->Riduzione delle emissioni di gas serra e qualificazione del processo produttivo in agricoltura per competere sul mercato globale - Pag. 4

Per questo motivo, nota la FIA, è essenziale per gli esportatori di questo paese anticipare i tempi nell'innovare i loro processi produttivi, per riuscire a mantenere le quote di mercato acquisite dalle esportazioni silvicole ed agro-zootecniche, che sono arrivate durante il 2006 a 8,9 miliardi di dollari statunitensi e nel 2007 a 10,9 miliardi di dollari, cioè con un aumento del 25% (fonte: ->ODEPA). Tra le principali esportazioni cilene sono segnalati i prodotti forestali, la frutta (uva da tavola, mele fresche, mirtilli, ciliegie, susine e lamponi), vini e la carne di maiale.
L'obbiettivo principale è ora stabilire quali siano i livelli di emissione di gas serra che abbiano i principali prodotti agricoli da esportazione, con il fine di paragonarli con i prodotti esportati da altri paesi, così come per iniziare la ricerca di misure di mitigazione efficaci nel ridurre le emissioni. L'obbiettivo finale punta a migliorare la competitività del settore silvicolo ed agro-zootecnico.
Come fa infatti notare la FIA, l'acquirente consapevole può fare pressioni affinchè le imprese riducano le loro emissioni di CO2 ed il consumo energetico, scegliendo responsabilmente un alimento che generi una maggiore, o minore contaminazione. Questi dati potrebbero essere pubblicati sulle etichette degli alimenti se si arriverà a stabilire un sistema obbligatorio nel commercio. Secondo quanto prospettato un'attività agroindustriale potrebbe quindi migliorare la sua immagine ambientale ed in prospettiva migliorare i suoi profitti, quando il consumatore fosse cosciente dello sforzo ambientale che viene fatto per generare un minor livello di emissioni di gas serra, nel produrre e nel commercializzare un alimento, sia a livello locale che internazionale.


La migliorata efficienza nel produrre latte ha determinato un'ampia riduzione delle emissioni di gas serra da parte dell'industria zootecnica   (--> Indice dei paragrafi)

L'industria dell'allevamento zootecnico è notoriamente accusata per le sue emissioni nell'atmosfera che aumenterebbero l'effetto serra; ulteriori problemi derivano dalle problematiche legate alla gestione dei reflui delle attività di allevamento. Secondo quanto riferisce il Dr. Mike Hutjens un esperto del servizio di divulgazione tecnica dell'Università dell'Illinois (USA), la migliorata efficienza conseguita nel corso degli anni, da parte del bestiame bovino da latte, nell'attività di produzione ha determinato negli Stati Uniti (e dobbiamo ritenere probabilmente anche in Italia) un'ampia riduzione delle emissioni di gas serra da parte dell'industria zootecnica.
Come puntualizza il Dr. Hutjens: 'Utilizzando libbre di anidride carbonica per galloni di latte come misura delle emissioni di anidride carbonica, le emissioni dell'industria bovina da latte sono crollate da 31 libbre/gallone nel 1944 a 12 libbre/gallone nel 2007', ciò in seguito al forte incremento dell'efficienza produttiva del bestiame che ha permesso di produrre maggiori quantità di latte con un minore numero di capi.
Un altro problema legato all'allevamento bovino è l'emissione di metano da parte del bestiame, causato dalle fermentazioni che avvengono durante la digestione dell'alimento nel rumine. Il Dr. Hutjens precisa che l'impatto sull'ambiente del metano come gas serra è 25 volte maggiore di quello della CO2, ma comunque le emissioni di gas serra, provenienti dal settore bovino da latte sarebbero dell'11% di quel 6% attribuito all'agricoltura nel suo complesso e quindi dello 0,7% sul totale delle emissioni.
Egli poi ha richiamato l'attenzione su un documento pubblicato all'inizio di quest'anno dall'Accademia Nazionale delle Scienze, in cui viene segnalato che la zootecnia biologica, facendo a meno di molte innovazioni tecnologiche, riduce l'efficienza produttiva del bestiame e determina, nel caso dell'allevamento bovino da latte estensivo, la necessità di aumentare il numero dei capi di ¼ per raggiungere una produzione di latte complessiva paragonabile a quella della zootecnia intensiva, richiedendo quindi molto maggiori superfici di terreno per produrre il maggior quantitativo di foraggio necessario, con una maggiore escrezione di azoto e quindi con incremento del riscaldamento globale potenziale (GWP).