluppo economico, che li separa dalle nazioni industrializzate.
Gli Stati Uniti, nonostante non abbiano ancora aderito al Protocollo di Kyoto, già da molti anni hanno una politica energetica che si avvale della produzione di bioetanolo ricavato da colture di mais ed utilizzato per assicurare l'approvvigionamento energetico senza far ricorso a carburanti fossili. Negli Stati Uniti il riscaldamento globale della terra è divenuto un tema di grande attualità ed i cittadini di questo paese stanno acquisendo sempre più interesse e sensibilità alle problematiche ambientali anche a causa degli imponenti (->)uragani, che sempre più frequentemente sconvolgono gli stati più meridionali.
Questo fatto sta spingendo le imprese agricole locali a rilevare l'importanza di poter vantare processi produttivi con ridotto (->)'carbon footprint' (ridotte emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera) e che originano produzioni sostenibili, per poter meglio competere su quei mercati dove il consumatore è più sensibile alle tematiche ambientali.

Nell'ambito dei gas serra è necessario precisare che l'anidride carbonica (CO2) è sì uno tra i più emessi dalle attività produttive, ma non è il più dannoso nel determinare il surriscaldamento dell'atmosfera terrestre per il blocco delle radiazioni calorifiche 'infrarosse lunghe' all'interno dell'atmosfera terrestre. Infatti le molecole dei (->)clorofluorocarburi (gas alogenati, che erano contenuti ad esempio nelle bombolette spray), sono in grado di espletare tale azione nociva in una misura da 3.000 a 13.000 volte superiore a quella del anidride carbonica, o del vapore acqueo; essi inoltre non possono essere degradati e quindi presentano una nocività che si protrarrà anche negli anni a venire (nota: I gas alogenati contengono alogeni; gli alogeni sono cloro, fluoro, bromo e iodio e si caratterizzano per avere 7 elettroni nell'orbita più esterna della struttura atomica, od orbita di valenza).
Il protocollo di Kyoto ha indicato tra i vari composti banditi anche i clorofluorocarburi, ma gli stati che più li diffondono nell'ambiente non hanno aderito a questo importante accordo internazionale.
Essendo l'anidride carbonica emessa da una grandissima quantità di attività produttive la sua azione sull'effetto serra è comunque complessivamente maggiore e quindi parlando di riscaldamento globale il principale imputato preso in considerazione è di solito la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera, la quale può essere concretamente ridotta anche solo modificando alcune delle nostre abitudini. Per questo motivo il cittadino medio è di solito contento di poter fornire un suo contributo al miglioramento dell'ambiente terrestre, modificando alcune sue abitudini di vita e per lo stesso motivo cresce tra le gente la preferenza verso i prodotti che siano frutto di processi produttivi meno inquinanti ed a ridotta emissione di CO2.

Tra gli imputati delle maggiori emissioni di gas serra viene spesso inserito anche il settore agricolo e quindi sempre più frequentemente in questo settore è importante per le associazioni dei produttori e per le industrie agroalimentari il poter vantare una scarsa emissione di CO2. Per questo motivo si segnalano sempre più frequenti, in tutto il mondo, iniziative che mostrano la volontà di associazioni di categoria ed enti governativi di fornire una qualificazione dal punto di vista ambientale dei processi produttivi delle filiere agricole, per migliorare le capacità dei prodotti agricoli ed industriali di competere sul mercato globale.